Milano, 22 giugno 2026 – Negli ultimi mesi, la tecnologia blockchain sta tornando al centro dell’attenzione, non solo per banche, imprese e privati ma anche per chi fino a poco tempo fa la guardava da lontano. Il suo campo d’azione si allarga ben oltre le criptovalute come il Bitcoin, e da Piazza Affari a via Caldera, passando per università e startup, cresce una domanda chiara: dove sta andando la blockchain? E soprattutto, quanto è davvero diffusa nel tessuto economico italiano?
Crescono gli investimenti, ma la strada è ancora lunga
Secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti in Italia hanno superato i 120 milioni di euro, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Ma come spiega Valeria Portale, responsabile della ricerca, “gran parte dei progetti restano ancora in fase pilota o sperimentale. Solo poche realtà hanno iniziato a usare la blockchain su larga scala”.
Dietro agli annunci e alle presentazioni ufficiali, l’adozione diffusa incontra ancora ostacoli concreti. “Il vero problema è l’interoperabilità tra sistemi diversi”, dice Portale. “E mancano standard condivisi a livello globale”. Le banche guardano con interesse a casi promettenti: dalla tokenizzazione degli asset finanziari, al trasferimento diretto di fondi fino agli smart contract.
Oltre Bitcoin: la blockchain nei settori tradizionali
Non si parla solo di Bitcoin o altre valute digitali. A Milano, negli stabilimenti di SIA S.p.A., da mesi si testano sistemi per la notarizzazione digitale dei documenti aziendali. L’obiettivo? Usare la blockchain per garantire che i dati non possano essere alterati dopo la loro registrazione. “Il vero punto di forza è la trasparenza e la tracciabilità”, spiega Matteo Moretti, responsabile IT dell’azienda.
Nel mondo agroalimentare si fa lo stesso per tracciare tutta la filiera: dal campo alla tavola. Alla Coldiretti Lombardia dicono che già dieci cooperative stanno usando sistemi basati su blockchain per controllare l’origine dei prodotti. “Così i consumatori possono stare più tranquilli”, ammette Andrea Rovati, presidente del consorzio.
Criptovalute: entusiasmo ma anche prudenza
Sul fronte delle criptovalute, invece, gli esperti sono ancora divisi. Dopo le forti oscillazioni di Bitcoin nei primi mesi del 2026 – dai 45mila ai 39mila dollari tra febbraio e maggio secondo Coinmarketcap – molti piccoli risparmiatori sono diventati più cauti. “Sono strumenti ad alto rischio”, spiega Maurizio Magnani, consulente finanziario a Torino. “Ma la domanda resta viva soprattutto tra i giovani”.
L’Associazione Italiana Criptovalute conta oggi oltre 2 milioni di italiani possessori di crypto-asset. Un numero in crescita grazie anche a piattaforme sempre più semplici da usare. Restano però molti dubbi su sicurezza e regole. “La Banca d’Italia mantiene un atteggiamento prudente”, ricordano da via Nazionale.
Normative europee e sfide all’orizzonte
Sul piano normativo arriva il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che dovrebbe fare un po’ di chiarezza sia per aziende sia per consumatori. Il testo diventerà pienamente operativo da gennaio 2027, ma già ora molte startup stanno adattando le loro procedure ai nuovi standard.
L’avvocato Silvia Riva, esperta in diritto delle tecnologie digitali, sottolinea che “le regole europee puntano a più trasparenza sugli emittenti di token e a responsabilità precise sugli intermediari”. Un passo importante per ridurre le frodi viste negli ultimi anni.
La formazione resta la vera chiave
Un altro punto critico è la formazione: secondo un sondaggio del Sole 24 Ore meno del 15% degli italiani sa davvero cos’è una blockchain. Per questo università come Bocconi e Politecnico hanno lanciato nuovi master dedicati.
“I nostri studenti lavorano su casi pratici: supply chain, assicurazioni, notarizzazione digitale”, racconta il professor Riccardo Orlandi. “Solo così questa tecnologia potrà entrare davvero nelle aziende”.
La fiducia rimane la sfida più grande
Infine c’è il tema della fiducia: non bastano slogan o promesse astratte. Servono applicazioni concrete e semplici anche per chi non è esperto del settore. Come dice Francesco Di Bella, imprenditore fintech milanese: “Ancora oggi ci sono troppi intermediari digitali che usano ‘blockchain’ più come una parola d’effetto che come tecnologia vera”.
La prossima stagione sarà decisiva: il salto vero arriverà solo quando – e se – la blockchain diventerà parte della vita quotidiana di tutti noi.
