Roma, 20 aprile 2026 – Da anni ormai medici, nutrizionisti e istituzioni puntano il dito sulla necessità di consumare ogni giorno frutta e verdura per vivere meglio e più a lungo. Ma cosa c’è di davvero certo? E soprattutto, cosa ci dice la ricerca più recente? A cercare di fare chiarezza è stato un gruppo di esperti della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), che questa settimana ha presentato un report a Roma. “Non è una regola fissa: tutto va valutato nel contesto,” ha spiegato ieri la professoressa Paola Di Caro, docente all’Università Sapienza.
Frutta e verdura fanno bene? Le nuove evidenze
Le linee guida ufficiali consigliano sempre almeno cinque porzioni al giorno, una cifra ormai diventata il mantra delle campagne educative e pubblicitarie. Però, ultimamente diversi studi hanno messo in discussione questa semplicità, suggerendo che i benefici dipendono anche da altri elementi: lo stile di vita, le malattie presenti, persino come vengono coltivati o preparati gli alimenti. Un esempio importante arriva da uno studio pubblicato a gennaio su “Lancet Public Health”: sembra che le verdure crude abbiano un legame più forte con la riduzione del rischio cardiovascolare rispetto a quelle cotte. Un dettaglio non da poco, confermato dall’endocrinologo Lorenzo Maffei: “Cuocere troppo a lungo fa perdere alcune vitamine, come la C e alcune del gruppo B”.
L’importanza della varietà e del metodo di coltivazione
Secondo SINU non tutte le verdure sono uguali quando si parla di salute. “Le verdure a foglia verde, come spinaci e bietole, sono preziose per i nitrati che aiutano la pressione sanguigna; mentre agrumi e kiwi sono ancora i campioni della vitamina C,” spiega Di Caro. Ma conta molto anche come vengono coltivate. Frutta e ortaggi provenienti da serre o dall’estero possono avere residui di pesticidi più alti rispetto alla media, come hanno rilevato i NAS nei mercati romani lo scorso febbraio. “Lavare bene è importante ma non basta sempre,” avverte la docente, suggerendo di preferire prodotti locali e stagionali.
Controindicazioni: quando frutta e verdura possono essere un rischio
Non è detto che più frutta e verdura significhi sempre meglio: chi soffre di insufficienza renale deve stare attento agli alimenti ricchi di potassio (banane, avocado, patate). E poi ci sono le allergie in aumento soprattutto tra i bambini. Il pediatra Gianluca Riva del Gemelli ricorda: “Negli ultimi dieci anni le reazioni allergiche a kiwi e fragole sono cresciute del 12%.” In questi casi serve prudenza e introdurre gradualmente gli alimenti sospetti.
Aspetti psicologici e comportamentali
Non basta dire “mangia più frutta”: c’è chi rischia di esagerare con l’attenzione alla salute fino a sviluppare ortoressia, una vera ossessione per il cibo sano. La psicologa Valeria Menghini avverte: “In alcune famiglie la pressione verso una dieta ‘perfetta’ può causare ansia o disturbi alimentari”. La soluzione? Non demonizzare nulla né santificare troppo qualche alimento.
Frutta e verdura nel piatto degli italiani
I dati ISTAT 2025 raccontano che in media si consumano solo 2,8 porzioni al giorno: meno della metà rispetto alle raccomandazioni ufficiali. A fare eccezione il Sud Italia, dove agrumi e simili restano un punto fermo soprattutto d’inverno. Lucia Caruso, commerciante storica al mercato Testaccio, ammette: “La spesa pesa molto sul bilancio familiare. Una vaschetta di mirtilli arriva anche a 5 euro, quindi si scelgono meno varietà.” Non un dettaglio da poco se si pensa che la spesa alimentare è ancora oggi il secondo costo più alto per le famiglie italiane.
Il parere dei medici: equilibrio e buon senso
Alla fine il messaggio dei medici è semplice: frutta e verdura fanno bene, ma solo se inserite in una dieta equilibrata. Lo ribadisce Di Caro: “La parola chiave è equilibrio.” E questo significa anche ascoltare le esigenze personali e confrontarsi con lo specialista quando ci sono dubbi. Più vegetali sì, ma senza estremismi o facili semplificazioni. La scienza continua a indagare benefici e rischi; intanto resta valido il consiglio di mettere in tavola sempre prodotti freschi, variare spesso e – quando possibile – scegliere qualità con filiera trasparente.
