Trump minaccia dazi del 100% sui prodotti francesi: effetti su criptovalute e mercati europei

Corrado Pedemonti

1 Luglio 2026

Washington, 1 luglio 2026 – Ieri sera, in un comizio a Dallas, Donald Trump ha lanciato una bomba: l’intenzione di mettere dazi al 100% sui prodotti francesi. Una risposta netta alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea che si stanno surriscaldando giorno dopo giorno. “Non permetteremo all’Europa di danneggiare i nostri agricoltori e le nostre aziende”, ha detto Trump davanti a circa tremila persone poco dopo le 21. Fonti diplomatiche avvertono che questa mossa potrebbe far partire una nuova serie di ritorsioni.

Dazi raddoppiati: l’ira di Trump contro Parigi

Questa promessa elettorale del candidato repubblicano arriva dopo settimane di polemiche per la proposta francese della “digital tax”, pensata soprattutto per colpire le big tech americane. Alla Casa Bianca, dicono che i negoziati con i rappresentanti commerciali sono in pieno svolgimento da giorni. Se confermati, i nuovi dazi metterebbero nel mirino vini, formaggi, cosmetici e auto francesi. La lista definitiva non c’è ancora, ma sarebbe già sul tavolo del Dipartimento del Commercio.

Le reazioni non si sono fatte aspettare. Da Parigi, il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha bollato la minaccia americana come “inaccettabile”. L’Eliseo ha ribadito con una nota diffusa nella notte che qualsiasi ritorsione verrebbe affrontata “nel rispetto delle regole del WTO”.

Timori per nuove tasse crypto e pressioni regolatorie

Intanto in Europa cresce la preoccupazione per le mosse della Commissione europea sulle criptovalute. Secondo una bozza vista da Reuters, Bruxelles sta pensando a una tassa sulle plusvalenze crypto superiore al 28% e a un potenziamento dei controlli nazionali.

“Vogliamo garantire trasparenza e sicurezza agli investitori”, ha spiegato ieri sera Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione. I dettagli ancora non si conoscono, ma sembra che il testo possa arrivare al Consiglio prima della pausa estiva. Gli operatori del settore temono una stretta che potrebbe penalizzare soprattutto start-up e piccoli investitori. “Una regolamentazione così dura rischia di far uscire molti piccoli dal mercato”, ha ammesso Raffaele Mauro, managing partner di Primo Ventures.

Nuove tensioni tra Usa ed Europa: rischio escalation

Le parole di Trump hanno avuto subito un impatto sui mercati finanziari. In apertura, i titoli delle grandi case automobilistiche francesi sono andati giù: Renault ha perso il 2,1%, Peugeot l’1,7% al CAC 40. Male anche i settori del lusso e dell’agroalimentare.

La Camera di Commercio franco-americana parla chiaro: “Queste misure rischiano di mettere a rischio oltre 120 mila posti di lavoro tra Francia e Stati Uniti”. Stéphane Bouvier, suo direttore, sottolinea che “l’incertezza sta già bloccando alcuni ordini”. A Bruxelles c’è paura che questo nuovo protezionismo dia forza ai partiti più scettici sull’Europa proprio quando negoziati su agricoltura e intelligenza artificiale sono bloccati.

Il nodo delle regole: chi paga il conto?

La questione della digital tax divide ormai da mesi Washington e Parigi. La Francia vuole tassare i profitti fatti sul proprio territorio dalle multinazionali del web; gli Stati Uniti replicano accusando queste misure di colpire solo le aziende americane. Nel frattempo il mondo crypto osserva nervoso: nel mirino non ci sono solo le piattaforme d’interscambio ma anche wallet provider e consulenti finanziari.

“Serve un quadro chiaro ma fattibile”, riassume Francesca Mattioli, analista di I-Com. Non è la prima volta che le criptovalute finiscono sotto tiro: a febbraio la Consob italiana aveva già chiesto più poteri in questo campo.

Attesa per le prossime mosse

In mezzo a tutto questo fermento la diplomazia europea prova a smorzare i toni. L’Alto Rappresentante Josep Borrell ha detto stamattina che “la collaborazione transatlantica è fondamentale, ma servono regole condivise”. Nel frattempo gli operatori tengono gli occhi puntati su Bruxelles dove il 5 luglio è prevista una riunione straordinaria dei ministri delle Finanze.

Tra appelli al dialogo – da parte di imprenditori e analisti – resta forte l’incertezza sulle prossime settimane. Intanto resta una domanda sul tavolo: chi sarà il primo a fare un passo indietro per calmare gli animi?

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