Scoperto un nuovo antenato umano in Etiopia: piede fossile svela specie vicine a Lucy di 3,4 milioni di anni fa

Salvatore Broggi

27 Novembre 2025

Addis Abeba, 27 novembre 2025 – Un gruppo di **paleontologi etiopi** insieme a ricercatori internazionali ha annunciato oggi una scoperta che fa riflettere: nuovi **resti fossili** rinvenuti a Woranso-Mille, nel nord-est dell’**Etiopia**, che mettono in discussione alcune certezze sulla nostra evoluzione. I reperti, datati a circa **3,4 milioni di anni fa**, rivelano che almeno due specie diverse di **ominini** abitavano lo stesso territorio nello stesso periodo. Un dettaglio che apre nuovi interrogativi sulle origini della nostra stirpe e sul paesaggio di allora.

## **Due specie a confronto**

La scoperta è arrivata nei primi mesi del 2025, durante uno scavo guidato dal professor Yohannes Haile-Selassie del **Cleveland Museum of Natural History**, in collaborazione con l’Università di Addis Abeba. Sono emersi frammenti di mandibole, denti e ossa del cranio riconducibili a due generi diversi: da una parte l’**Australopithecus afarensis** – la specie a cui appartiene la celebre “Lucy” –, dall’altra una specie più recente, l’**Australopithecus deyiremeda**.

“Pensavamo che Lucy e i suoi simili fossero gli unici abitanti di quella epoca,” ha detto Haile-Selassie durante la conferenza stampa ad Addis Abeba. “E invece questi fossili ci mostrano che c’era almeno un’altra specie che viveva nelle stesse zone, forse dividendo risorse e territori.” La cosa più interessante è la datazione precisa: tra 3,4 e 3,3 milioni di anni fa, ottenuta con tecniche radiometriche affidabili.

## **Anatomia diversa, storia diversa**

Dall’analisi preliminare pubblicata su “Nature” emergono **differenze anatomiche nette** tra le due specie. L’Australopithecus deyiremeda aveva una mandibola più robusta e denti posteriori più larghi. Probabilmente era abituato a mangiare cibi più duri rispetto all’Afarensis.

“La convivenza di due specie diverse indica che l’evoluzione umana non è stata una linea dritta ma piuttosto un albero con tanti rami,” spiega Fred Spoor, paleoantropologo dello University College di Londra coinvolto nello studio. Un dato importante se si pensa che finora si immaginava un’unica linea evolutiva per quegli ominini. Questi risultati sottolineano quanto fosse vivace e complesso l’ambiente dove si svilupparono i primi antenati dell’uomo.

## **Il paesaggio che cambia**

Woranso-Mille, nella regione dell’Afar, continua a regalare pezzi fondamentali per capire le origini umane. Secondo gli esperti, allora quell’area era un mix di ambienti diversi: boschi aperti alternavano tratti di savana, con corsi d’acqua e piccoli laghi stagionali. Un habitat perfetto per far convivere specie differenti con abitudini alimentari e modi di vivere diversi.

“Solo studiando nel dettaglio il territorio e i micro-fossili si può ricostruire il quadro completo,” aggiunge Stephanie Melillo del Max Planck Institute. Il team sta lavorando all’analisi dei sedimenti intorno ai fossili per capire meglio il clima dell’epoca.

## **L’eco tra gli esperti**

La notizia ha catturato l’attenzione degli antropologi in tutto il mondo. Molti ricordano come scoperte simili siano state fatte in altre zone dell’Africa orientale, come Hadar (Etiopia) e Laetoli (Tanzania), dove resti di specie diverse erano già stati trovati ma mai con questa precisione nel tempo.

“È un passo avanti importante per chiarire le relazioni tra i primi ominini,” sottolinea Bernard Wood della George Washington University. “Ogni nuova scoperta ci costringe a rivedere le nostre idee sull’evoluzione della famiglia umana.”

## **Che cosa ci aspetta**

Nel 2026 sono previste nuove campagne di scavo nella zona. L’obiettivo è raccogliere altri dati per capire meglio come queste specie convivevano, cosa ha portato all’estinzione di alcune linee evolutive e quale ruolo hanno avuto i cambiamenti climatici.

Una certezza però c’è già: questi **fossili etiopi** ampliano la nostra storia e dimostrano che le origini dell’uomo non sono mai state semplici o lineari. Una vicenda scritta nel profondo della Rift Valley, fatta di ossa antiche e tracce minuscole di vite scomparse milioni di anni fa.

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