Milano, 17 luglio 2026 – La decifrazione del DNA di un antico cavallo scoperto a Dalian, nella provincia cinese di Liaoning, apre nuove piste sulla storia evolutiva dei cavalli e getta una luce diversa sulle antiche relazioni tra Eurasia e Nord America. Il ritrovamento, reso noto ieri dall’Istituto di Paleontologia Vertebrata di Pechino, ha già acceso il dibattito nella comunità scientifica internazionale. Non si tratta solo di genetica animale: secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature Communications, questi risultati costringono a rivedere i grandi movimenti migratori avvenuti tra le due sponde del pianeta negli ultimi 50mila anni.
Le tracce genetiche che collegano Asia e America
Gli scienziati hanno estratto frammenti di DNA da ossa rinvenute vicino a Dalian nel 2023. A prima vista sembravano ossa come tante altre, consumate dal tempo e dal terreno acido della Manciuria, ma nascondevano un segreto che la tecnologia attuale ha permesso di scoprire. Con pazienza e attenzione, i ricercatori sono riusciti a ricostruire il genoma completo del cavallo vissuto circa 35mila anni fa. E qui arriva la sorpresa: l’analisi ha mostrato sequenze genetiche finora riscontrate solo in alcune popolazioni equine del Nord America.
“Non ce lo aspettavamo,” ha ammesso il paleogenetista Zhou Lin durante una conferenza stampa al museo di Shenyang. “Secondo la ricostruzione tradizionale, i cavalli eurasiatici e americani erano rimasti separati per lungo tempo. E invece questo esemplare di Dalian porta evidenze che li collegano.”
Un punto di svolta per la paleogenetica
Questa scoperta suggerisce che la migrazione dei cavalli attraverso lo Stretto di Bering è avvenuta almeno in due momenti diversi e molto prima di quanto pensassimo. I dati raccolti dal team cinese indicano spostamenti risalenti a 45-50mila anni fa, ben prima della datazione tradizionale che si fermava intorno ai 16mila anni. Una nuova prospettiva evolutiva che, come sottolinea l’archeozoologo russo Andrei Volkov, “mette in discussione l’idea secondo cui i cavalli del Nuovo Mondo si fossero estinti per poi essere reintrodotti solo dai conquistadores spagnoli nel XVI secolo”.
Tra le sequenze studiate nei laboratori dell’Accademia delle Scienze Cinese spicca un dettaglio: una variante mitocondriale comune nei resti di Mustangi trovati in Alberta. “Il ponte biologico tra Eurasia e Nord America era molto più attivo e complesso di quanto immaginassimo,” conferma la professoressa Monica Rinaldi dell’Università di Torino, raggiunta da alanews.it. “Questo apre anche nuove domande sulla domesticazione e sul ruolo del clima nelle rotte migratorie.”
Clima, uomini e animali: storie intrecciate
Il fatto che ci siano tracce genetiche comuni tra popolazioni così distanti fa pensare a contatti facilitati dai cambiamenti climatici dell’ultimo periodo glaciale. All’epoca, lo Stretto di Bering – oggi confine naturale tra Russia e Alaska – era una vasta distesa terrestre ghiacciata attraversabile sia dagli animali che probabilmente dagli uomini. I dati raccolti supportano l’idea non solo di passaggi sporadici ma di un flusso continuo che ha influenzato le specie equine su entrambi i continenti.
I ricercatori cinesi spiegano che “le oscillazioni climatiche hanno aperto e chiuso il ponte terrestre più volte”, permettendo così scambi genetici fino ad ora sconosciuti. In sostanza: la storia naturale del cavallo non è più da leggere come una serie netta di separazioni, ma come un mosaico vivo fatto di scambi continui.
Le domande ancora aperte
C’è ancora molto da capire – dicono sia gli studiosi cinesi sia quelli europei – sull’impatto reale che queste migrazioni hanno avuto sulla diversità genetica dei cavalli oggi. Il genoma del cavallo di Dalian è solo un pezzo del puzzle. “Serviranno altri campioni, altre analisi da siti remoti in Canada e Siberia,” sottolinea Zhou Lin con ottimismo. “Abbiamo appena iniziato a riscrivere questa storia.”
Nel frattempo la notizia si sparge rapidamente nei circoli accademici e oltre. Nei laboratori di Uppsala qualcuno ha già iniziato a scandagliare antichi resti equini – racconta una fonte universitaria – alla ricerca di conferme o smentite. Segno che la scoperta di Dalian ha lasciato il segno.