Batteria rivoluzionaria si attiva con l’umidità e dura 30 ore: la svolta per wearable e sensori

Salvatore Broggi

17 Luglio 2026

Boston, 17 luglio 2026 – Un gruppo di ricercatori della Northeastern University, guidato dalla professoressa Xiaoyang Zhu, ha messo a punto negli Stati Uniti una batteria flessibile e atossica che si attiva con l’umidità dell’aria. Una soluzione destinata a dare una scossa al mondo dei dispositivi indossabili e dei sensori ambientali. Presentato ieri nel campus di Huntington Avenue, il progetto è stato definito un vero “punto di svolta” da chi lo ha seguito da vicino, soprattutto per le ricadute in campo sanitario e tecnologico.

Batteria flessibile, ecco come funziona

Questa nuova batteria è costruita con materiali polimerici non tossici e un meccanismo interno capace di produrre energia quando entra in contatto con livelli medi di umidità. “Volevamo qualcosa che potesse funzionare tutti i giorni, senza mettere a rischio la pelle o l’ambiente”, ha spiegato la professoressa Zhu davanti a una decina di giornalisti americani, mostrando un prototipo simile a una sottile pellicola trasparente.

Secondo il dossier tecnico, la batteria mantiene una carica stabile per diverse ore in ambienti con umidità tra il 40% e l’85%, condizioni comuni in molti spazi chiusi o urbani. Un dettaglio su cui ha insistito anche Erik Salazar, dottorando nel team: “Abbiamo pensato soprattutto ai dispositivi indossabili per la salute – braccialetti, patch per la pelle – che devono rimanere sicuri anche a contatto prolungato.”

Applicazioni: dalla salute allo sport fino all’Internet delle cose

Il potenziale di questa tecnologia riguarda prima di tutto i wearable. Le batterie tradizionali, specie quelle agli ioni di litio, spesso sollevano dubbi su tossicità e rigidità. Il nuovo prototipo promette invece più flessibilità, costi contenuti e sicurezza anche in situazioni delicate, come il monitoraggio di bambini o anziani. L’equipe ha già avviato una collaborazione con il centro clinico Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston per testare l’integrazione nei cerotti intelligenti.

Ma non finisce qui: la batteria alimentata dall’umidità potrebbe essere usata anche in reti di sensori ambientali o nei tessuti intelligenti (smart textiles), come conferma una nota dell’azienda SmartSkin che ha seguito il progetto da vicino. “Stiamo provando campioni per abiti tecnici pensati per gli atleti”, si legge nella comunicazione. Le prime simulazioni mostrano un’efficienza superiore del 25% rispetto ai sistemi miniaturizzati attuali.

Sicurezza ed eco-compatibilità

Tra i punti forti sottolineati dal team c’è l’assenza totale di materiali tossici e metalli pesanti. “Abbiamo scelto biopolimeri facilmente smaltibili e privi di sostanze nocive”, ha detto la professoressa Zhu durante la conferenza stampa. Una questione cruciale considerando l’aumento costante dei rifiuti elettronici da batterie tradizionali. Secondo l’EPA, solo negli Stati Uniti si generano ogni anno oltre 300 mila tonnellate di scarti da pile domestiche ed elettroniche.

Il dottor Salazar aggiunge: “Questa batteria punta a ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera tecnologica – abbiamo già eseguito test accelerati sulla decomposizione e i risultati sono promettenti”.

Tempistiche e prospettive

Il prototipo presentato ieri mattina è ora nella fase finale della validazione preindustriale. Gli ingegneri prevedono che entro il primo trimestre del 2027 partirà una produzione pilota su piccola scala. I fondi arriveranno in parte dalla National Science Foundation e in parte da investimenti privati nel settore biomedicale.

L’interesse non manca nemmeno in Europa: alcuni ricercatori italiani dell’Istituto Italiano di Tecnologia hanno già contattato gli americani per possibili collaborazioni sulla microelettronica green. La rivista specializzata Advanced Materials, che ha pubblicato i risultati online a luglio, parla di batterie attivate dall’umidità come “un possibile nuovo standard per i dispositivi indossabili”.

Solo allora – avvertono dal team – si potrà capire davvero l’impatto su larga scala. Intanto tra Boston e Cambridge si fanno già scommesse su nuove partnership industriali, esplorando applicazioni oltre il mondo medico: domotica, dispositivi anti-smarrimento, perfino agricoltura digitale.

La ricerca resta lenta com’è nella tradizione accademica ma – almeno a giudicare dall’entusiasmo degli studenti e giovani ingegneri presenti ieri – la strada sembra tracciata: energia sostenibile e personalizzata senza mettere a rischio salute o ambiente. Questo è ciò che promette la nuova batteria flessibile made in USA.

Change privacy settings
×