Port of Spain, 10 settembre 2026 – Ventiquattro vulcani sottomarini e una ventina di specie nuove, alcune fino a ieri sconosciute alla scienza: questi i numeri a sorpresa della spedizione del Schmidt Ocean Institute nelle acque profonde di Trinidad e Tobago. I primi risultati, presentati martedì mattina in una conferenza stampa all’università di Port of Spain, stanno già rivoluzionando la nostra idea della biodiversità caraibica e della geologia della regione.
Nuovi vulcani e specie mai viste nei Caraibi
A spiegare l’importanza della scoperta è stato l’oceanografo tedesco Jens Meyer, capo della missione: “Non pensavamo di trovare così tanta attività vulcanica e, soprattutto, una varietà così grande di organismi sconosciuti. I campioni raccolti sono andati ben oltre le aspettative: alcune specie non erano mai state documentate, con caratteristiche del tutto nuove”. Tra le 20 specie scoperte, al momento poche sono state classificate con precisione — spugne giallo acceso, crostacei senza pigmento e anemoni con lunghe ramificazioni trasparenti. Dettagli che hanno già acceso la curiosità dei ricercatori dell’Università delle Indie Occidentali, dove sono arrivati alcuni campioni per le analisi genetiche.
Le 24 aree vulcaniche individuate si trovano tra i 900 e i 3.200 metri di profondità, lungo la dorsale che collega il nord-est di Trinidad alla piattaforma continentale sudamericana. “Non erano mai state mappate così nel dettaglio”, ha detto Meyer. “Sapevamo dell’attività tettonica in zona, ma la varietà dei crateri trovati — alcuni attivi, altri spenti — apre nuove domande sui rischi geologici e sulla storia recente dell’area”.
La tecnologia dietro l’esplorazione
A bordo della nave di ricerca Falkor (too), il team internazionale ha usato veicoli sottomarini telecomandati (ROV) per esplorare tra giugno e agosto. Sono state raccolte oltre 400 ore di video in alta definizione, insieme a centinaia di campioni biologici e di sedimenti. “Il sonar multibeam ci ha permesso una mappatura 3D del fondale”, racconta la biologa marina Susan Alvarez, parte del gruppo: “Senza questa tecnologia avremmo perso molti dettagli topografici”. A bordo della nave sono state fatte analisi preliminari in tempo reale — un vantaggio importante per lo studio — come sottolineato dallo stesso Schmidt Ocean Institute.
Alla missione hanno partecipato anche ricercatori da Stati Uniti, Regno Unito, Brasile e dal locale Instituto de Investigaciones Marinas y Costeras. Un lavoro comune che ha facilitato scambi continui su metodi e interpretazioni.
Che cosa cambia per scienza e ambiente
Secondo i primi studi dell’équipe caraibica, la convivenza di così tante aree vulcaniche con specie ancora sconosciute potrebbe indicare un legame stretto tra attività geologica ed evoluzione degli organismi marini profondi. “Questi ambienti estremi creano condizioni particolari”, spiega la dottoressa Alvarez, “favorendo adattamenti poco studiati finora”. Lo sottolinea anche l’ecologo britannico Alan Price, uno dei primi a commentare i risultati: “La concentrazione delle nuove specie vicino ai crateri suggerisce che le sorgenti idrotermali giocano un ruolo chiave nella diversificazione”.
Sul fronte ambientale il ministero dell’Ambiente di Trinidad ha già annunciato un gruppo di lavoro per valutare misure di tutela per l’area scoperta. Il ministro Samuel Pierre ha definito queste scoperte “una svolta nella nostra comprensione dell’ecosistema locale”, sottolineando che dovranno essere considerate nella pianificazione economica futura.
Prossimi passi nelle ricerche oceanografiche
I risultati completi saranno pubblicati nei prossimi mesi su riviste come “Deep Sea Research” e “Marine Biodiversity”. Intanto la nave Falkor (too) è ripartita verso altre zone poco esplorate nel Sud Atlantico. Meyer lo aveva detto durante la conferenza: “Abbiamo appena iniziato a grattare la superficie. L’obiettivo resta capire meglio i fondali profondi, sia per i rischi geologici sia per il vasto patrimonio biologico nascosto”.
Gli occhi degli oceanografi — e non solo — restano puntati su quelle acque ancora poco battute al largo di Trinidad, dove ogni nuova immersione potrebbe riscrivere ancora una volta la mappa della vita sotto il mare.