Milano, 28 settembre 2026 – Ripple ha fatto sapere di aver messo piede in 60 mercati in tutto il mondo, gestendo volumi di pagamento che superano i 100 miliardi di dollari attraverso la sua rete. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: sfidare la supremazia di SWIFT nel trasferimento internazionale di denaro. L’azienda con sede a San Francisco punta tutto sulla sua tecnologia blockchain, ma il vero nodo resta quanto la criptovaluta XRP venga usata concretamente nei pagamenti, un dato che finora non è del tutto trasparente.
Ripple spinge sull’acceleratore globale
L’espansione di Ripple – annunciata ieri durante un webinar con partner finanziari asiatici – racconta una realtà in movimento. Da Singapore a Francoforte, fino a Johannesburg e Santiago, la piattaforma ha aperto nuovi canali coinvolgendo banche locali e fintech. “Stiamo entrando in zone dove SWIFT non arriva”, ha detto Monica Long, presidente dell’azienda, poco dopo le 14 ora italiana. Secondo i dati diffusi dal management, negli ultimi dodici mesi le transazioni elaborate hanno superato quota 100 miliardi di dollari.
Nonostante questo passo avanti, il confronto con SWIFT resta difficile. L’organizzazione europea, nata nel 1973 e con sede a La Hulpe (Belgio), muove ogni giorno circa 1.500 miliardi di dollari, mantenendosi ancora il punto di riferimento per i bonifici internazionali. “Il nostro punto forte è la rapidità e i costi più bassi”, ha spiegato Brad Garlinghouse, CEO di Ripple, durante l’evento. Ma i tempi reali per completare un trasferimento cambiano molto a seconda del percorso valutario scelto.
La sfida dell’adozione dell’XRP
Se da una parte cresce la rete RippleNet, dall’altra l’uso diretto della criptovaluta XRP nei pagamenti resta un tema aperto. Molte banche usano il protocollo senza però adottare il token come moneta di regolamento. Solo pochi partner in Asia e America Latina stanno iniziando a usare XRP come “ponte” tra valute diverse. Nell’ultimo report trimestrale pubblicato a giugno dalla società californiana si legge che meno del 15% dei volumi totali sono stati regolati con XRP.
Una fonte vicina all’Autorità Bancaria Europea spiega che “la volatilità delle criptovalute complica l’integrazione nei sistemi bancari”, soprattutto per gli istituti più grandi attivi nell’Eurozona. Ecco perché molte banche – come Deutsche Bank e BBVA – stanno facendo passi cauti: valutano collaborazioni tecnologiche ma non si impegnano sull’uso diretto del token.
Competitor agguerriti e norme stringenti
L’ascesa di Ripple si muove in un contesto fatto anche di nuove regole. Da gennaio prossimo l’Unione Europea introdurrà standard comuni sulle stablecoin con la direttiva MiCA, mentre negli Stati Uniti resta aperta la battaglia legale tra Ripple Labs e la SEC sulla natura giuridica di XRP. “Ogni nostro passo viene osservato dalle autorità”, ha ammesso Garlinghouse in un’intervista alla CNBC qualche settimana fa.
Nel frattempo sul mercato dei pagamenti istantanei spuntano nuovi competitor: c’è per esempio Visa B2B Connect, già attivo in oltre 100 paesi, o consorzi promossi da banche centrali come il progetto mBridge tra Cina, Hong Kong, Tailandia ed Emirati Arabi Uniti. La sfida si gioca su più fronti: costi per operazione, velocità e conformità alle norme.
Il futuro della sfida Ripple-SWIFT
Gli addetti ai lavori sanno bene che la partita tra Ripple e SWIFT è appena cominciata. Da una parte c’è una tecnologia giovane che promette tempi più rapidi e commissioni più basse; dall’altra uno standard consolidato con una rete globale capillare. La domanda resta una: quante banche useranno davvero la soluzione basata su XRP? Per ora, dice Ripple, circa venti istituti hanno già avviato test pilota col token. Ma sui volumi reali non sono stati forniti dettagli.
In attesa di numeri più chiari – mentre le autorità restano pronte a intervenire se necessario – il settore osserva con attenzione. Questo duello potrebbe rivoluzionare i pagamenti internazionali nei prossimi anni ma per convincere davvero i grandi player ci vorrà ancora tempo e fiducia da guadagnare sul campo.