Ercolano, 28 agosto 2026 – Da uno studio internazionale arriva una conferma interessante: uomini e donne dell’antica Ercolano avevano diete diverse, con un consumo importante di olio d’oliva già duemila anni fa. La scoperta, che arriva dall’Università di York, si basa su un’attenta analisi dei resti umani trovati sulla spiaggia della città vesuviana sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Non è solo archeologia: questa ricerca ci mostra come mangiavano davvero i Romani nella vita di tutti i giorni.
Diete diverse per uomini e donne: cosa dicono le analisi isotopiche
Lo studio, guidato dall’antropologa Silvia De Angelis insieme al Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, ha preso in esame 68 scheletri recuperati tra gli anni Ottanta e Novanta lungo l’antica costa. Attraverso le analisi isotopiche di carbonio e azoto, i ricercatori hanno ricostruito cosa finiva nei piatti delle vittime: “Gli uomini consumavano più pesce e cereali, mentre le donne mangiavano più legumi e verdure”, ha raccontato De Angelis durante la conferenza al MAV stamattina. “Un altro dato chiaro è la presenza massiccia di grassi vegetali, soprattutto l’olio d’oliva”.
Secondo gli esperti, queste differenze riflettevano probabilmente ruoli sociali diversi e una divisione dei compiti che si vedeva anche a tavola. Ma ciò che ha colpito di più il team è stata la conferma che l’olio d’oliva era già una fonte primaria di grassi all’epoca dell’imperatore Tito.
Olio d’oliva, un protagonista anche a Pompei
L’olio d’oliva è da sempre il cuore della dieta mediterranea, e la sua importanza nella cucina romana era notevole. Gli isotopi rilevati nei resti hanno mostrato una quantità significativa di acidi grassi tipici dell’extravergine. “Non ci aspettavamo tracce così evidenti”, ha ammesso James Fraser, nutrizionista dell’Università di York. “Nel midollo osseo e nei denti troviamo residui minimi ma molto indicativi, che svelano abitudini alimentari precise”.
Durante gli scavi, è emerso anche un dettaglio curioso: in una bottega lungo la via dell’Augustale sono state scoperte anfore con l’etichetta “oleum”, accanto a ossa animali e resti carbonizzati di legumi. Un riscontro concreto che rafforza le prove biologiche.
Cibo e gerarchie sociali: più di un semplice pasto
Alla ricerca hanno partecipato anche storici e antropologi culturali, che hanno collegato le differenze alimentari ai ruoli familiari. “Non si trattava solo di accesso al cibo”, spiega la storica Elena Merlino, “ma anche di tradizioni ben radicate: carne e pesce erano spesso riservati a chi lavorava fuori casa, mentre legumi e verdure erano il regno delle donne in casa”.
Così si capisce come già allora il cibo fosse legato a ruolo sociale e genere. In alcune tombe sono stati trovati utensili da cucina accanto a resti femminili; in altre – probabilmente appartenute a pescatori o artigiani – si vedono tracce più nette di pesce e cereali.
Nuove strade per capire la storia
Lo studio, pubblicato su “Nature Communications”, apre nuovi orizzonti sul tema della dieta mediterranea e sulle dinamiche sociali romane. “La biochimica oggi ci permette di vedere dettagli impensabili fino a poco tempo fa”, aggiunge Fraser, “come la distribuzione del cibo tra classi sociali e generi”. Non abbiamo tutte le risposte, ma questo mosaico si fa sempre più nitido: i resti delle vittime di Ercolano raccontano una storia fatta non solo di tragedia, ma anche di vita quotidiana, scelte domestiche e ingredienti ancora presenti sulle nostre tavole.
La prossima campagna di scavi è prevista per l’autunno, come ha annunciato la Soprintendenza Archeologica: potrebbe portarci nuovi indizi su come si viveva davvero sotto il Vesuvio prima della lava. Intanto i ricercatori promettono: “C’è ancora molto da scoprire nei dettagli invisibili”.