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Home Cyber Security

Nave Gigantesca Si Spacca in Due: La Guardia Costiera Italiana Compie il Salvataggio Più Audace della Storia

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
24 Aprile 2026
in Cyber Security

Genova, 24 aprile 2026 – Nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 2015, al largo di Capo Mele, una tempesta improvvisa colpì la nave mercantile Ezadeen. A bordo c’erano trentadue persone tra equipaggio e passeggeri, tutte improvvisamente costrette a fronteggiare onde alte più di dieci metri. Quella notte la Guardia Costiera italiana – allertata da una chiamata radio arrivata alle 23.45 – affrontò una delle sue operazioni più difficili, rischiando tutto per riportare tutti a terra sani e salvi.

Notte di paura in mare aperto

I registri della Capitaneria di Porto di Savona raccontano come la situazione si sia fatta critica in fretta: la Ezadeen, partita da Limassol con destinazione Marsiglia, aveva perso la rotta per colpa del maltempo ed era stata spinta verso la costa ligure. Le comunicazioni erano concitate: l’equipaggio chiedeva aiuto con un inglese incerto, spiegando che i motori non funzionavano più. “Siamo senza governo, serve assistenza urgente”, ripeteva il comandante, con la voce rotta dal vento e dalla stanchezza.

La sala operativa della Guardia Costiera non ha perso tempo: è scattato l’allarme generale. Due motovedette sono partite da Savona e Loano, mentre da Genova è decollato un elicottero AW139. I soccorritori si sono preparati al peggio: giubbotti salvagente indossati, coperte termiche pronte e kit di primo soccorso fissati alle imbracature.

Onde implacabili e rischio costante

Le condizioni erano tremende. Il comandante della motovedetta CP 310, Andrea De Santis, ha raccontato dopo l’intervento: “Ogni volta che pensavamo di avvicinarci, le onde ci spingevano indietro. Si sentiva solo il rumore del mare e del vento”. Testimoni dal molo di Alassio ricordano le luci dei mezzi di soccorso che tagliavano il buio tra raffiche incessanti. Non c’è stata pausa per ore: la tempesta continuava a infuriare con venti fino a 90 chilometri orari.

Dalla plancia della Ezadeen arrivavano segnali sempre più deboli. Le prime ricostruzioni dicono che un paio di uomini erano rimasti feriti cadendo sul ponte principale. La tensione cresceva: alcuni passeggeri, raccontano i soccorritori nel verbale, hanno cominciato a pregare sottovoce o a piangere mentre il comandante cercava disperatamente di tenere tutto sotto controllo.

La manovra decisiva

Solo verso le 3 del mattino, quando il mare ha concesso una breve tregua, la Guardia Costiera è riuscita ad avvicinarsi alla nave mercantile. Non è stata una manovra semplice: la Ezadeen era alla deriva e inclinata su un fianco, pronta a capovolgersi ad ogni onda. Proprio in quel momento – ricordano i protagonisti – una motovedetta si è avvicinata abbastanza per far passare una cima.

Il secondo ufficiale della nave, Radu Mihailescu, ha confidato ai cronisti: “Pensavo proprio che non ce l’avremmo fatta. Solo quando ho visto i soccorritori aggrapparsi alla fiancata ho tirato il primo vero respiro”. A turno i naufraghi sono stati calati con le imbracature sulle motovedette tra urla e abbracci frettolosi. Sul molo di Savona, alle 5.40 è arrivato l’ultimo dei trentadue salvati. Nessuno disperso.

Il coraggio come prassi quotidiana

Per molti abitanti della Liguria occidentale fu un intervento rimasto nella memoria collettiva. A distanza di anni, chi ha preso parte all’operazione lo ricorda senza fronzoli o retorica. Il capo sala operativa Luigi Rossetti ha spiegato: “Non è questione di eroismo, ma solo lavoro di squadra e allenamento continuo”. Eppure quell’intervento – documentato dalle immagini termiche dell’elicottero e dalle testimonianze raccolte sul molo all’alba – resta uno dei casi più chiari della difficoltà delle operazioni in mare aperto.

Nei volti dei soccorritori che rientravano all’alba nella sede della Guardia Costiera di Savona si leggevano stanchezza ma anche una soddisfazione difficile da nascondere. Un gesto quasi normale per chi vive ogni giorno tra emergenza e routine; ma per quei trentadue salvati quella notte davanti a Capo Mele fu – semplicemente – una nuova speranza.

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