Tel Aviv, 29 ottobre 2026 – Giornata difficile per i mercati israeliani, che hanno chiuso in calo netto dopo il voto di ieri. Le elezioni legislative non hanno assegnato una maggioranza chiara a nessuno schieramento, e questo ha subito pesato sui listini. Al via delle contrattazioni, l’indice TA-35 ha perso oltre il 2,3%, un trend negativo che si è accentuato nel corso della mattinata spingendo molti operatori a rivedere le loro strategie. Secondo diversi analisti locali, “qui si paga più l’incertezza politica che i fondamentali economici”.
Il voto senza vincitori spaventa gli investitori
La notte tra lunedì e martedì ha riconsegnato uno scenario ormai familiare: nessun partito o coalizione in grado di formare un governo stabile. Il Likud, guidato ancora da Benjamin Netanyahu, si è fermato a 28 seggi, mentre il blocco centrista di Yair Lapid ne ha ottenuti 26, secondo i dati ufficiali della Commissione elettorale diffusi all’alba. “Ci aspettavamo almeno una maggioranza minima per partire – commenta un trader di Ramat Gan – invece tocca aspettare ancora”.
Uno stallo politico che pesa direttamente sulle decisioni degli investitori. Dopo mesi complicati segnati dal conflitto con Hamas e dalla crisi interna, molti speravano in segnali di stabilità. “Abbiamo bisogno di scelte rapide su bilancio e sicurezza – dice Avner Kaufman, direttore di una società d’investimenti – ma così rimaniamo fermi”.
Borsa in ribasso e Shekel sotto pressione
I numeri della giornata sono chiari: il TA-35 ha chiuso a 1.874 punti, giù del 2,9% rispetto alla seduta precedente. Male anche il TA-90, in calo del 2,5%. I settori bancario e delle infrastrutture sono stati tra i più colpiti. Titoli come Hapoalim e Bank Leumi hanno lasciato sul terreno più del 3%. Anche il Shekel si è indebolito leggermente contro euro e dollaro: alle 15.30 locali servivano 3,97 shekel per un dollaro.
Operatore nel mercato dei cambi riassume così la situazione: “L’incertezza tiene alta la volatilità”, soprattutto con gli appuntamenti internazionali in vista — dai negoziati con Stati Uniti ed Europa alle attese su una nuova legge finanziaria.
Gli investitori chiedono chiarezza sul futuro
In Israele banche, fondi pensione e piccoli risparmiatori vogliono solo una cosa: sapere chi guiderà il Paese nei prossimi mesi. Cinque elezioni in meno di quattro anni hanno reso lo stallo quasi una normalità. “La gente è stanca – racconta un consulente di Herzliya – ogni voto porta scosse che si riflettono sull’economia reale”.
Anche le società straniere procedono con cautela sui piani d’investimento annunciati da poco. Alcuni grandi gruppi americani e cinesi hanno messo in pausa le trattative in attesa di segnali più chiari dalla politica. Negli ambienti della Borsa si mormora: “Serve un governo per sbloccare i fondi del Recovery Plan israeliano”, conferma un dirigente della Camera di Commercio Italia-Israele.
Rischi e prospettive: gli occhi puntati su Gerusalemme
Per ora tutto è in sospeso. A Gerusalemme le trattative sono ripartite già dal primo pomeriggio ma non senza tensione. I negoziatori del Likud invitano tutte le forze “responsabili” a collaborare “per il bene del Paese”, mentre Lapid chiede “garanzie su riforme e bilancio prima di ogni intesa”. Nel frattempo la gente osserva preoccupata: nei bar del centro questa mattina molti seguivano gli aggiornamenti sulle possibili coalizioni.
Gli analisti mettono in guardia: “Senza risposte rapide aumenta la pressione sugli asset israeliani”. Il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita rallentata se lo stallo dovesse prolungarsi. Tutto dipende dalle prossime settimane — lo ripetono in tanti — e anche la borsa sembra attendere: “O arrivano certezze politiche – conclude un gestore nell’area nord di Tel Aviv – o questo clima fragile resterà così”.