Milano, 29 ottobre 2026 – Bitcoin tiene duro sopra gli 80mila dollari oggi, mentre la Federal Reserve sceglie di mantenere invariati i tassi di interesse negli Stati Uniti. Sullo sfondo, il prezzo del petrolio in crescita e le crescenti incertezze sull’inflazione globale tengono gli investitori con il fiato sospeso. Come sottolineano vari analisti a Wall Street, l’attenzione torna tutta sulle variabili energetiche, e la criptovaluta più famosa sembra resistere agli scossoni del mercato.
Petrolio in rialzo: cosa significa per i mercati
Nelle ultime settimane, il prezzo del Brent è risalito sopra gli 89 dollari al barile. Le oscillazioni, spiegano oggi gli esperti del desk energia di Goldman Sachs, sono legate soprattutto ai movimenti geopolitici in Medio Oriente. In borsa si è subito sentito l’effetto: i principali listini europei hanno pagato dazio, con Milano che ieri ha chiuso in calo dell’1,1%. A soffrire sono stati soprattutto Eni ed Enel, dopo giorni di rialzi. Tra i broker di Piazza Affari non si sentiva altro: “Finché il petrolio resta a questi livelli, l’inflazione non si risolve”.
Fed ferma i tassi: reazioni contrastanti
La riunione del FOMC si è chiusa senza sorprese: i tassi restano fermi tra il 5,25% e il 5,50%. Il presidente Jerome Powell ha chiarito in conferenza stampa che la Fed seguirà “con molta attenzione” l’impatto dei prezzi energetici sull’inflazione e ha ammesso che “l’incertezza rimane alta”. Tra gli investitori newyorkesi la decisione era prevista; qualche gestore sentito da Bloomberg fa notare però che la banca centrale non sembra intenzionata a tagliare i tassi prima della primavera. Appena uscito il comunicato delle 20 ora italiana, l’atmosfera a Wall Street era più prudente che entusiasta.
Bitcoin regge il colpo sopra quota psicologica
Nel mondo delle criptovalute è stato evidente come Bitcoin abbia tenuto la soglia degli 80mila dollari, nonostante il clima incerto. I dati di Coinbase segnalano un prezzo medio di 80.600 dollari intorno alle 12.30 ora italiana. “Il fatto che regga questo livello suggerisce che gli investitori istituzionali sono ancora in campo”, commenta Alessandro Mazza, gestore di un fondo crypto a Lugano. Nel settore si discute se Bitcoin possa davvero essere una copertura contro l’inflazione: “È una prova interessante – ci dice una fonte della Swiss Blockchain Association – perché stavolta l’inflazione nasce dall’energia e non solo dalla politica monetaria”.
Inflazione sempre più legata all’energia
Gli ultimi dati del Bureau of Labor Statistics indicano un’inflazione annua negli Usa al 3,5%. Più della metà dell’aumento a settembre deriva proprio dal settore energia, con benzina e gas naturale in prima fila. Gli economisti della BCE avvertono però che l’effetto sull’Europa non sarà immediato: “Molto dipende dalla stagione fredda e da quanto gas sarà richiesto”, spiega Isabelle Laurent dell’istituto di Francoforte. In Italia – secondo una nota ISTAT diffusa stamattina – i prezzi a settembre sono saliti dello 0,4% su base mensile, spinti soprattutto da bollette e carburanti.
Investitori cauti ma attenti alle opportunità
Con questo scenario incerto gli operatori procedono con prudenza. Le previsioni per il prossimo trimestre – raccontano diverse banche d’affari come J.P. Morgan e Unicredit – ruotano tutte attorno ai movimenti del petrolio. Nei portafogli aumentano titoli difensivi e materie prime. Le criptovalute restano un gioco rischioso per molti piccoli investitori: “Per ora Bitcoin gode ancora della fama di rifugio anti-inflazione”, confida un consulente finanziario a Piazza Cordusio. Ma resta sempre alta la tensione sulla sua volatilità: bastano pochi scossoni globali per cambiare tutto.
Domani sapremo se questo equilibrio reggerà anche dopo le nuove rilevazioni settimanali sugli stock petroliferi Usa. Nel frattempo – come ripetono diversi analisti – resta fondamentale tenere d’occhio sia le borse sia i barili di petrolio: perché questa volta la battaglia sull’inflazione si gioca tutta sul fronte dell’energia.