New York, 12 febbraio 2026 – Ieri sera Goldman Sachs, uno dei giganti dell’investimento negli Stati Uniti, ha fatto sapere alla SEC (Securities and Exchange Commission) di aver puntato 2,3 miliardi di dollari sulle criptovalute nel corso del 2025. La notizia arriva dal più recente documento trimestrale, depositato alle 17.35 ora di New York, che ha subito acceso la discussione tra analisti e operatori di Wall Street. Finora nessun grande gruppo bancario aveva mai dichiarato una simile esposizione agli asset digitali.
Investimento record nelle criptovalute
Secondo quanto riportato nel filing, Goldman Sachs ha spalmato i suoi investimenti su Bitcoin, Ethereum e alcuni fondi legati alle principali blockchain. In particolare, circa 1,5 miliardi sono finiti in Bitcoin, mentre il resto è stato suddiviso tra Ethereum e strumenti finanziari come ETF tematici. Fonti interne alla banca, che preferiscono rimanere anonime per la delicatezza della questione, spiegano che la decisione è arrivata dopo «un’accurata valutazione dei rischi e delle opportunità legate agli asset digitali».
Questo ingresso massiccio nel settore, già anticipato da alcune indiscrezioni a novembre tra gli addetti ai lavori del fintech di Manhattan, rompe con la tradizionale prudenza che ha sempre caratterizzato Goldman Sachs. Non un salto nel buio – sottolineano fonti vicine al gruppo – ma una “scelta strategica per diversificare”.
Mercati in fermento e reazioni delle autorità
L’annuncio ha subito avuto effetti concreti. Stamattina a Wall Street le azioni di Goldman Sachs hanno aperto in leggero rialzo (+1,2% alle 9.45), mentre il prezzo di Bitcoin è salito del 3%, toccando i 52.400 dollari secondo CoinMarketCap. Molto più cauta la risposta degli altri istituti: JP Morgan ha detto a Reuters che “la gestione prudente degli strumenti digitali resta prioritaria”, lasciando intendere che per ora non seguirà l’esempio dei concorrenti.
Sul fronte istituzionale, la SEC si mantiene sulle sue posizioni e non rilascia commenti. Un funzionario del Tesoro USA sentito dal Wall Street Journal ieri sera si è limitato a ribadire “l’importanza di un quadro normativo chiaro per i grandi operatori finanziari”, evitando però di entrare nel merito dell’operazione.
La strategia dietro l’investimento e i rischi
Negli ultimi mesi Goldman Sachs ha intensificato gli incontri riservati con startup crypto e gestori di fondi blockchain tra New York e San Francisco. “Le criptovalute ormai sono una voce che non si può più ignorare in un portafoglio globale,” ha spiegato Dan Morris, analista del gruppo, durante un panel al Digital Assets Forum di Chicago la scorsa settimana. Il rischio? Volatilità alta e regolamentazioni ancora incerte: “Non tutto è prevedibile in questo settore. Ma chi resta fuori oggi rischia di perdere terreno domani,” ha avvertito Morris.
A dicembre 2025 la Federal Reserve aveva raccomandato alle grandi banche statunitensi di “tenere sotto stretto controllo l’esposizione agli asset digitali”. Un invito che – dicono fonti vicine ai vertici Goldman – non è stato preso alla leggera: il documento inviato ieri alla SEC parla esplicitamente dell’introduzione di “nuovi strumenti interni per monitorare il rischio”, sviluppati con esperti fintech.
Gli analisti si dividono sul significato dell’operazione
Il report della banca ha scatenato reazioni contrastanti tra gli osservatori finanziari più attenti. Per alcuni – come Mark Sullivan di Evercore – questa mossa dimostra che l’ecosistema crypto sta entrando nella finanza tradizionale mainstream. Altri invece restano scettici: “Non è detto che i profitti giustifichino i rischi presi,” avverte Ellen Karp del Peterson Institute.
Anche gli investitori più piccoli seguono con interesse le mosse della banca. “Se si muove Goldman Sachs c’è sicuramente qualcosa sotto,” ha detto ieri sera al telefono Steven Brooks, titolare di uno studio legale sulla Fifth Avenue specializzato in criptovalute.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
L’investimento da 2,3 miliardi è il più grande mai dichiarato da una banca tradizionale americana negli ultimi tre anni sul fronte crypto. Non è chiaro se questa quota crescerà o calerà nei prossimi mesi; le strategie interne restano riservate.
Nelle settimane a venire è previsto un incontro a porte chiuse tra i maggiori gruppi bancari e il Comitato per i Servizi Finanziari del Congresso americano. Lì saranno chiesti dettagli sull’operazione Goldman Sachs e sui sistemi adottati per controllare gli asset digitali. Per ora però il segnale è chiaro: il confine tra finanza classica e mondo crypto sta diventando sempre più sfumato. E Wall Street resta a guardare — senza sbilanciarsi troppo — le mosse del colosso guidato da David Solomon.
