Fumatori e Parkinson: scoperta una possibile spiegazione al rischio ridotto nonostante i danni alla salute

Salvatore Broggi

11 Settembre 2026

Roma, 11 settembre 2026 – Da anni un tema spacca in due la comunità scientifica: alcuni studi dicono che tra i fumatori il rischio di ammalarsi di morbo di Parkinson sarebbe più basso rispetto ai non fumatori. Un dato che, preso al volo, può facilmente trarre in inganno. Eppure, questa strana correlazione – riportata da diversi articoli scientifici, tra cui una revisione sul Journal of Neurology – continua a suscitare dubbi e qualche inquietudine tra pazienti, medici e famiglie. “Nessuno studio consiglia di mettersi a fumare per prevenire la malattia”, ha tenuto a sottolineare la dottoressa Laura Gentili, neurologa al Policlinico Umberto I di Roma, incontrata stamattina alle 9 davanti al reparto.

Studi scientifici: una correlazione discussa

Il punto da fissare subito è che si parla solo di dati epidemiologici: una metanalisi su oltre 8 milioni di persone – uscita nel 2024 su Lancet Neurology – ha mostrato che i fumatori attivi hanno un’incidenza di Parkinson inferiore di circa il 30% rispetto ai non fumatori. “È un paradosso apparente”, commenta Gentili, precisando che nessun ingrediente delle sigarette è da considerare una prevenzione valida. Alcuni ricercatori ipotizzano un ruolo della nicotina, ma al momento mancano prove solide e dati clinici chiari per affermare che faccia davvero da scudo.

Qui la prudenza deve restare altissima. “I danni del fumo – cancro, problemi cardiaci, bronchiti croniche – superano di gran lunga qualsiasi possibile vantaggio”, ricorda ancora la neurologa. Insomma, chi fuma non solo non si protegge dal Parkinson ma mette a rischio tutta la sua salute.

Possibili spiegazioni biologiche

Secondo il professor Marco Fioravanti, docente di neurologia all’Università La Sapienza, “la nicotina sembra influenzare i recettori cerebrali legati alla dopamina”. Questo neurotrasmettitore è proprio quello che si riduce nel Parkinson. Però questa è soprattutto una pista aperta grazie a modelli animali o studi retrospettivi.

“Potrebbe essere solo un effetto collaterale o una coincidenza statistica”, aggiunge Fioravanti. Altri esperti suggeriscono invece che le persone destinate a sviluppare Parkinson tendano a fumare meno già anni prima della diagnosi, per ragioni legate al loro profilo psicologico e non tanto per l’effetto diretto del fumo.

I rischi documentati del fumo restano elevati

I numeri parlano chiaro: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia il fumo provoca circa 80mila morti legate a tumori polmonari, infarti e broncopneumopatie croniche ostruttive. A questi si aggiungono danni al sistema vascolare cerebrale come ictus e decadimento cognitivo precoce.

“Non dobbiamo farci ingannare da messaggi fuorvianti”, avverte Gentili più volte durante l’incontro: “Nessun medico consiglierebbe mai di iniziare a fumare per evitare il Parkinson. Tenendo conto di tutte le altre malattie collegate al fumo, sarebbe un grave errore”.

Il messaggio agli utenti: prevenzione resta la parola d’ordine

Nonostante le ricerche recenti, le società scientifiche mantengono cautela assoluta. La Società Italiana di Neurologia, nel suo ultimo congresso, ha ribadito con forza: “Il fumo va sempre evitato”. Nelle sale d’attesa degli ambulatori la reazione dei pazienti è spesso fatta di scetticismo e curiosità: “Davvero fumare può far bene?”, ha chiesto sorridendo un signore di 62 anni mentre aspettava il controllo annuale al San Giovanni.

“Chi ha dubbi – conclude Fioravanti – deve sempre consultare il proprio medico e affidarsi solo a informazioni attendibili”. Il rischio di creare false speranze è concreto. In fin dei conti resta chiaro il messaggio: non fumare è il modo migliore per proteggere la salute sotto ogni aspetto. Sul fronte Parkinson si continua a studiare e presto arriveranno nuovi dati dai trial clinici, ma la regola fondamentale resta immutata.

Prevenire significa adottare uno stile di vita sano: attività fisica regolare, dieta bilanciata e controllo dei fattori vascolari. Fumare? No grazie. Nessuna eccezione scientifica giustifica andare contro questa regola base.

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