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Home DeFi

Bitcoin a 400.000 dollari entro il 2030? Coinbase conferma la previsione realistica tra nuove normative e halving

Cristina Manetti by Cristina Manetti
11 Settembre 2026
in DeFi

Milano, 11 settembre 2026 – Brian Armstrong, CEO di Coinbase, lancia un messaggio chiaro: il minimo del ciclo di Bitcoin è alle spalle. Tra le novità più importanti che potrebbero far decollare il prezzo della criptovaluta fino a quota 400mila dollari nei prossimi anni, Armstrong cita le nuove normative e il recente halving. Parole che arrivano in un momento in cui i mercati sono in fermento e la regolamentazione globale comincia a prendere forma, mentre gli investitori più importanti si preparano a fare mosse decisive.

Bitcoin dopo l’halving: la visione di Armstrong

Ieri, a New York, durante una conferenza organizzata dal Financial Times, Armstrong ha parlato senza giri di parole. Jeans scuri e camicia bianca, voce ferma: “Il peggio sembra passato. Ora siamo pronti per una fase in cui la domanda istituzionale e regole più chiare daranno una spinta enorme”. Ha aggiunto con convinzione che, secondo lui, “Bitcoin potrebbe raggiungere i 400mila dollari entro tre o cinque anni”. Un traguardo legato soprattutto all’effetto combinato di scarsità della moneta e nuove normative.

Normative più chiare e mercati in fermento

Negli ultimi mesi l’Europa e gli Stati Uniti hanno fatto passi avanti sul fronte regolamentare delle criptovalute. La Markets in Crypto-Assets Regulation (MiCA) è stata approvata dal Parlamento UE a marzo e sarà pienamente operativa da gennaio 2027: impone regole rigide sulla trasparenza e tutela degli investitori. Negli Stati Uniti la Securities and Exchange Commission ha finalmente dato il via libera agli ETF su Bitcoin spot, rompendo anni di diffidenza. Questi sviluppi, secondo Armstrong e analisti come Michael Saylor (MicroStrategy), potrebbero attirare un’ondata significativa di capitali freschi nel settore.

Il ruolo del quarto halving

Ad aprile è arrivato il quarto halving di Bitcoin, che ha dimezzato la ricompensa per i miner da 6,25 a 3,125 bitcoin per blocco. Storicamente questo evento ha sempre anticipato lunghi periodi rialzisti: Glassnode racconta come nei sei mesi dopo gli halving passati il prezzo sia salito in media del 260%. Stavolta però il contesto è cambiato: mercato più maturo, coinvolgimento dei fondi pensione e delle banche tradizionali modificano le regole del gioco rispetto al passato.

Investitori istituzionali e piccole imprese

Non sono solo i grandi nomi a muoversi. Anche diverse piccole aziende tech italiane – come la milanese Chainside e la torinese Conio – hanno annunciato di voler aumentare l’esposizione su Bitcoin come asset alternativo. Un segnale che la fiducia sta arrivando anche fuori dai circuiti finanziari tradizionali. Andrea Ferrero, CEO di Young Platform, conferma: “La domanda cresce sia tra imprese che privati, ma tutti aspettano di capire meglio cosa vorranno fare davvero le autorità”.

Rischi e incertezze: le voci degli esperti

L’entusiasmo però non è unanime. Carlo Alberto Carnevale Maffè della Bocconi mette in guardia: “Le previsioni sul prezzo valgono poco senza considerare variabili geopolitiche e possibili nuove crisi regolatorie. Non si può escludere nulla”. Anche Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ricorda da settimane che “le criptovalute restano asset rischiosi e volatili” invitando a non abbassare la guardia.

Cosa succede ora? I dati delle ultime ore

Nelle ultime ventiquattro ore il prezzo di Bitcoin ha oscillato tra i 72mila e i 75.500 dollari, con volumi in crescita sui principali exchange. Sui social si sprecano commenti contrastanti: c’è chi parla già della “corsa verso i 100mila” entro fine anno; altri invece vedono nelle mosse dei grandi investitori solo un tentativo di alimentare l’hype. Intanto Coinbase registra un +18% di nuovi account rispetto ad agosto, secondo dati interni.

La partita si gioca su più fronti: Wall Street contro regolatori, tecnologia contro finanza tradizionale. Quella previsione sui 400mila dollari, conclude Armstrong salutando la platea, “non è solo un numero ma il segnale di come il mondo deciderà davvero se abbracciare questa rivoluzione digitale”.

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