Milano, 31 agosto 2026 – Google cambia le regole: dal 2027 scattano limiti più severi al consumo di RAM per le app Android. La notizia, arrivata ieri pomeriggio con una nota ufficiale di Mountain View, promette di rivoluzionare il modo in cui gli sviluppatori pensano e costruiscono le loro applicazioni. A fare eco all’annuncio, anche Microsoft e vari produttori hardware hanno già fatto sapere di voler seguire questa strada, confermando una tendenza che potrebbe ridisegnare i confini del mondo mobile.
Google e i nuovi paletti per le app Android
Da quanto spiegano gli uffici europei di Google, la stretta riguarda tutti gli sviluppatori che pubblicano sul Google Play Store. Dal primo gennaio 2027 non sarà più possibile superare i limiti di RAM che l’azienda fisserà nelle prossime settimane. L’ingegnere capo Ben Taylor ha definito la misura “necessaria per garantire stabilità, sicurezza e durata della batteria su un’ampia gamma di dispositivi”.
Le reazioni nel mondo degli sviluppatori non sono tardate: c’è chi è preoccupato. “Ripensare tante app pesanti sarà un lavoro enorme”, ha confessato su X (ex Twitter) la software engineer torinese Anna Galli. Soprattutto chi lavora in settori come gaming e multimedia teme che questa mossa possa penalizzare i progetti più complessi. Ma da Google assicurano: “Saremo al fianco della community per evitare penalizzazioni ingiuste”, ha precisato Taylor durante la call con la stampa europea stamattina alle 11.
Microsoft e produttori hardware inseguono
Anche Microsoft sta definendo regole simili per le app Windows destinate ai dispositivi mobili Surface e ai laptop più piccoli. Una fonte interna all’azienda di Redmond, che preferisce restare anonima, racconta che il tema del consumo di RAM è stato uno dei punti caldi nell’ultima riunione mensile del team sviluppo: “Gli utenti chiedono device sempre più agili e duraturi”, spiega.
Tra i produttori hardware pronti ad adottare linee guida analoghe spiccano nomi come Samsung, Xiaomi e Lenovo. Proprio Lenovo pare abbia già iniziato a testare le proprie app su emulatori con meno memoria disponibile per capire come si comportano in situazioni “estreme”. Da Milano arrivano indiscrezioni incoraggianti: “Abbiamo ridotto del 30% il consumo medio delle nostre app preinstallate”, ha riferito un project manager lungo i corridoi di via Spadolini.
Perché si stringe sulla memoria RAM
La motivazione dietro a questa svolta è chiara. Secondo gli ultimi dati raccolti da Statista, il consumo medio di RAM delle app Android è aumentato del 60% negli ultimi cinque anni. Un problema serio soprattutto per gli smartphone low cost o i modelli meno recenti, quelli più diffusi nei mercati emergenti. E non solo: usare troppa RAM vuol dire anche rischiare più bug e crash, con un calo netto della qualità dell’esperienza d’uso. “Oggi molte app rallentano inutilmente il telefono”, spiega Paolo Ferrara, docente di Informatica Applicata all’Università Statale di Milano.
C’è poi un discorso ambientale dietro tutto questo. Un uso smodato delle risorse hardware spinge spesso gli utenti a cambiare smartphone ogni due o tre anni. Limitare la RAM significa allungare la vita dei dispositivi e ridurre la montagna di rifiuti elettronici. “Google non sta facendo solo un aggiornamento tecnico – commenta Ferrara – ma una scelta precisa sulle responsabilità dell’industria tech”.
Che effetti sul mercato delle app?
Gli addetti ai lavori prevedono mesi difficili per il settore. Gli sviluppatori dovranno rivedere codice e architetture puntando a funzioni essenziali e algoritmi più leggeri. Le piccole software house potrebbero faticare più delle grandi aziende a tenere il passo. Per ora, secondo SensorTower, l’impatto economico sul mercato globale delle app non sarà immediato ma nel medio termine potrebbero nascere applicazioni più snelle e performanti.
Nel frattempo le associazioni dei consumatori – tra cui Altroconsumo – accolgono positivamente l’iniziativa. “Le prestazioni degli smartphone non devono dipendere da quanto uno ha speso o da quando ha comprato il dispositivo”, commenta Alessandra Renda, presidente dell’associazione.
Solo quando Google pubblicherà le linee guida ufficiali nelle prossime settimane si potrà capire davvero quanto profondo sarà questo cambiamento per utenti e sviluppatori. Di sicuro, è un passaggio destinato a segnare l’inizio di una nuova fase per tutto l’ecosistema Android.