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Home DeFi

Crisi Licenze MiCA: Solo 60 Crypto Cex Autorizzati in Europa, Problema Grave per il Settore

Cristina Manetti by Cristina Manetti
20 Giugno 2026
in DeFi

Bruxelles, 20 giugno 2026 – Nell’Unione Europea sono meno di 60 le aziende crypto autorizzate a operare secondo le nuove regole del regolamento MiCA, entrato in vigore a fine dicembre scorso. A quasi sei mesi dall’avvio, il numero ancora basso di licenze rilasciate lascia più di un dubbio tra addetti ai lavori e osservatori: il processo sembra lento, frammentato e con forti differenze tra Paesi. Intanto, le startup del settore vivono un clima di incertezza diffusa.

Licenze MiCA: numeri bassi e differenze nette tra Paesi

I dati della Commissione Europea, confermati dall’European Securities and Markets Authority (ESMA), raccontano di appena 57 società crypto autorizzate in almeno uno degli Stati membri. A guidare la classifica sono Francia e Germania con rispettivamente 18 e 11 licenze. In altri Paesi, Italia compresa, si fatica ad arrivare a una sola decina. Un funzionario ESMA (che ha preferito rimanere anonimo) spiega: “Le autorità stanno lavorando sotto pressione perché le richieste superano le aspettative e i controlli devono essere accurati”.

Anche la nostra Consob e la Banca d’Italia confermano di aver ricevuto molte domande, ma precisano che i tempi per il vaglio saranno ancora lunghi. “Vogliamo evitare corse all’oro e assicurarci che tutto sia trasparente”, fanno sapere da via Nazionale. Ma questa prudenza rischia di frenare lo sviluppo degli operatori regolari e di penalizzare le realtà più piccole.

Startup crypto in attesa: “Costi troppo alti e regole poco chiare”

Molte piccole imprese si trovano davanti a ostacoli difficili da superare per mettersi in regola. Ieri, durante una conferenza a Berlino organizzata da Blockchain for Europe, diversi imprenditori hanno denunciato la complessità delle procedure MiCA, che richiedono documentazione dettagliata, business plan aggiornati e audit interni che pesano soprattutto su chi ha team piccoli e pochi fondi. Lo racconta Marco Finzi, fondatore della fintech romana CoinTrack: “La mia domanda è ferma da mesi alla Camera di Commercio tedesca. Le risposte arrivano in ritardo o chiedono documenti extra all’improvviso. Ogni Paese interpreta la normativa a modo suo”.

Questo clima di confusione frena la crescita del settore un po’ ovunque: da Parigi a Lisbona la situazione non cambia molto. “Serve un coordinamento vero tra le autorità, altrimenti tante imprese sceglieranno mercati fuori dall’UE”, avverte un consulente legale della piattaforma Portcrypto.

Rischio dumping normativo: l’Europa perde terreno?

Il basso numero di autorizzazioni rischia anche di creare problemi sul fronte della concorrenza interna. Fonti europee sostengono che alcuni Stati potrebbero tentare scorciatoie o interpretazioni più leggere pur di attirare operatori stranieri, un fenomeno che Bruxelles promette di tenere sotto controllo “con la massima attenzione”.

Per ora non ci sono sanzioni annunciate ma – come ha sottolineato il portavoce del Commissario ai Servizi finanziari Mairead McGuinness – “non si farà sconti a chi cerca di evitare gli obblighi comuni”. Nel frattempo però molti player extra-europei restano alla finestra; solo poche grandi piattaforme hanno ottenuto il via libera, come Binance France e Bitstamp Germany.

Italia: pochi permessi e tanta cautela

In Italia, i dati Consob aggiornati al 15 giugno parlano chiaro: solo sei società hanno ottenuto l’autorizzazione MiCA secondo i nuovi standard. Nel settore si parla apertamente di una “attesa obbligata”. “Al momento non si vedono vantaggi immediati per gli operatori perché i clienti sono confusi dai continui cambiamenti delle regole”, spiega Chiara Pozzi, consulente milanese esperta in compliance crypto.

Per Pozzi la lentezza nei processi rischia anche di spingere gli utenti italiani verso piattaforme estere meno sicure: “L’incertezza è già sotto gli occhi di tutti. Bisogna lavorare su una comunicazione più chiara rivolta agli utenti finali”.

Solo quando questo accadrà il regolamento europeo potrà mostrare i suoi veri benefici. Per ora questa prima fase racconta soprattutto un settore fermo: tanti pronti a partire ma pochi davvero autorizzati a correre sul mercato ufficiale.

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