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Home Cyber Security

Crisi dei chip: Micron punta il dito contro le strategie aggressive di Apple che alimentano i rincari tech

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
26 Giugno 2026
in Cyber Security

Milano, 26 giugno 2026 – Nel cuore della crisi mondiale dei semiconduttori, Micron Technology, gigante americano dei chip di memoria, ha indirizzato una frecciatina – senza fare nomi – a qualche suo cliente chiave. L’azienda, che ha appena pubblicato i conti trimestrali segnati da ricavi in calo e margini sotto pressione, ha fatto capire che le strategie aggressive sui prezzi adottate dai big del settore sono tra le cause principali dell’impasse attuale e dei rincari che stanno colpendo tutto il comparto tecnologico.

Crisi chip e rincari nel tech: la posizione di Micron

Ieri sera, durante una conference call alle 23 ora italiana, Sanjay Mehrotra, amministratore delegato di Micron, ha risposto agli analisti soffermandosi proprio sul tema dei prezzi. “Negli ultimi trimestri”, ha detto, “abbiamo visto una pressione costante sui margini causata anche da pratiche che definirei ‘spinte’ da parte di alcuni grandi clienti”. Non ha fatto nomi, ma fonti del settore indicano tra i principali clienti realtà come Apple, Samsung e Dell. “Queste strategie”, ha aggiunto Mehrotra, “hanno peggiorato la volatilità dei prezzi e spinto al rialzo i costi finali per i consumatori”.

Solo pochi mesi fa sembrava che l’industria dei semiconduttori avesse messo alle spalle le difficoltà della pandemia. E invece no: i problemi sono tornati – non più per mancanza di produzione o problemi logistici, ma per una vera e propria guerra a colpi di listini. “I nostri investimenti in nuove fabbriche rischiano di essere vanificati da continue richieste di sconti e rinegoziazioni contrattuali”, confida un dirigente Micron contattato da alanews.it, ma che preferisce restare anonimo.

Gli effetti a cascata sulla filiera tecnologica

Secondo il consorzio europeo SIA (Semiconductor Industry Association), solo nell’ultimo semestre i prezzi delle memorie DRAM sono saliti in media del 12%. Questa crescita si riflette nei rincari su smartphone, notebook e data center. Da Cupertino a Seoul, i grandi acquirenti impongono condizioni sempre più dure ai fornitori: pagamenti posticipati, sconti extra per grandi ordini, revisione continua degli accordi.

La situazione pesa anche sulle aziende più piccole. “È un quadro insostenibile”, dice Mark Liu, analista TSMC intervistato dal quotidiano taiwanese Economic Daily News. “Quando un cliente pesa per il 40% del fatturato annuo, non hai molte armi per negoziare.” Così tra trattative interminabili e margini ridotti all’osso la filiera finisce per scaricare gli aumenti sui consumatori finali. E lo si vede chiaramente dai prezzi dei nuovi prodotti tech in uscita sul mercato.

I rischi per investimenti e innovazione

Dietro il malumore di Micron c’è soprattutto la paura che questa corsa al ribasso possa frenare gli investimenti in ricerca e sviluppo. “Se il mercato si basa solo su chi strappa il prezzo più basso”, spiega un ingegnere interno all’azienda, “non ci saranno fondi sufficienti per innovare davvero”. I segnali cominciano già a vedersi: uno studio della rivista Semiconductor Engineering racconta che la spesa in R&D nel settore è cresciuta appena del 3% nell’ultimo anno – la metà rispetto ai tre anni precedenti.

Il rischio è serio: limare troppo i costi potrebbe significare prodotti meno evoluti domani. “Invece di lanciare chip sempre più veloci ed efficienti”, osserva Mehrotra, “si finisce con l’adattare quelli già esistenti per non perdere margini”.

Le reazioni del settore: silenzi e qualche voce fuori dal coro

Per ora i grandi clienti indicati da Micron mantengono il riserbo. Da Apple nessuna dichiarazione ufficiale: un portavoce si è limitato a dire che la società “ha sempre rispettato gli accordi con i fornitori”. Simile la linea di Samsung e Dell, che preferiscono non commentare.

Non tutti però vedono le cose come Micron. Alcuni esperti – come l’economista Lisa Tan dell’Università di Singapore – parlano di competizione sui prezzi come qualcosa di “normale” in momenti di mercato stagnante. “È la domanda a guidare il gioco, non il contrario”, ha spiegato Tan in un recente forum a Pechino.

Prospettive: soluzioni ancora lontane

Oltre alle accuse incrociate, resta tutto molto complicato. Gli analisti principali non vedono un ritorno a condizioni normali prima del 2027. Nel frattempo però una certezza c’è: utenti finali costretti a fare i conti con prezzi sempre più alti e meno novità sul fronte tecnologico.

Mentre le multinazionali si giocano gli ultimi margini sui listini dei chip, resta da vedere chi avrà davvero voglia o forza di cambiare le regole del gioco.

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