CLARITY Act, bozza finale: accordo etico temporaneo e tensioni tra i dem sul voto al Senato

Cristina Manetti

23 Luglio 2026

Roma, 23 luglio 2026 – Il nuovo testo del CLARITY Act, presentato questa mattina in Commissione Affari Costituzionali al Senato, prova a mettere mano al tema scottante dei conflitti d’interesse in politica. Ma i dubbi non mancano e la tenuta della maggioranza democratica è tutt’altro che certa. La legge, che da mesi infiamma il dibattito a Palazzo Madama, potrebbe arrivare in aula già la prossima settimana, anche se le divisioni interne ai Democratici – tra riformisti e centristi – rischiano di far saltare il banco al momento del voto.

I punti caldi della legge e le tensioni interne

Il fulcro del provvedimento, spiegano fonti parlamentari, sono le nuove regole sui conflitti d’interesse per i membri del governo e i vertici delle società pubbliche. Chi assume incarichi pubblici di alto livello dovrà cedere la gestione diretta di patrimoni o attività imprenditoriali, affidandoli a un trust cieco. “Serve trasparenza vera, non solo parole di circostanza”, ha detto la senatrice Marta Pellegrini (PD), tra le relatrici del testo. Ma proprio questa norma ha scatenato malumori: una parte dell’ala moderata la giudica troppo stringente, soprattutto sulla definizione di attività “incompatibili”.

Negli ultimi due giorni sono arrivati almeno tre emendamenti importanti, riferiscono i tecnici del Senato: uno limita l’obbligo di trust alle sole società quotate in borsa; un altro prevede eccezioni per i piccoli imprenditori; un terzo, sostenuto dalla sinistra interna, amplia invece i poteri dell’Autorità Anticorruzione per i controlli preventivi.

La battaglia dentro il Partito Democratico

Mentre Movimento 5 Stelle e opposizioni come Azione e Italia Viva spingono per misure più dure, nei Democratici si procede a trattative serrate e sottotraccia. “Il rischio è che la legge venga annacquata”, ha commentato a bassa voce la deputata Valeria Merli, vicina all’area Schlein. Dall’altra parte l’ex ministro Carlo Franceschi invita a un approccio più prudente: “Non possiamo scoraggiare chi vuole impegnarsi nella vita pubblica con norme troppo rigide”.

Ieri sera durante la riunione di gruppo a Palazzo Madama i toni si sono alzati intorno alle 20.30. Un parlamentare usciva scuotendo la testa: “Così non si va da nessuna parte”. Fonti interne spiegano che la linea ufficiale arriverà solo dopo un nuovo incontro previsto per venerdì mattina. Intanto la segreteria dem cerca di evitare che il voto venga rimandato a settembre.

Lo scontro finale in Senato

Con i numeri attuali l’approvazione del CLARITY Act resta incerta. Il relatore in Commissione ha ammesso che almeno cinque senatori della maggioranza stanno pensando all’astensione: “Non c’è ancora accordo sulle deroghe”, ha detto chiaramente. Il governo Meloni osserva da lontano: i ministri dell’Economia e della Giustizia – sentiti al termine del Consiglio dei ministri – hanno ribadito che “il Parlamento deve trovare un equilibrio che difenda l’interesse pubblico senza mettere alla gogna chi investe o produce”. Un esponente della Lega ha avvertito che in caso di bocciatura o rinvio “la credibilità sull’onestà politica rischia di saltare”.

Nel frattempo l’ANAC con il presidente Giuseppe Buscaglia chiede “una riforma severa ma che si possa davvero applicare”. Transparency Italia parla di “un’occasione decisiva” per allineare l’Italia agli standard europei.

Tempi stretti e pressione dall’opinione pubblica

La pressione su Palazzo Madama cresce giorno dopo giorno: secondo un sondaggio Demos pubblicato ieri su Repubblica quasi il 62% degli italiani vuole regole più chiare e severe sui conflitti d’interesse. Tra Roma e Milano, dove sono stati raccolti dati tra sabato e domenica, sembra emergere una domanda netta di cambiamento. Davanti al Senato questa mattina piccoli gruppi di attivisti hanno distribuito volantini per chiedere “una politica più pulita”, mentre sui social monta il dibattito: “Non possiamo aspettare altri vent’anni”, scrive un utente.

Solo allora capiremo se l’aula saprà finalmente sciogliere uno dei nodi più intricati della vita pubblica italiana o se tutto resterà bloccato ancora una volta.

Change privacy settings
×