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Bithumb IPO 2028: roadmap dettagliata, ritardi e maxi multa da 36,8 miliardi won

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
5 Agosto 2026
in Crypto

Seul, 5 agosto 2026 – Bithumb, uno dei principali exchange di criptovalute in Corea del Sud, ha messo in chiaro l’intenzione di entrare sul Kosdaq entro il 2028. Una quotazione che, se andrà a buon fine, potrebbe cambiare le carte in tavola per tutto il mercato finanziario nazionale. Ma il cammino è tutt’altro che semplice: una roadmap in tre fasi che si presenta piena di ostacoli tra ritardi continui, una multa salatissima da 36,8 miliardi di won e un quadro normativo sempre più incerto.

Tre tappe verso il Kosdaq

Il piano di Bithumb si articola su più anni, con un obiettivo chiaro: il 2028. La società nata nel 2014 e con sede nel cuore del distretto Gangnam a Seul ha spiegato ai suoi partner l’idea di procedere per step. Prima tappa: mettere in regola tutta la parte legata alla compliance. Poi rafforzare la base clienti e aumentare i volumi di scambio. Infine, affrontare le pratiche ufficiali per la quotazione sulla borsa tecnologica coreana. Nella sede al quindicesimo piano della Jeongdong Tower si respira un’atmosfera tesa. “Stiamo facendo il possibile per adattarci alle nuove regole e garantire massima trasparenza agli investitori”, ha detto martedì mattina il CEO Lee Jong-hoon ai giornalisti.

I tempi però restano nebulosi. Fonti interne raccontano di scadenze fissate tra fine 2025 e inizio 2026 già rinviate a data da destinarsi. Un rappresentante anonimo della Korea Exchange ammette: “Ancora nessun exchange crypto ha completato tutto l’iter. La vigilanza è molto rigorosa”.

Una sanzione pesante e nuovi ostacoli

Ad aggravare la situazione c’è la multa da 36,8 miliardi di won (circa 24 milioni di euro) inflitta a maggio dalla Financial Services Commission sudcoreana. L’accusa: violazioni sulle norme riguardanti la tracciabilità delle transazioni e la lotta al riciclaggio, temi diventati ormai centrali nel settore.

La sanzione ha fatto rumore tra gli operatori del mercato. “Dopo i casi del 2023 le regole sono molto più severe”, osserva un analista di KB Securities. La multa rischia così di allungare ulteriormente i tempi: Bithumb ha presentato ricorso, ma intanto la fiducia degli investitori istituzionali – compresi fondi da Hong Kong coinvolti nell’operazione – resta fragile.

Quadro regolatorio in evoluzione

Sul fronte normativo, intanto, nulla sembra fermarsi. Dal primo luglio è entrata in vigore una nuova legge sui digital asset che impone agli exchange controlli più stringenti su chi sono i clienti e come vengono gestiti i fondi. Le autorità vogliono “più chiarezza sull’origine dei capitali”, come sottolinea Kim Sung-hoon, vicepresidente della Financial Intelligence Unit.

Anche il Kosdaq appare ancora cauto sull’entrata degli operatori crypto nel suo listino. Una portavoce è stata chiara: “Serve un’intesa solida con le istituzioni finanziarie tradizionali”. Per ora nessuna piattaforma digitale ha ancora fatto il salto ufficiale.

Competizione e mercato in fermento

Mentre Bithumb prova a superare questi ostacoli, i concorrenti non stanno a guardare. Upbit e Coinone – gli altri big sudcoreani – hanno iniziato a esplorare possibilità simili con i regolatori. Tutti puntano a sfruttare una possibile finestra regolatoria tra il 2027 e il 2028.

Secondo la Korean Blockchain Association, nel primo semestre del 2026 gli scambi cripto sono cresciuti del 12% rispetto all’anno precedente. Su Bithumb gli utenti attivi sono arrivati a quota 5,3 milioni anche se le nuove registrazioni hanno rallentato dopo l’annuncio della multa.

Prospettive e attese degli investitori

Insomma, la strada verso il Kosdaq resta tutt’altro che scontata per Bithumb, che dovrà dimostrare solidità finanziaria e trasparenza agli occhi sia degli investitori sia delle autorità di vigilanza. Qualcuno parla già di un vero “test decisivo” per tutto il settore digitale sudcoreano.

Nei gruppi finanziari di Yeouido si rincorrono domande aperte: “Ce la faranno entro il 2028?” scrive qualcuno su Telegram. Per ora è un’incognita enorme – solo allora capiremo se davvero la Corea del Sud aprirà le porte a un exchange crypto nella sua borsa hi-tech più importante.

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