BitGo sfida l’AI con 100 BTC: test multi-firma sui wallet istituzionali

Corrado Pedemonti

4 Agosto 2026

Milano, 4 agosto 2026 – Mike Belshe, amministratore delegato di BitGo, ha lanciato una sfida senza precedenti: ieri ha depositato 100 BTC (poco meno di 6 milioni di euro al cambio attuale) per capire se i nuovi sistemi di intelligenza artificiale agentica sono capaci di superare le difese multi-firma dei wallet istituzionali. L’annuncio, arrivato nel pomeriggio di domenica, mette sotto i riflettori uno dei temi più delicati del mondo crypto: la sicurezza degli asset digitali contro l’avanzata dell’IA.

L’esperimento che mette alla prova la sicurezza crypto

In un comunicato pubblicato sul sito di BitGo, lo stesso Belshe si rivolge direttamente a ricercatori in IA, esperti di cybersecurity e sviluppatori indipendenti. “Il protocollo multi-firma è sempre stato considerato un baluardo quasi impenetrabile per chi cerca di mettere le mani sui wallet istituzionali senza autorizzazione – ha spiegato –. Ma oggi le nuove generazioni di agenti IA hanno capacità che non avevamo mai visto prima. È arrivato il momento di testarle sul campo”.

I wallet multi-firma sono ormai lo standard per chi custodisce grandi quantità di criptovalute. Il sistema prevede che almeno due delle tre chiavi private generate vengano usate insieme per autorizzare una transazione. Questa procedura serve proprio a evitare accessi illeciti, anche nel caso in cui una delle chiavi venga compromessa.

100 Bitcoin in palio, regole ferree

La cifra in gioco non è casuale: 100 BTC sono stati messi in un wallet creato appositamente, rispettando tutte le stesse procedure adottate dai clienti istituzionali. Niente accessi privilegiati, massima trasparenza negli audit e un registro pubblico che tiene traccia di ogni tentativo. “Il premio andrà solo a chi dimostrerà, con prove chiare e complete, di essere riuscito a violare il sistema senza aiuti interni”, ha precisato Belshe.

Fonti interne a BitGo hanno spiegato a alanews.it che la scelta del periodo estivo non è un caso: “È il momento migliore per osservare risposte immediate e capire fino a che punto i ricercatori siano creativi, senza interferire con le normali attività dei clienti”, spiega un ingegnere del team tecnico.

Secondo dati Chainalysis del 2025, solo lo 0,07% dei wallet istituzionali ha subito violazioni, quasi sempre causate da errori umani o phishing e molto raramente da falle tecniche.

Il confronto acceso tra IA e blockchain sulla sicurezza

Questa iniziativa arriva in un momento in cui il mondo della blockchain si interroga sempre più sulle minacce legate all’evoluzione degli agenti IA, software capaci di apprendere strategie complesse e agire in autonomia nell’ambiente digitale. Luca Venturelli, esperto di cybersecurity al Politecnico di Milano, spiega: “Finora le difese multi-firma hanno resistito anche agli attacchi più sofisticati. Ma l’apprendimento adattivo delle nuove IA cambia le carte in tavola: non si parla più solo di forza bruta o exploit noti, ma di strategie dinamiche e imprevedibili”.

BitGo non è nuova a questi test pubblici. Nel 2023 aveva già offerto un “bug bounty” da 10 BTC per scovare vulnerabilità nel suo codice. Questa volta però l’obiettivo sono proprio le barriere crittografiche considerate tra le più sicure nel settore.

Reazioni dalla comunità crypto

La notizia ha subito fatto rumore tra gli addetti ai lavori. Nei gruppi Telegram dedicati alla sicurezza delle criptovalute si sono accesi dibattiti vivaci. C’è chi applaude la mossa di Belshe come un segnale importante: “Serve più trasparenza su cosa può davvero fare l’IA”, dicono alcuni sviluppatori. Altri invece lanciano l’allarme: “Potrebbe attirare gruppi criminali con grandi risorse”, avverte un amministratore del gruppo Italian Blockchain Security. “Speriamo che non diventi una corsa agli armamenti”.

A New York e Londra i responsabili IT delle principali società finanziarie restano sul chi vive: “Siamo curiosi ma cauti”, dicono, aspettando i risultati prima di trarre conclusioni affrettate.

Fino a ora nessun tentativo documentato sembra aver avuto successo. Una fonte vicina all’azienda fa sapere: “Solo allora potremo capire se possiamo ancora contare sulla multi-firma o se dovremo rivedere alcune certezze”.

La sfida resta aperta e potrebbe segnare il futuro della sicurezza nel mondo crypto.

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