Bitcoin verso i 150k$: come debito USA e svalutazione spingono la corsa della crypto

Cristina Manetti

27 Agosto 2026

New York, 27 agosto 2026 – Il debito pubblico degli Stati Uniti non dà tregua e continua a salire, mentre il dollaro perde terreno giorno dopo giorno. Questa combinazione sta spingendo un numero sempre maggiore di investitori a spostare i capitali verso il Bitcoin, che secondo gli esperti di Bernstein potrebbe arrivare a toccare i 300mila dollari entro il 2029. Una previsione che riaccende il dibattito tra operatori e investitori, mentre sul fronte delle società si fa strada un atteggiamento più prudente nei confronti di MicroStrategy, l’azienda americana diventata simbolo dei grandi acquisti in criptovalute.

Il debito Usa e la corsa ai beni rifugio

L’ultimo dato del Dipartimento del Tesoro americano è chiaro: il debito federale ha ormai superato quota 36.500 miliardi di dollari, con una crescita che non accenna a rallentare. “Ogni nuovo stimolo all’economia mette sotto pressione la solidità del dollaro”, ha spiegato ieri sera Michael Harrington, senior analyst della New York University. Di fronte a questo scenario, molti investitori — istituzionali e privati — stanno cercando asset più sicuri, meno esposti alle manovre monetarie di Washington.

Il Bitcoin è tornato al centro delle strategie di protezione, nonostante la volatilità recente e i ricordi ancora vivi delle correzioni pesanti nel 2022 e nel 2024. “C’è una diffusa preoccupazione che l’inflazione rimanga più alta del previsto rispetto all’obiettivo della Fed”, ha detto Matthew Goldman, portfolio manager con oltre vent’anni di esperienza sui mercati Usa. Non a caso si vede una significativa uscita dal mercato obbligazionario americano e un crescente afflusso verso le principali criptovalute.

La proiezione di Bernstein su Bitcoin

Su questa scia si inserisce l’ultima analisi di Bernstein, che ha fissato un obiettivo di prezzo per il Bitcoin a quota 300mila dollari entro la fine del decennio. Un valore che triplicherebbe rispetto ai livelli attuali, oscillanti tra 95 e 110mila dollari secondo le piattaforme più seguite. Nel report uscito questa mattina — già passato di mano tra operatori di Wall Street e consulenti finanziari europei — gli analisti sottolineano come il contesto macroeconomico stia rafforzando la percezione della scarsità digitale tipica del Bitcoin.

Il documento però non nasconde i rischi: “Gli investitori devono fare i conti con una regolamentazione internazionale ancora incerta”, si legge nel passaggio più importante. “Le pressioni sui tassi d’interesse e sulla liquidità potrebbero rendere i flussi instabili, almeno nel breve periodo”. In ogni caso Bernstein ritiene probabile che il Bitcoin superi i 200mila dollari già entro la fine del 2028, spinto dalla domanda crescente da parte degli istituzionali e dalla sempre maggiore difficoltà nel mining.

Più prudenza su MicroStrategy

Nel rapporto gli analisti dedicano uno spazio anche a MicroStrategy, guidata dal CEO Michael Saylor. L’azienda americana ha in portafoglio circa 226mila Bitcoin, per un controvalore superiore ai 22 miliardi di dollari. Ma secondo gli esperti il modello di business resta esposto a rischi evidenti: “La forte dipendenza dall’andamento del prezzo del Bitcoin rende il titolo molto volatile e poco legato al core business software dell’azienda”, scrivono.

Il mercato ha già dato segnali chiari: lo scorso 12 agosto il titolo ha perso il 4,2% in un solo giorno, complici la correzione del Bitcoin sotto i 100mila dollari. “MicroStrategy è soprattutto una scommessa sulla tenuta a lungo termine della criptovaluta principale — spiega Alan Cooper, analista indipendente — ma manca quella diversificazione tipica delle società tech tradizionali”.

Regolamentazione e prospettive future

Un tema chiave resta quello della regolamentazione. Negli Stati Uniti si aspettano chiarimenti importanti dalla Securities and Exchange Commission (SEC) sulle norme per gli ETF legati alle criptovalute e sulle tasse sulle plusvalenze da trading digitale. In Europa invece si procede più lentamente, anche se la Banca Centrale Europea ha confermato l’impegno a monitorare da vicino gli sviluppi nel settore.

Non tutti però vedono con lo stesso ottimismo le previsioni di Bernstein. “Il percorso è ancora pieno di ostacoli: la volatilità resta un rischio concreto per i piccoli risparmiatori”, osserva Emma Lorenzo, consulente finanziaria con base a Londra. Detto questo, l’attuale quadro macroeconomico — tra debito pubblico altissimo e dollaro debole — spinge sempre più investitori istituzionali a mettere almeno una piccola quota in Bitcoin nei loro portafogli.

Reazioni del mercato

Questa mattina, nelle prime ore di contrattazione a Wall Street, il Bitcoin si è mantenuto intorno ai 103mila dollari. I volumi sono cresciuti rispetto alla media degli ultimi trenta giorni: secondo i dati raccolti da CoinMarketCap, nelle ultime ventiquattr’ore sono stati scambiati oltre 52 miliardi di dollari in criptovalute. Segnali chiari che confermano come il Bitcoin continui ad attirare attenzioni e capitali, pur restando sotto la lente d’ingrandimento per via delle tante incognite sul futuro prossimo.

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