Bitcoin ed Ethereum sotto pressione mentre il petrolio supera i 90 dollari e aumentano le tensioni Iran-USA

Corrado Pedemonti

3 Settembre 2026

Milano, 3 settembre 2026 – Il prezzo del petrolio ha superato quota 90 dollari al barile nelle contrattazioni di questa mattina, riaccendendo dubbi e timori sugli effetti che questo potrebbe avere sui tassi di interesse e sull’andamento dei mercati finanziari più importanti. Le borse asiatiche ed europee hanno viaggiato a velocità diverse fin dall’apertura, mentre le principali criptovalute, in particolare Bitcoin ed Ethereum, hanno confermato un clima di incertezza restando intrappolate nei loro consueti range, con le quotazioni sotto pressione.

Petrolio sopra i 90 dollari: mercato in allarme

Il balzo del Brent oltre la soglia dei 90 dollari – attorno alle 8:30 italiane si aggirava sui 90,18 dollari al barile secondo i dati ICE Futures Europe – ha acceso un faro sulle prospettive dell’inflazione per i prossimi mesi. «L’aumento dei prezzi dell’energia mette in dubbio le strategie delle Banche centrali», ha detto un analista di Intesa Sanpaolo raggiunto al telefono. In pratica, la ripresa della domanda globale, unita ai tagli produttivi dei paesi OPEC+, sta stringendo l’offerta e spingendo il prezzo a livelli che non si vedevano dalla primavera del 2024.

Questa situazione complica non poco il lavoro delle banche centrali, soprattutto della Federal Reserve, chiamata a decidere se continuare a salire con i tassi di interesse o rallentare per non soffocare la ripresa economica. Già ieri pomeriggio, dicono gli operatori, i future sulle Fed Funds avevano mostrato qualche segnale di possibile inasprimento monetario entro fine anno.

Criptovalute ferme tra paura e prudenza

Mentre l’attenzione rimane sul petrolio, le mosse delle criptovalute mostrano cautela. Il Bitcoin è oscillato nelle ultime 24 ore tra i 27.100 e i 27.800 dollari – dati CoinMarketCap alle 10:20 – senza riuscire a uscire da un box range ormai consolidato. Lo stesso vale per l’Ethereum, ancora fermo intorno ai 1.700 dollari senza particolari scossoni.

«Le criptovalute risentono sia delle tensioni macroeconomiche sia della prudenza degli investitori retail», spiega Marco Santucci di CriptoRadar.it. In sostanza, con tassi attesi più alti e una volatilità sul mercato spot molto bassa, si preferisce aspettare segnali più chiari prima di muoversi. Negli ultimi mesi il legame tra Bitcoin e gli indici azionari globali si è rafforzato, mostrando come il rischio macro influenzi sempre più anche le valute digitali.

Inflazione sotto osservazione

L’effetto immediato del rialzo del petrolio pesa soprattutto sulle aspettative di inflazione e quindi sulle decisioni degli investitori istituzionali. Uno studio pubblicato ieri dalla Banca Centrale Europea evidenzia che ogni aumento sostenuto oltre il 10% nei prezzi energetici porta mediamente a un +0,3% nel tasso d’inflazione nell’Eurozona nel giro di due trimestri.

Oltreoceano, invece, cresce la preoccupazione che la Federal Reserve debba stringere ulteriormente i cordoni della politica monetaria, soprattutto perché il mercato del lavoro resta ancora robusto nonostante qualche segnale di rallentamento in settori chiave. «Ci aspettiamo almeno un altro rialzo dei tassi entro novembre», ha confidato Francesca Galli, chief economist per JP Morgan Italia durante una conference call.

Mercati stabili ma guardiani vigili

In questo contesto la volatilità – sia sui mercati azionari sia sulle cripto – resta contenuta. Secondo il Chicago Board Options Exchange (CBOE), il VIX è rimasto sotto quota 15 per tutta la mattinata: un segno di fiducia moderata da parte degli operatori professionali.

Nei principali desk delle banche milanesi si sente un refrain comune: «Si procede con cautela e attenzione sul breve». Un gestore di Piazza Affari racconta come «l’interesse sia tutto rivolto alle mosse delle banche centrali e agli sviluppi tra i produttori OPEC+». Solo una svolta netta sull’offerta energetica o decisioni forti delle autorità monetarie potrebbero cambiare lo scenario attuale.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Con l’attesa dei dati ufficiali sulle scorte USA e nuovi indicatori macro in arrivo questa settimana – dal PIL europeo all’indice ISM statunitense – gli investitori si preparano a una fase interlocutoria. Nessuno si sbilancia troppo. Il prezzo del petrolio rimane la variabile principale; intanto, sia Bitcoin che Ethereum continuano a muoversi nella parte bassa dei loro canali abituali. «Solo una svolta nei fondamentali potrà rompere questo equilibrio», conclude Santucci.

Per ora domina prudenza e attesa: mentre il greggio monopolizza l’attenzione dei mercati finanziari, il mondo cripto resta ai margini dello scenario senza spunti nuovi da cogliere.

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