Bitcoin a zero nei prossimi decenni? L’allarme dell’esperto Jeremy Grantham per gli investitori italiani

Corrado Pedemonti

13 Agosto 2026

Milano, 13 agosto 2026 – Jeremy Grantham, veterano del mondo degli investimenti e fondatore della società di gestione GMO, ha messo le cose in chiaro ieri: per lui il Bitcoin “scenderà a zero nei prossimi decenni”, perché, dice, manca di un valore intrinseco vero e proprio. L’intervista rilasciata al Financial Times nel pomeriggio del 12 agosto ha fatto rapidamente il giro dei principali siti finanziari internazionali, riaprendo il dibattito tra piccoli risparmiatori e analisti italiani sul futuro delle criptovalute.

Il giudizio netto del decano della finanza

Grantham, che a ottobre compirà 86 anni, non è certo uno che manda messaggi vaghi. Durante una chiacchierata di circa un’ora negli uffici della GMO a Boston, ha spiegato senza giri di parole: “In tutta la mia carriera non ho mai visto un investimento con così poca sostanza reale dietro”. Per lui il Bitcoin “si regge solo sulle aspettative di massa” e se dovesse venire meno la fiducia degli investitori, “non resterebbe nulla. In un arco di dieci o vent’anni il suo valore potrebbe semplicemente dissolversi”.

Questa previsione si aggiunge alle critiche di Grantham rivolte da tempo sia alle criptovalute sia ai titoli tech. È noto per aver previsto lo scoppio della bolla dot-com e la crisi immobiliare americana, e spesso ha preso posizioni controcorrente. Nonostante questo, tra i piccoli risparmiatori italiani — che nel 2025 hanno messo oltre 1 miliardo di euro in asset digitali, secondo la Consob — le sue parole hanno sollevato più dubbi che certezze.

Il peso delle dichiarazioni sugli investitori italiani

Nei gruppi Telegram dedicati al Bitcoin come “Crypto Italia” e “Bitcoin Lounge” — attivi soprattutto la sera tra le 21 e le 23 — il giudizio di Grantham ha ricevuto reazioni spesso tiepide o persino pungenti. “Grantham pensa come un banchiere degli anni ‘900”, scrive un utente poco dopo le 22:14, “ma il mondo è cambiato da allora”. Molti amministratori di canali social specializzati ricordano come “le previsioni catastrofiche sul Bitcoin si sentono dal 2013”.

Eppure, nelle filiali bancarie o davanti al pc di casa, anche i più convinti si chiedono: esiste davvero il rischio di perdere tutto? Secondo gli ultimi dati di Bankitalia, circa il 4% delle famiglie italiane possiede almeno una piccola quota in valute digitali. L’importo medio investito è contenuto (poco più di 1200 euro), ma negli ultimi tre anni l’interesse è cresciuto costantemente.

Nessun valore intrinseco? Le due anime del dibattito

Al centro della critica c’è proprio la questione del valore intrinseco. Grantham sottolinea che a differenza delle azioni — che rappresentano una fetta concreta di impresa — o dell’oro, il Bitcoin non è legato a nessun bene tangibile o attività produttiva. “È solo software”, sintetizza lui. Questa idea è condivisa anche da alcuni esperti italiani. Fabio Sabatini, docente di Economia alla Sapienza di Roma, spiega: “Il Bitcoin non genera flussi di cassa né dividendi. Pensare che sia una riserva sicura è molto rischioso”.

Dall’altra parte ci sono voci che ricordano il ruolo alternativo delle criptovalute in paesi dove l’inflazione è alta o i sistemi bancari poco affidabili. “Il valore — dice Giorgio Cattaneo di ‘CoinSquare’ — nasce proprio dalla scarsità impostata dall’algoritmo e dalla fiducia collettiva. Come tutte le monete”. Lo scontro fra finanza tradizionale e nuova economia digitale si vede anche nei portafogli: secondo dati forniti da Binance Italia a maggio scorso, più di 150mila utenti nel nostro paese hanno comprato almeno un po’ di Bitcoin dall’inizio dell’anno.

Il futuro del Bitcoin: volatilità e attenzione

Resta però aperta la questione della volatilità. Negli ultimi sei mesi il prezzo del Bitcoin ha oscillato tra i 47mila e i 61mila dollari. Dopo le parole di Grantham lunedì scorso c’è stata una flessione poco sopra il 2% nelle contrattazioni notturne — poi però nella mattinata del 13 agosto si è visto un rimbalzo grazie a un annuncio della Federal Reserve sui tassi.

Dalle principali banche italiane arriva un messaggio chiaro: serve prudenza. “Un portafoglio ben bilanciato — suggerisce Davide Zampaoli, consulente Unicredit a Milano — deve evitare esposizioni troppo pesanti su asset senza regolamentazione, specialmente ora”. Nonostante ciò, spiegano gli operatori dei maggiori exchange italiani, non si sono registrate ondate improvvise di vendite.

Il giudizio severo di Grantham divide gli addetti ai lavori ma riaccende il dibattito sulla vera natura delle criptovalute. Per ora — tra chat private, piazze virtuali e sportelli bancari — in Italia la discussione resta aperta. I piccoli investitori osservano con attenzione in attesa di segnali più chiari. Intanto la domanda su cosa resterà davvero del Bitcoin tra vent’anni continua a circolare senza una risposta definitiva all’orizzonte.

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