Roma, 16 aprile 2026 – Il confronto globale sulla sicurezza di Bitcoin ha preso una piega decisiva con la presentazione, ieri sera, della proposta BIP-361. Si tratta di un documento tecnico che mette sul tavolo l’idea di “congelare” i BTC conservati in indirizzi ritenuti “a rischio” dalle autorità o dalla comunità stessa. A firmarla è un gruppo misto di sviluppatori e ricercatori indipendenti, ma la proposta ha subito acceso un acceso dibattito tra esperti e investitori, preoccupati per le possibili ripercussioni sull’architettura aperta della principale criptovaluta al mondo.
Cosa prevede la proposta BIP-361
Il testo, pubblicato su GitHub e rilanciato durante la notte nei principali forum internazionali, spiega che il Bitcoin Improvement Proposal 361 vuole introdurre nel protocollo una funzione capace di bloccare temporaneamente i fondi associati a indirizzi compromessi — quelli vittime di furto o impiegati in attività illegali. Gli sviluppatori sottolineano che si tratterebbe di una misura “eccezionale e circoscritta”, da applicare solo in casi segnalati attraverso procedure ben definite.
“Non vogliamo intaccare i principi fondamentali di Bitcoin, ma rispondere a un rischio reale che sta diventando sistemico”, ha detto Mario Carbone, uno degli ideatori della proposta, collegato da Zurigo. L’obiettivo è frenare l’ondata crescente di attacchi informatici, truffe e riciclaggio che imperversano nel mondo delle criptovalute, senza però compromettere la privacy degli utenti onesti.
Timori e prime reazioni dalla comunità
La risposta della comunità Bitcoin non si è fatta attendere. Già nelle ore successive alla pubblicazione, il canale Telegram italiano “Bitcoin Italia” si è riempito di messaggi pieni di dubbi e timori. C’è chi grida al rischio censura e chi invece chiede più controlli: insomma, il fronte è diviso. “Se questa proposta passa, perdiamo la neutralità del protocollo”, ha scritto poco dopo le 9 del mattino l’utente @giancrypto. Altri membri mettono in guardia sui possibili abusi e sulla difficoltà tecnica di stabilire in modo certo quali indirizzi siano davvero “a rischio”.
In mezzo a queste voci contrastanti ci sono anche inviti alla calma. “Bisogna discuterne bene prima di schierarsi”, ha suggerito su X (ex Twitter) Federico Tenga, noto divulgatore del settore e consulente legale. “La sicurezza non si ottiene gratis, ma va garantita anche l’imparzialità del sistema.”
Impatti potenziali sull’ecosistema Bitcoin
Come sottolineano gli osservatori più attenti, il nodo riguarda non solo i singoli detentori di Bitcoin, ma l’intero mondo delle criptovalute. Il mercato si regge su un patto tacito: apertura e resistenza alla censura sono il vero punto distintivo rispetto ai circuiti finanziari tradizionali. Solo pochi mesi fa, durante un panel all’Università Bocconi di Milano, l’esperto Giovanni Greco avvertiva: “Qualunque tentativo di mettere filtri centralizzati rischia di minare la fiducia nel protocollo”.
Ma gli attacchi hacker non accennano a diminuire: secondo l’ultimo report Chainalysis, nei primi tre mesi del 2026 sono stati rubati oltre 450 milioni di dollari in valute digitali diverse. Gli analisti avvertono che questa tendenza potrebbe peggiorare con la crescita dell’adozione globale delle criptovalute.
I nodi tecnici: chi decide e come si attua
Uno dei punti più delicati riguarda proprio chi avrà voce in capitolo nel decidere quali indirizzi siano davvero “pericolosi” e chi potrà intervenire. Nel testo della BIP-361 si parla di un sistema misto: più segnalazioni insieme a una votazione tra operatori della rete — miner e nodi validatori — con una soglia minima per mettere in pausa temporanea i fondi.
Tuttavia i dettagli pratici restano ancora tutti da definire. “Non c’è nulla di definitivo – ha precisato Carbone – È solo una bozza pensata per aprire un dibattito tecnico trasparente”. L’intenzione è sviluppare strumenti per limitare i danni da furti senza introdurre qualcosa che sia permanente o troppo invasivo.
La prospettiva internazionale e il futuro della proposta
La discussione su BIP-361 arriva mentre sul fronte normativo internazionale il clima è molto caldo. Negli Stati Uniti come nell’Unione Europea si stanno discutendo da mesi obblighi più stringenti sulla tracciabilità delle transazioni crypto e sulla responsabilità degli operatori. Alcuni esperti temono che accettare soluzioni simili possa spalancare la porta a controlli o sorveglianze governative ancora più invasive.
Nei prossimi giorni sono attese le prese di posizione delle principali associazioni del settore, a cominciare dalla Bitcoin Foundation. Intanto il confronto continua acceso sui canali tecnici e sui social network: molti veterani del settore pensano che questa volta la scelta potrebbe segnare davvero una svolta importante nella governance della moneta digitale.
