Perth, 21 giugno 2026 – Un gruppo di geologi australiani ha fatto una scoperta che promette di cambiare qualcosa nel modo in cui guardiamo alla storia antichissima della Terra: una struttura d’impatto da meteorite nelle zone più isolate dell’Australia Occidentale. Il ritrovamento, annunciato ieri dal Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), si aggiunge a una lunga serie di studi sulle origini geologiche del nostro pianeta, ma secondo gli esperti è un pezzo raro e prezioso di un puzzle che risale a miliardi di anni fa.
Una “cicatrice” nascosta nel cuore dell’Australia
Il cratere – come lo chiamano gli scienziati, anche se il tempo ne ha cancellato le forme originali – si trova nella zona arida del Pilbara, già famosa tra i geologi per avere alcune delle rocce più vecchie del mondo. Le ricerche sono partite verso la fine del 2025, ma solo in questi giorni sono arrivate le conferme definitive: grazie a analisi chimiche e morfologiche sui campioni prelevati, è stata trovata la prova netta della presenza di minerali da impatto, come la coesite e la stishovite.
Il capo del gruppo, il dottor Michael Humphreys dell’University of Western Australia, spiega così l’importanza della scoperta: “Questa struttura è una delle poche tracce rimaste delle collisioni avvenute durante l’Archeano, quando la Terra era ancora neonata e subiva continui bombardamenti spaziali”. Un quadro che aiuta a capire come si siano formati i primi ambienti sul nostro pianeta.
Un cratere “invisibile” agli occhi
Sulla superficie terrestre non c’è nulla che ricordi la spettacolarità di meteoriti più recenti come quello di Chicxulub, in Messico. Non c’è un cerchio ben definito né una voragine evidente. Il paesaggio del Pilbara appare piatto, coperto da pietre rossastre sparse ovunque. “Solo con strumenti come radar e analisi al microscopio si può riconoscere cosa c’è davvero sotto”, racconta la dottoressa Kavita Rao, tra le prime a esaminare i dati raccolti dai carotaggi.
Le attrezzature impiegate – sonde magnetometriche e spettrometri a raggi gamma – hanno messo in luce concentrazioni anomale di metalli come il nichel e il platino, elementi rari nella crosta terrestre ma comuni nei meteoriti. Si stima che la struttura abbia un diametro di circa 25 chilometri e sia il segno di un impatto risalente a quasi 3 miliardi di anni fa.
Un impatto con forti ripercussioni scientifiche
Per gli esperti internazionali questa scoperta è davvero preziosa. “Ogni nuovo cratere ci aiuta a ricostruire i grandi eventi catastrofici che hanno plasmato il pianeta”, dice il professor Luigi Bianchi, docente di Geologia all’Università di Firenze, raggiunto al telefono ieri sera. Secondo lui, “il Pilbara nasconde ancora tanti misteri: trovare segni così evidenti di un impatto così antico è un’occasione unica per capire le condizioni chimiche e fisiche della Terra appena nata”.
Resta però da definire con precisione quando avvenne l’impatto. Le prime datazioni indicano un intervallo tra i 2,8 e i 3,1 miliardi di anni, ma nuovi campioni saranno esaminati nei prossimi mesi nei laboratori del CSIRO per cercare di restringere questa forbice temporale. Le conseguenze della scoperta non riguardano solo la geologia: strutture simili permettono anche di studiare come si sia evoluta l’atmosfera primordiale e quando siano comparse le prime forme di vita.
Una scoperta che coinvolge anche l’Italia
Nei prossimi giorni arriveranno in Australia alcuni ricercatori italiani. Il team guidato dalla professoressa Maria Teresa Sanna dell’Università La Sapienza di Roma parteciperà alle analisi isotopiche dei minerali estratti dal sito d’impatto. L’obiettivo è capire se quell’impatto abbia lasciato cambiamenti duraturi nella geochimica locale. “Abbiamo trovato minerali che non ci aspettavamo in queste condizioni”, spiega Sanna via email. “Questo luogo è come un libro aperto sulla storia più profonda del nostro pianeta”.
Nel frattempo, le autorità del Western Australia hanno già messo sotto protezione l’area dei rilievi. A metà luglio sono previste nuove spedizioni con droni e laser scanner per mappare ogni dettaglio del cratere nascosto dal tempo. Tutti sperano che il Pilbara possa ancora svelare altri pezzi della storia cosmica della Terra. Tutto questo accade silenzioso, sotto uno strato sottile di polvere rossa e memoria antica.
