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Valle del Côa: scoperto come la luce faceva “prendere vita” alle incisioni rupestri paleolitiche

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
19 Ottobre 2026
in Cyber Security

Porto, 19 ottobre 2026 – Nella Valle del Côa, al confine con il Portogallo settentrionale, gli archeologi sono tornati in campo per dare nuovo slancio allo studio delle incisioni rupestri paleolitiche che ricoprono le sponde del fiume. L’ultima campagna, partita all’alba di lunedì scorso, non vuole limitarsi a capire come quei segni siano stati tracciati sulla pietra, ma punta a una domanda finora poco esplorata: come venivano osservate e vissute quelle immagini dagli uomini di allora? Una svolta rispetto agli anni di ricerca dedicati soprattutto a datazione e stili.

Incisioni rupestri della Valle del Côa: tra arte e ritualità

La Valle del Côa è la più grande collezione di arte rupestre a cielo aperto del Paleolitico in Europa occidentale: più di 5.000 incisioni distribuite su oltre 80 siti lungo il fiume, datate tra i 22.000 e i 10.000 anni fa. Non solo animali come cavalli, bovidi, capre e cervi: alcune rocce raccontano vere e proprie storie in sequenza, scene sovrapposte che mostrano la caccia o il movimento. «Ciò che sorprende non è solo il numero, ma soprattutto dove sono state incise: molte guardano verso l’acqua o si trovano su speroni che dominano il paesaggio», spiega Ana Martins, ricercatrice dell’Università di Porto e coordinatrice del progetto.

Martins sottolinea che non basta più chiedersi solo con quali strumenti fossero incise le rocce. «Ora proviamo a capire perché proprio lì, perché in quel modo. E soprattutto: chi guardava quelle immagini?». Non si tratta solo di catalogare incisioni; il gruppo sta mappando con precisione la posizione delle figure rispetto al sole nei diversi periodi dell’anno e al corso impetuoso del Côa. Un lavoro paziente, spesso rallentato dal vento gelido o dalla pioggia improvvisa tra le pietre.

La scoperta della fruizione: lo sguardo nel Paleolitico

Il lavoro avviato nel 2026 prova per la prima volta a ricostruire il punto esatto da cui si osservavano le incisioni. Tecnici e archeologi stanno sperimentando ricostruzioni virtuali e giochi di luci artificiali per capire da quali angolazioni – e in quali momenti della giornata – quei disegni diventavano davvero visibili. Si ipotizza che alcune figure emergessero solo con la luce radente del tramonto o nelle notti illuminate dalla luna piena. «Non erano immagini da vedere sempre né da tutti», racconta José Carvalho, uno degli archeologi sul posto.

Altri indizi arrivano dai segni intorno alle incisioni: tracce di fuochi accesi nei pressi, residui di pigmenti rossi e neri – forse usati per “animare” i contorni – e pietre disposte in modo insolito. I dati saranno messi a confronto con quelli raccolti in siti simili in Francia e Spagna, come Lascaux e Altamira; ma già si intravede un legame forte con il paesaggio circostante e una possibile ritualità.

Patrimonio UNESCO sotto minaccia: tutela e futuro

Dal 1998, le incisioni della Valle del Côa sono inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Ma non mancano i problemi: l’erosione provocata dal clima sempre più instabile del nord portoghese sta rovinando le superfici incise; alcuni siti subiscono atti di vandalismo sporadici o soffrono di un turismo ancora poco controllato. Il Museo del Côa, aperto nel 2010 vicino a Vila Nova de Foz Côa, lavora per informare i visitatori – circa 60 mila nel 2025 – e indirizzare i flussi, anche se i fondi sono pochi.

Le autorità locali stanno varando un protocollo più severo per proteggere le rocce dall’accesso non autorizzato e dagli agenti naturali. Alcune zone si visitano solo con guide esperte su prenotazione obbligatoria. È un equilibrio delicato tra ricerca scientifica, divulgazione culturale e conservazione dell’area. «Abbiamo una responsabilità verso chi ci ha preceduto ma anche verso chi verrà», avverte Rui Almeida, direttore del museo.

Un’eredità ancora da decifrare

Le indagini appena iniziate potrebbero finalmente dare qualche risposta sulle vere intenzioni degli artisti paleolitici: erano disegni quotidiani? Segnali di appartenenza tribale? Oppure parte di riti stagionali? Al momento restano tante domande sospese tra la pietra incisa e lo sguardo – quello antico degli uomini preistorici e quello attento degli studiosi moderni. Di certo però la Valle del Côa continua a raccontarci un dialogo silenzioso tra passato e presente, fatto non solo di segni visibili ma anche di tracce invisibili. E forse custodisce ancora misteri che neppure la scienza riuscirà a svelare fino in fondo.

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