Milano, 22 agosto 2026 – La blockchain continua a scuotere l’economia digitale mondiale, cambiando in modo profondo il modo in cui si registrano e si trasferiscono informazioni e valori. Nei primi mesi del 2026, l’Osservatorio Polimi Blockchain & Distributed Ledger segnala un aumento del 18% in Italia nei progetti pilota e nelle applicazioni pratiche legate alla blockchain rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro della crescente attenzione che aziende, enti pubblici e startup stanno riservando a questa tecnologia.
Blockchain oltre le criptovalute: nuovi usi e settori
Spesso quando si parla di blockchain si pensa subito a criptovalute come Bitcoin ed Ethereum, ma la realtà è più ampia e sfaccettata. Negli ultimi tempi diverse banche italiane — tra cui Intesa Sanpaolo e Unicredit — hanno lanciato programmi sperimentali per sfruttare i registri distribuiti nelle transazioni interbancarie. Lo scopo? Tagliare tempi e costi delle operazioni internazionali, assicurando più trasparenza nei controlli, spiegano fonti vicine a Unicredit.
E non sono solo le banche a muoversi. Nel settore agroalimentare, aziende come Granarolo stanno usando la blockchain per tracciare ogni passaggio del latte e dei formaggi, dalla mungitura fino al banco del supermercato. “Il cliente vuole sapere cosa compra, semplice,” racconta al telefono un manager bolognese. Anche la pubblica amministrazione non resta ferma: il Comune di Torino ha presentato a giugno un progetto per digitalizzare certificati anagrafici con la blockchain, così da permettere ai cittadini di controllare in qualsiasi momento autenticità e integrità dei propri documenti.
Sicurezza e trasparenza al centro del dibattito
La forza della blockchain sta nella sua natura di registro digitale condiviso, aggiornato in tempo reale e difficile da manomettere. Questo garantisce livelli superiori di sicurezza e trasparenza rispetto ai sistemi tradizionali. “Non è solo una moda passeggera,” spiega il professor Andrea Rizzo dell’Università degli Studi di Milano, “la blockchain cambia davvero il modo in cui pensiamo alla fiducia nelle transazioni digitali”. Detto questo, restano nodi aperti come la scalabilità — cioè la capacità di gestire grandi volumi — e i consumi energetici elevati delle principali reti pubbliche.
Su quest’ultimo punto si è acceso un acceso dibattito negli ultimi mesi dopo che Greenpeace ha denunciato come Bitcoin abbia consumato nel primo semestre 2026 un quantitativo di energia paragonabile a quello dell’intero Portogallo. Intanto Chainalysis, società leader nell’analisi della blockchain, segnala diversi progetti in corso per rendere i sistemi più efficienti, ad esempio passando dal “proof of work” – molto dispendioso – al “proof of stake”, che consente risparmi energetici importanti.
Bitcoin e criptovalute: andamento e regolamentazione
Nel mondo delle criptovalute, il 2026 è stato finora un anno di alti e bassi. A giugno Bitcoin, la moneta digitale più nota (nata nel 2009 da una figura ancora avvolta nel mistero chiamata Satoshi Nakamoto), ha superato di nuovo quota 70mila euro per unità salvo poi scendere nelle settimane successive. Gli esperti della Borsa di Milano spiegano che l’incertezza sulle regole pesa molto sui prezzi: a luglio la Commissione europea ha annunciato una revisione delle normative sui crypto asset con l’obiettivo di introdurre limiti più rigidi sulle operazioni anonime.
Nel frattempo la Banca d’Italia ha diffuso un avviso rivolto agli investitori: “I rischi legati alle criptovalute sono elevati — volatilità forte, assenza di garanzie legali, rischio concreto di truffe informatiche”, si legge nel comunicato del 18 agosto.
Sviluppi futuri: AI, smart contract e metaverso
Il cammino della blockchain sembra sempre più intrecciato con altre tecnologie emergenti. Diverse startup italiane stanno lavorando su progetti che combinano intelligenza artificiale e blockchain per automatizzare decisioni nei cosiddetti smart contract. Gli sviluppatori milanesi di TechChainLab sottolineano come “l’incontro tra AI e blockchain apre nuove strade per l’identità digitale e la gestione sicura dei dati sensibili”.
E poi c’è il metaverso: piattaforme come Decentraland puntano ancora sugli NFT basati su blockchain per compravendita di beni digitali e immobili virtuali. Una tendenza che secondo il sociologo Marco Granelli dell’Università di Torino “potrebbe rivoluzionare le regole dell’economia digitale nei prossimi anni”.
Tra attese normative ed evoluzioni economiche resta chiaro che la blockchain non è più una semplice curiosità tecnologica: il suo impatto si sente già nella vita quotidiana di imprese e cittadini italiani.