Tether amplia il potere: acquisita la quota SoftBank in Twenty One Capital da 3,4 miliardi di dollari

Cristina Manetti

21 Maggio 2026

Milano, 21 maggio 2026 – Tether, leader nel mondo delle stablecoin digitali, ha fatto un passo deciso ieri, acquisendo tutta la partecipazione che SoftBank deteneva in Twenty One Capital, la “DAT Bitcoin” italiana che solo nell’ultimo anno è arrivata a valere circa 3,4 miliardi di dollari. La notizia, trapelata in serata da fonti vicine al dossier, segna un momento importante per il panorama fintech europeo. Dietro questa mossa, si legge negli ambienti milanesi, c’è la chiara volontà del gruppo guidato da Paolo Ardoino di rafforzare il proprio controllo sulle infrastrutture blockchain nel continente.

Un affare chiuso a Milano: tempi e motivazioni

L’intesa è stata siglata nel pomeriggio negli uffici notarili di via Broletto, a Milano. Da SoftBank passa così il 100% delle quote di Twenty One Capital a Tether. Un’operazione che completa un percorso iniziato nella primavera del 2025, quando il colosso giapponese aveva messo sul piatto oltre 400 milioni di dollari per entrare nel capitale della società fintech italiana. “Tether vuole rafforzare tutta la catena delle tecnologie decentralizzate partendo proprio dall’Italia”, racconta un dirigente vicino al gruppo a margine della trattativa. SoftBank, intanto, esce dal progetto dopo aver contribuito alla crescita rapida della piattaforma e realizzato una bella plusvalenza. Nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata finora.

Twenty One Capital: cosa fa e perché interessa così tanto

Nata a gennaio 2025 per mano dell’imprenditore Andrea Sassetti insieme a ex manager di Bitstamp e Illimity, Twenty One Capital si è presentata subito come la prima “Digital Asset Trust” (DAT Bitcoin) regolamentata in Italia. In pratica, una piattaforma autorizzata per custodire grandi portafogli di criptovalute, soprattutto Bitcoin, destinati a investitori istituzionali, banche e family office europei. Dai bilanci visionati da Alanews.it emerge che in meno di un anno il personale è passato da 12 a oltre 75 dipendenti, con sedi a Milano, Londra e Berlino. I volumi gestiti – secondo fonti interne – hanno già superato i 2 miliardi di dollari entro la fine del 2025.

Cosa cambia nel mercato fintech europeo

L’acquisizione arriva in un momento caldo per i servizi crypto regolamentati in Europa. Da un lato c’è l’entrata in vigore del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che ha imposto nuove regole agli operatori finanziari. Dall’altro lato gli investitori internazionali puntano forte su società solide e sicure nella custodia degli asset digitali, spingendo verso una maggiore concentrazione tra i player più affidabili. “Questo è un passo fondamentale – dice Andrea Montanari di ABI Lab – perché mette Tether alla guida di una delle infrastrutture più avanzate per custodire Bitcoin dentro il quadro normativo europeo”. Per l’Italia, ancora piccola rispetto a Germania e Francia nel mondo crypto, è una grande occasione per giocare un ruolo da protagonista.

Quale futuro per Twenty One Capital sotto Tether

Dopo l’uscita di SoftBank resta tutto nelle mani di Tether che punta ad allargare gli orizzonti della finanza digitale con questa acquisizione. Nessuna novità ai vertici: Sassetti continuerà come amministratore delegato almeno fino alla fine del prossimo anno fiscale. La strategia è chiara: nuovi servizi rivolti agli investitori istituzionali e alleanze con grandi banche italiane ed europee. “Stiamo guardando con grande attenzione allo sviluppo dei servizi fiduciari digitali regolamentati”, ha dichiarato Paolo Ardoino poco dopo l’annuncio ufficiale. L’entità economica dell’affare non è stata resa nota ma secondo fonti vicine agli advisor il valore supererebbe i 3 miliardi di dollari, confermando l’interesse crescente verso piattaforme che offrono standard elevati nella gestione degli asset digitali.

L’Italia al centro della mappa cripto europea

Milano e Roma puntano così a diventare poli chiave nelle operazioni sulle criptoattività. I dati Consob del primo trimestre 2026 parlano chiaro: oltre 60 operatori fintech hanno chiesto licenze MiCA in Italia nell’ultimo anno. Una crescita forte alimentata anche dalla domanda internazionale di servizi sicuri e normati per la custodia di Bitcoin e altre valute digitali. In questo contesto, la scelta di Tether viene interpretata come un segnale chiaro: ora la partita sulle infrastrutture crittografiche si gioca soprattutto sulle regole europee – e sui centri finanziari pronti ad adottarle velocemente.

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