Milano, 1 novembre 2026 – Dal primo novembre, chi compra da siti fuori dall’Europa si ritroverà a pagare una nuova voce in fattura: la Union Handling Fee. Questa tassa è stata introdotta in tutta Italia per ogni pacco proveniente da paesi extra Unione Europea. Il costo è di 2 euro per collo e riguarda tutti, dai giganti come Amazon e AliExpress, fino ai piccoli venditori e alle spedizioni tra privati. L’obiettivo delle autorità doganali è coprire i costi di gestione e uniformare le procedure con quelle degli altri Paesi europei.
La nuova tassa pesa sui consumatori
L’Agenzia delle Dogane chiarisce che questa tariffa si applica a ogni spedizione dall’estero, senza guardare al valore del pacco. Nella pratica, come spiegano fonti di Poste Italiane, il costo extra sarà a carico del destinatario, che dovrà saldarlo prima di ricevere il pacco. La tariffa è fissa, ma se non viene pagata in tempo si rischiano costi aggiuntivi per giacenza o sdoganamento.
Per chi fa spesso acquisti online da fuori Ue, come Elisa Ferrari, 29 anni, impiegata milanese, questa novità può pesare: “Ordino spesso cose dalla Cina. Due euro a pacco sembrano pochi, ma alla fine del mese fanno la differenza”. Un timore condiviso dagli operatori del settore: secondo Confcommercio, il nuovo balzello colpirà soprattutto i piccoli acquisti a basso costo, dove i margini sono già sottili.
Come funziona la tassa e prime reazioni
La Union Handling Fee è attiva da oggi su tutto il territorio nazionale. I consumatori noteranno subito la differenza: i siti più grandi hanno già aggiornato le informazioni sulle spedizioni. Anche i corrieri – soprattutto Poste Italiane, ma pure DHL e FedEx – hanno cambiato le procedure. Di solito arriverà un avviso via mail o SMS con le istruzioni per pagare prima della consegna.
Ci saranno però inevitabilmente qualche confusione nelle prime settimane. “Riceviamo molte domande da clienti e spedizionieri”, racconta un funzionario doganale lombardo sotto anonimato. “Chi fa ordini sporadici potrebbe trovarsi impreparato”. L’agenzia consiglia di seguire sempre il tracking del pacco e di contattare il corriere in caso di dubbi.
Rischi nascosti dietro i 2 euro
Anche se la tassa base è 2 euro, altre spese possono far lievitare la spesa. Se non si paga subito o se la consegna fallisce, scattano costi extra per giacenza, nuove pratiche doganali o altri oneri amministrativi. In certi casi si può arrivare a spendere anche tre volte tanto rispetto alla tariffa standard.
Un problema segnalato dalle associazioni dei consumatori riguarda poi la trasparenza: alcuni marketplace esteri non avvertono chiaramente dell’esistenza della nuova tassa. “Serve chiarezza totale”, insiste Carlo De Luca di Altroconsumo. “Chi compra deve sapere esattamente quanto dovrà sborsare”.
Italia in linea con l’Europa ma resta l’incognita futuro
L’Italia non è pioniera su questo fronte: Francia e Germania hanno già da tempo una tassa simile, tra 1,5 e 3 euro a pacco. Bruxelles spinge per regole comuni fra Stati membri per limitare frodi e sottovalutazioni doganali sulle piccole spedizioni.
Secondo Confetra – la confederazione dei trasportatori –, oltre il 20% dei volumi annuali gestiti dagli operatori italiani deriva dall’e-commerce extra Ue. La nuova tassa potrebbe quindi frenare le micro-importazioni dall’Asia e far aumentare l’attenzione sulle procedure doganali anche per i piccoli ordini.
Resta da vedere se gli utenti accetteranno senza troppo rumore questa novità o se scatteranno proteste e calo degli acquisti dai siti esteri. Nel frattempo c’è anche da capire quanto ci metteranno corrieri e piattaforme a mettersi in pari con le nuove regole.