Perché tappare i vulcani con cemento è un errore pericoloso: la spiegazione degli esperti

Salvatore Broggi

25 Maggio 2026

Napoli, 25 maggio 2026 – Tra battute e proposte al limite del paradosso, sui social è tornata a circolare l’idea di “sigillare” i vulcani italiani con il cemento, soprattutto dopo i recenti sciami sismici ai Campi Flegrei. Un’idea che spopola tra meme e post ironici, ma che gli esperti smontano con fermezza. I geologi spiegano che tentare di bloccare un vulcano così sarebbe non solo inutile, ma addirittura rischioso.

Sigillare un vulcano? Un’idea pericolosa

La proposta – a tratti fantascientifica – vorrebbe impedire al magma di uscire usando materiali come il cemento armato. Su TikTok c’è chi scrive che basterebbe “chiudere il cratere come si fa con una buca sull’asfalto”. Ma la realtà è un’altra cosa. “Non si può fermare una pressione enorme con metodi da lavori stradali”, chiarisce Giovanni Russo, vulcanologo all’Università Federico II di Napoli. Il magma spinge con forze tali da superare qualsiasi materiale da costruzione.

Anche l’INGV mette in guardia: “Tentare di tappare un vulcano aumenterebbe la pressione interna, scatenando esplosioni ben più violente”.

Il rischio delle soluzioni ‘fai-da-te’

Il tema è tornato sotto i riflettori dopo lo sciame sismico del 20 maggio nella zona flegrea. Nei gruppi Facebook locali non sono mancati commenti come “serve una colata di cemento per stare tranquilli”, raccolti da centinaia di reazioni. Ma i meccanismi sotterranei sono molto più complessi: provare a bloccare il cratere potrebbe avere effetti opposti.

“Si finirebbe solo per far aumentare la pressione – avverte il vulcanologo Stefano Greco in un’intervista alla RAI – e il magma cercherebbe vie alternative per uscire, probabilmente con conseguenze peggiori”. Episodi simili sono stati registrati in eruzioni passate, quando ostruzioni naturali hanno causato esplosioni laterali devastanti.

Perché la scienza boccia queste idee

Gli esperti parlano chiaro. Secondo l’INGV, le dinamiche dei vulcani coinvolgono masse enormi di magma che si muovono sotto terra su scala gigantesca. Mettere un “tappo” superficiale è inutile e rischioso. “Pensare di bloccare un fenomeno così potente con il cemento è pura illusione”, dice Russo. Neppure i tentativi sovietici degli anni Settanta di chiudere alcuni camini secondari portarono risultati utili.

C’è poi il rischio più concreto: “Le discussioni sui social possono creare false speranze e far perdere tempo prezioso sulla vera gestione dell’emergenza”, avverte l’Ordine dei Geologi della Campania. L’invito è a seguire solo le indicazioni ufficiali della Protezione Civile e degli scienziati.

Ironia, paura e disinformazione

Nonostante le rassicurazioni, sui social domina l’ironia. A Pozzuoli si scherza (“così spariscono le fumarole”), mentre tra gli anziani riaffiorano ricordi inquietanti delle eruzioni passate. Nel frattempo il Comune ha intensificato la comunicazione sulle misure di evacuazione e sugli scenari studiati dagli esperti.

Alla domanda su come affrontare davvero il rischio vulcanico, Russo risponde senza mezzi termini: “Serve studiare continuamente, monitorare e informare bene la gente. Solo così si salvano vite”. Intanto la Protezione Civile ha messo in campo squadre pronte 24 ore su 24 e ha preparato punti d’accoglienza nel quartiere Bagnoli.

Il monitoraggio resta la via maestra

Oggi non esistono alternative al controllo costante e all’informazione capillare sul territorio. Grazie a sensori all’avanguardia piazzati tra Napoli, Pozzuoli e tutta l’area flegrea, gli esperti INGV possono captare ogni minimo movimento dei gas sotterranei in tempo reale.

Il dibattito online continua tra ansia e sarcasmo, ma la scienza è netta: i vulcani non si chiudono con il cemento né oggi né mai. La sicurezza si costruisce con conoscenza, prevenzione e attenzione continua. Solo così – dicono i ricercatori – si può davvero ridurre il rischio per tutti.

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