Città del Capo, 15 luglio 2026 – Le acque dell’Atlantico meridionale stanno vivendo un cambiamento che, secondo i ricercatori della Università di Pretoria, potrebbe ribaltare l’equilibrio dell’intero ecosistema marino: le orche stanno mettendo alle strette gli squali bianchi. Negli ultimi tempi, soprattutto lungo le coste del Sudafrica, pescatori e biologi riferiscono di scene che fino a poco fa sembravano impossibili. “Da febbraio non vediamo più squali bianchi nei soliti posti. Solo gruppi di orche, sempre in movimento”, racconta Peter van der Merwe, guida subacquea a Gansbaai, meta popolare per i safari marini.
Orche e squali: una battaglia che cambia la catena alimentare
I dati raccolti tra aprile e luglio dalla Shark Spotters Foundation sono chiari: in alcune baie gli avvistamenti di squali bianchi sono crollati di oltre l’80% rispetto allo stesso periodo del 2024. La colpa? Le orche, predatori intelligenti e sociali che – come spiega la biologa marina Mary-Ann Oosthuizen – “cacciano insieme con strategie quasi militari”. Non è raro che due o tre esemplari adulti si coordinino per isolare uno squalo bianco anche molto grande.
Durante le uscite di caccia a False Bay, le orche – facili da riconoscere per le macchie bianche vicino agli occhi – assaltano gli squali con precisione. “Sembra proprio che mirino al fegato”, sottolinea il dottor Jacobus Venter, dell’Oceans Research Institute di Mossel Bay. Una tecnica che dà loro un vantaggio nutritivo, lasciando sul fondo carcasse mutilate. I resti trovati lo confermano: spesso mancano gli organi interni, tagliati con cura.
Squalo bianco in fuga: cosa succede all’areale
L’impatto è evidente sulle popolazioni di squalo bianco. “Da maggio in poi le nostre escursioni per avvistarli sono praticamente ferme. Non c’è più nulla da mostrare”, ammette Christelle Du Toit, guida turistica a Simon’s Town. Anche la pesca locale ne risente: meno squali significa più foche, le loro prede preferite, che possono stravolgere la catena alimentare.
Uno studio pubblicato su “Marine Ecology Progress Series” spiega che gli squali si stanno spostando fino a 200 chilometri più a est rispetto al solito. Questo vuoto viene rapidamente occupato dalle orche. Un cambiamento nell’areale degli squali che preoccupa non solo gli studiosi: “Stiamo perdendo un segnale importante della salute dei nostri mari”, ha detto ieri il professor Leonard Jacobs, esperto di predatori marini.
Turismo e economia locale sotto pressione
Non sono solo scienziati e pescatori a guardare con apprensione al fenomeno. L’intera economia turistica della costa sudafricana – circa 2 miliardi di rand all’anno dai tour dedicati agli squali bianchi – sta affrontando una realtà diversa. Gli operatori turistici cercano di puntare sulle orche, “ma non è la stessa cosa dal punto di vista dello spettacolo”, confessa Alex Steyn, titolare di una delle principali agenzie subacquee.
Le autorità seguono la situazione con nuove boe sonar e droni marini, per capire se le orche continueranno a dominare o se ci sarà un riequilibrio naturale. Intanto nel settore c’è chi pensa già a cambiare rotta: “Forse è il momento di puntare su specie meno conosciute”, suggerisce Sophie Muller, biologa tedesca trasferitasi ad Hermanus nel 2021.
Un futuro incerto per la biodiversità marina
Che cosa aspettarsi ora? Gli scienziati preferiscono mantenere la cautela. L’assenza temporanea degli squali bianchi potrebbe scatenare effetti a catena difficili da prevedere: più predazione su foche e pesci, possibili ripercussioni sui piccoli predatori e rischi per specie già fragili. “Solo osservando nel tempo capiremo se è solo una fase o il nuovo equilibrio”, conclude Mary-Ann Oosthuizen durante l’ultimo briefing a Cape Town.
Per ora una cosa sembra certa: nel vecchio duello tra i grandi predatori degli abissi, le orche stanno riscrivendo regole e confini, nel silenzio inquieto delle acque sudafricane.