OpenAI ha un problema: l’azienda ha ammesso di avere difficoltà sulle capacità di calcolo. Ecco tutti i dettagli
OpenAI vale miliardi, ma non basta: la potenza di calcolo scarseggia. Sarah Friar, la nuova CFO arrivata nel 2024, non ha girato intorno alla questione. La carenza di risorse tecnologiche sta rallentando progetti cruciali. Tra le vittime di questo problema c’è Sora, un’app per creare video con l’intelligenza artificiale nata appena 15 mesi fa e già destinata a chiudere il 26 aprile 2026. Dietro questa decisione non ci sono solo i numeri, ma una realtà dura: costi troppo alti e un ritorno economico troppo debole in un mercato dove la concorrenza non fa sconti.
OpenAI: le difficoltà di calcolo
Sora prometteva di rivoluzionare la produzione video con l’IA. La sua capacità di trasformare semplici descrizioni in clip realistici aveva attirato l’attenzione di grandi nomi come Disney, con cui OpenAI aveva stretto un accordo da miliardi. Ma i numeri non mentono: nel periodo di massimo utilizzo, Sora arrivava a consumare fino a 15 milioni di dollari al giorno solo per la potenza di calcolo. Nel frattempo, i ricavi complessivi si fermavano a poco più di 2 milioni di dollari, con un calo drastico degli utenti attivi, passati da un milione a meno di 500mila. A questo si è aggiunto il rincaro dei prezzi e la scarsità di GPU all’avanguardia, come le NVIDIA H100, che hanno bloccato gli investimenti necessari.
Tra Anthropic e l’azienda: la sfida si sposta sull’impresa
Con questi limiti hardware, OpenAI ha deciso di puntare meno sul mercato consumer e più sull’area enterprise e sugli strumenti per sviluppatori. Qui a fare breccia è stato Anthropic, con il suo Claude Code, che ha conquistato una base di aziende in crescita e garantito entrate più stabili. Sarah Friar ha sottolineato l’urgenza di concentrare energie e risorse solo sulle attività più redditizie, lasciando da parte “missioni secondarie” che non reggono economicamente. È una mossa pensata per sostenere le ambizioni dell’azienda in vista di una possibile IPO, anche se nel frattempo si preparano a gestire perdite che potrebbero toccare i 14 miliardi di dollari nel 2026. Il recente round di finanziamenti da oltre 120 miliardi di dollari conferma la fiducia degli investitori, ma mette anche in luce la necessità di una gestione più rigorosa in un settore pieno di insidie.
Innovazione sotto pressione: cosa cambia per Openai
La vicenda di Sora mette in chiaro quanto sia difficile bilanciare innovazione e sostenibilità nel campo dell’intelligenza artificiale. Il modello multimediale si è rivelato troppo dispendioso in termini di energia e hardware, in un mercato che invece richiede efficienza e ritorni rapidi. OpenAI ha così scelto di puntare sulle tecnologie più solide, come ChatGPT, e sugli strumenti per l’automazione nelle aziende, dove la domanda e i profitti sono maggiori. Questa svolta racconta anche di una Silicon Valley in fermento, dove idee spettacolari ma costose devono fare i conti con le esigenze di un mercato reale. Il futuro di OpenAI, insomma, dipenderà dalla capacità di usare al meglio le risorse computazionali, fondamentali per restare al passo con concorrenti agguerriti e mercati che cambiano in fretta.
