L’Ue indaga sulle nuove regole di WhatsApp Business: parte il botta e risposta con Meta. Ecco cosa sta succedendo
Bruxelles, 9 febbraio 2026 – Prosegue il confronto tra Meta e la Commissione Europea sulla gestione delle interfacce di programmazione delle applicazioni (Api) di WhatsApp Business e l’accesso degli assistenti di intelligenza artificiale (IA) di terze parti sulla piattaforma di messaggistica. L’Unione Europea ha espresso serie preoccupazioni per le modifiche introdotte da Meta, ritenute potenzialmente anticoncorrenziali, mentre l’azienda di Menlo Park respinge le accuse definendole infondate.
WhatsApp e l’accesso all’IA: cosa succede?
La Commissione Europea ha avviato un’indagine antitrust formale nei confronti di Meta, a seguito dell’aggiornamento dei Termini di WhatsApp Business Solution annunciato il 15 ottobre 2025, che esclude dall’applicazione gli assistenti IA generici di terze parti. Dal 15 gennaio 2026, quindi, l’unico assistente IA disponibile sulla piattaforma è quello sviluppato da Meta stessa, denominato Meta AI.
Bruxelles ha inviato a Meta una comunicazione degli addebiti, manifestando l’opinione preliminare che la società possa detenere una posizione dominante nel mercato europeo delle app di comunicazione per i consumatori, in particolare tramite WhatsApp. Secondo la Commissione, il rifiuto di Meta di consentire l’accesso alle Api di WhatsApp ad aziende terze, inclusi sviluppatori di assistenti IA, configura un abuso di tale posizione dominante, con il rischio di creare barriere all’ingresso per concorrenti più piccoli e di danneggiare la concorrenza nel mercato dell’IA.
La Commissione ha sottolineato l’urgenza di adottare misure provvisorie per evitare danni gravi e irreparabili alla concorrenza, ritenendo WhatsApp un punto di ingresso fondamentale per consentire agli assistenti IA di raggiungere i consumatori nello Spazio Economico Europeo (SEE). Tuttavia, l’azione riguarda il SEE ad eccezione dell’Italia, dove l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha già imposto misure provvisorie a Meta nel dicembre 2025.
La replica di Meta: nessun motivo per l’intervento Ue
Meta, attraverso un portavoce, ha risposto alle accuse della Commissione definendole prive di fondamento. L’azienda evidenzia che i propri sistemi non sono progettati per supportare il sovraccarico generato dall’uso massiccio di chatbot IA tramite le Api di WhatsApp Business, e che esistono numerose alternative di IA accessibili agli utenti tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore.
Meta sottolinea inoltre che il settore dell’intelligenza artificiale è altamente competitivo e che gli utenti possono scegliere liberamente i servizi IA preferiti, anche al di fuori di WhatsApp. La compagnia americana ha già mostrato insofferenza verso le normative europee, ritenendole potenziali freni all’innovazione tecnologica.
Questo confronto arriva in un contesto di crescente attenzione da parte delle istituzioni europee sui temi della concorrenza digitale e dell’accesso alle tecnologie emergenti, con un focus particolare sulle pratiche delle grandi piattaforme tecnologiche come Meta Platforms, Inc., fondata nel 2004 e oggi leader mondiale nei social network e nei servizi di messaggistica.
