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Home Crypto

Mercato Crypto in Calo: Bitcoin Crolla a 80.764$ tra Timori Inflazione USA e Pressione su AI

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
17 Ottobre 2026
in Crypto

Milano, 17 ottobre 2026 – Nelle prime ore di questa mattina Bitcoin ha perso quota, scendendo a 80.764 dollari, mentre i dati sull’inflazione negli Stati Uniti pubblicati ieri hanno riacceso i timori su una possibile nuova stretta della Federal Reserve. A risentirne non sono state solo le criptovalute, ma anche il settore tecnologico, soprattutto le aziende che lavorano sull’intelligenza artificiale.

Bitcoin e crypto: il mercato reagisce ai dati USA

Secondo la piattaforma CoinMarketCap, alle 8.30 di oggi il prezzo di Bitcoin è sceso sotto gli 81mila dollari, segnando una perdita del 4,2% rispetto a ieri. Anche Ethereum ha fatto un passo indietro, stabilizzandosi intorno ai 4.230 dollari. E non si tratta solo delle due principali monete digitali: anche altre altcoin come Solana e Cardano hanno subito cali pesanti, rispettivamente del 6% e del 5,3%.

Per gli esperti la causa è chiara. “L’inflazione negli Stati Uniti è stata più alta del previsto e questo fa temere che la Federal Reserve debba mantenere una politica monetaria rigida più a lungo”, ha spiegato ieri sera Roberto Russo, strategist di IG Markets Italia, contattato poco dopo la chiusura di Wall Street. I fatti danno ragione a questa lettura: la volatilità di Bitcoin è aumentata del 15%, secondo i dati di Glassnode.

Crollo legato a inflazione e tassi in rialzo

Ieri alle 14.30 italiane è stato diffuso il dato sull’inflazione core Usa, che si è attestata al 3,7% su base annua, un decimale sopra le previsioni degli analisti. Immediata la reazione sui mercati globali: il rendimento del Treasury decennale è schizzato al 4,85%, mentre gli operatori hanno rivisto al rialzo le probabilità di un aumento dei tassi da parte della Fed entro fine anno.

Ma perché tutto questo pesa sulle crypto? “Le criptovalute sono considerate asset rischiosi”, spiega Francesco Messina, docente di Economia alla Bocconi. “Quando i tassi salgono, gli investitori preferiscono spostare i capitali verso strumenti più sicuri”. La dinamica non sorprende: in momenti di incertezza economica, il settore crypto soffre più degli altri.

A pesare c’è anche chi ha deciso di incassare i guadagni dopo il rally degli ultimi mesi che aveva portato Bitcoin a toccare quota 89mila dollari a marzo.

Il settore AI soffre insieme alle crypto

Non solo Bitcoin e soci: anche il comparto tecnologico legato all’intelligenza artificiale ha accusato il colpo della maggiore avversione al rischio. Le azioni Nvidia hanno chiuso ieri con un calo del 3,1%, mentre AMD ha perso oltre il 2%. La giornata è iniziata male fin dalle prime contrattazioni a New York e poi il trend negativo si è accentuato nel pomeriggio.

Secondo Refinitiv, solo nella sessione di ieri il settore tech ha bruciato più di 90 miliardi di dollari in capitalizzazione. L’attenzione degli investitori è rivolta al fatto che un costo del denaro più alto potrebbe rallentare lo sviluppo dei progetti AI, molto dispendiosi in termini di hardware ed energia.

Anche nel mondo crypto si è vista una forte ondata di vendite forzate: tra le 17 e le 21 di ieri sono stati chiusi oltre 290 milioni di dollari in posizioni long su Bitcoin, secondo CoinGlass.

Mercato in attesa: cautela e volatilità ancora alte

Per ora prevale la prudenza tra gli operatori. “Fino a quando la Fed non chiarirà meglio i tempi della normalizzazione monetaria sarà difficile vedere una svolta netta”, commenta Simone Galli, trader indipendente tra Milano e Londra.

La sensazione – confermata anche da fonti interne ad alcuni hedge fund newyorkesi – è che la volatilità resterà elevata nelle prossime settimane. A farne le spese saranno soprattutto criptovalute e società tech più esposte all’intelligenza artificiale. Intanto l’attenzione si sposta già sui prossimi appuntamenti: venerdì sera arriveranno i verbali della Fed, mentre sabato è attesa una nuova audizione al Congresso Usa sull’inflazione.

Insomma, per ora crypto e tech vanno avanti senza certezze ma con una consapevolezza chiara: basta qualche decimale in più nell’indice dei prezzi al consumo per far vacillare tutto quanto.

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