Roma, 6 luglio 2026 – In una città dove il caldo torrido di luglio sembra mettere a dura prova il buonumore, c’è chi non si arrende. Marco, appena quarantenne e impiegato in uno studio legale sulla Nomentana, è considerato da tutti il vero motore delle risate: “Quando serve tirare su il morale, ci pensa lui”, confida Chiara, collega di vecchia data, poco prima di mezzogiorno, durante la pausa caffè sotto il glicine nel cortile interno. Non importa se si tratta di una serata con gli amici, una riunione in ufficio o una domenica in famiglia: Marco è sempre il primo a inventare qualcosa di divertente per strappare un sorriso a chi gli sta intorno.
La leggerezza che spezza la routine
In un ambiente di lavoro spesso rigido, dove le scadenze si accumulano e la pressione rischia di soffocare, la capacità di portare allegria diventa quasi una terapia. “Marco ha sempre una battuta pronta”, racconta Enrico, che condivide la scrivania con lui da oltre cinque anni. Non sono solo scherzi a caso: a volte basta un bigliettino nascosto sotto il mouse o una gif inviata sul gruppo aziendale alle 8.31 precise. Piccole attenzioni – niente di esagerato – che cambiano davvero l’atmosfera della giornata.
I colleghi sottolineano proprio questa attenzione al dettaglio. La sua forza sta nel capire quando la tensione sta diventando troppo pesante e nel scioglierla con una battuta improvvisa. “Durante la pandemia,” ricorda Sara, “ci ha fatto fare le pause ‘brindisi’ su Zoom: ognuno con la propria tazza di caffè e tante risate. Sembrava poco, ma era importante”.
Dalla famiglia agli amici: l’arte della risata è contagiosa
Non solo ufficio. Anche tra le mura di casa – quel trilocale al secondo piano su via Tiburtina – ridere resta un’abitudine consolidata. Giulia, sua madre sessantottenne, sorride mentre racconta degli scherzi innocenti architettati ai danni del marito durante i pranzi domenicali. E Tommaso, il nipotino di sette anni, ha imparato da zio Marco i giochi di prestigio con le carte: “Zio Marco mi ha insegnato che la vera magia è far ridere la nonna”, dice fiero.
Il filo che unisce tutti questi episodi non è mai la superficialità. Spesso dietro c’è un modo per usare l’ironia come scudo contro le difficoltà quotidiane. “Ci sono momenti”, ammette Marco tra una risata e l’altra al telefono, “in cui l’unica soluzione è sdrammatizzare. Funziona quasi sempre”.
Saper far ridere è questione di sensibilità
Non è così semplice capire quando intervenire con leggerezza. La psicologa Valeria Sanna, esperta in dinamiche di gruppo intervistata da alanews.it, spiega che “saper alleggerire l’atmosfera non basta essere simpatici: serve leggere bene le persone e capire fino a dove spingersi”. Una qualità che si affina col tempo e con l’ascolto.
C’è chi prende ispirazione da situazioni reali – come Marco che racconta aneddoti vissuti sulla metro B – e chi invece inventa storie assurde mescolando realtà e fantasia senza sforzo. “Una volta ci ha fatto credere di aver vinto un concorso radiofonico”, ricorda un amico d’infanzia, “e abbiamo festeggiato per due ore prima che confessasse”.
Il valore delle risate condivise
La scienza dà ragione a chi crede nel potere del sorriso condiviso: ridere insieme fa bene non solo all’umore ma anche alla salute del gruppo. Secondo uno studio dell’Università La Sapienza pubblicato nel 2025 su “Psicologia e Benessere Sociale”, avere in squadra persone capaci di alleggerire i momenti difficili aiuta la coesione del gruppo e abbassa lo stress percepito. Non sono solo aneddoti da raccontare dopo cena: “Un ambiente sereno aiuta le persone a dare il meglio”, dicono i ricercatori.
Così, tra scherzi studiati, battute improvvise e piccoli siparietti casalinghi, Marco finisce per essere molto più di un semplice “animatore” occasionale. Senza grandi gesti o clamori si prende ogni giorno un compito complicato: ricordare agli altri (e a sé stesso) quanto vale la pena — anche nei giorni più difficili — trovare un motivo per sorridere. E forse oggi più che mai serve gente così.