Roma, 31 maggio 2026 – Questa mattina il Governo italiano ha fatto sapere di voler proporre a livello internazionale un cambiamento importante: trasformare il nome dell’unità di misura “volt” in “Volta”. L’obiettivo è chiaro, dare un riconoscimento più diretto e sentito a Alessandro Volta, il grande scienziato lombardo che ha rivoluzionato la fisica con la sua pila. A anticipare la notizia è stato il Ministero dell’Università e della Ricerca, che ora si prepara a una lunga serie di incontri con enti scientifici e istituzioni in giro per il mondo.
L’annuncio e il senso dell’iniziativa
La notizia è arrivata poco dopo le 8 dal Ministero in viale Trastevere. La ministra Anna Paolini ha spiegato senza troppi giri di parole: “Vogliamo dare il giusto riconoscimento a Volta, un innovatore che ha segnato profondamente la storia della fisica e dell’elettricità”. Paolini ha aggiunto che, sebbene il termine “volt” sia già dedicato a lui dal 1881, questa nuova forma – “Volta” – renderebbe più evidente l’eredità italiana. Da qui l’idea di rivolgersi al BIPM (International Bureau of Weights and Measures) per chiedere la modifica ufficiale.
Il percorso istituzionale e le prime reazioni
Nei prossimi giorni sarà presentato il dossier italiano durante una sessione straordinaria del Comitato internazionale dei pesi e delle misure, previsto a Parigi. “Sappiamo che non sarà una strada in discesa – ha ammesso la ministra – ma crediamo che questo nome possa davvero valorizzare meglio la nostra storia scientifica”. Intanto i tecnici del Ministero stanno mettendo a punto tutta la documentazione necessaria. Da Milano arrivano segnali incoraggianti: all’Università Statale, dove Volta fu docente, il rettore Luigi Bertoni si è detto “orgoglioso” e invita tutta la comunità accademica a sostenere l’iniziativa.
Il dibattito tra scienza e memoria
L’idea ha subito acceso il dibattito tra gli addetti ai lavori. Per Marco Salvati, direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, “dare il nome ‘Volta’ al volt sarebbe un gesto identitario importante, ma cambiare un’unità ormai adottata ovunque non è una cosa da prendere alla leggera”. Qualcuno teme ripercussioni sulla didattica e sui testi scientifici usati nel mondo. Giada Russo, presidente della Società Italiana di Fisica, sottolinea che “serve un confronto ampio e condiviso, perché oggi ‘volt’ già richiama Volta”. Sui social, invece, tra applausi per l’orgoglio nazionale emergono anche voci critiche che parlano di rischio nazionalismo.
Le tappe internazionali e gli ostacoli
La proposta dovrà passare prima al vaglio del BIPM e poi arrivare alla General Conference on Weights and Measures, organo ONU che decide sulle modifiche al Sistema Internazionale delle Unità (SI). Un funzionario del Ministero degli Esteri avverte: “Ci vogliono ampie consultazioni con tutti i partner europei e mondiali”. Ricorda anche come l’ultimo cambiamento simile – quello sulla definizione del chilogrammo – abbia richiesto anni di lavoro e consenso unanime. Finora Berlino e Londra non hanno commentato ufficialmente; da Parigi fanno sapere che ogni modifica deve essere discussa collettivamente.
La figura di Volta tra passato e presente
Alessandro Volta, nato a Como nel 1745, nel 1800 inventò la pila elettrica, dando una svolta fondamentale alla scienza sull’elettricità. Dal 1881 il suo nome identifica proprio l’unità di misura della differenza di potenziale elettrico. In Italia sono molti i musei e gli istituti a lui dedicati; solo nella sua Como sono stati organizzati oltre cento eventi scientifici in suo onore negli ultimi anni. “Volta rimane un simbolo forte della nostra cultura tecnica”, commenta un insegnante del liceo scientifico Paolo Frisi.
Prossimi passi e scenari possibili
Nelle settimane a venire partiranno i primi tavoli tecnici tra Ministero, accademie italiane e delegati stranieri. Il Governo si prepara a un percorso lungo almeno dodici mesi con l’obiettivo di presentare ufficialmente la proposta entro la primavera 2027. Fonti parlamentari anticipano che presto potrebbero arrivare interrogazioni in Commissione Cultura. Sul piano pratico, come conclude la ministra Paolini: “Se otterremo l’ok dovremo coordinare editori, scuole e università per fare in modo che ‘Volta’ diventi davvero patrimonio condiviso – non solo un simbolo italiano”.
