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Home DeFi

IPO OpenAI: come il piano con Trump punta a sfidare SpaceX nel mercato Usa

Cristina Manetti by Cristina Manetti
5 Luglio 2026
in DeFi

San Francisco, 5 luglio 2026 – Sam Altman, ceo di OpenAI, avrebbe iniziato una serie di incontri riservati con pezzi grossi della futura amministrazione Trump tra giugno e inizio luglio. Secondo fonti vicine alla vicenda, si sta valutando l’ipotesi che il governo americano entri direttamente nella società prima della quotazione in Borsa, attesa a Wall Street entro fine anno. Questa voce ha già scatenato un acceso dibattito, sia tra gli investitori che nei corridoi del potere a Washington e nei laboratori tech californiani.

Washington osserva da vicino: governo pronto a entrare in OpenAI

Nel dettaglio, il piano prevederebbe che gli Stati Uniti prendano una quota di minoranza nella società – una strada già pensata per aziende strategiche, ma mai tentata nel campo dell’intelligenza artificiale. Fonti del Dipartimento del Commercio, contattate ieri sera, hanno ammesso: “L’interesse c’è, ma siamo ancora agli inizi delle discussioni”. Nessuna conferma ufficiale né da OpenAI né dal team di transizione di Donald Trump, ma a Capitol Hill diversi membri della commissione Intelligence fanno sapere che un ingresso pubblico nel capitale avrebbe “ripercussioni importanti sul futuro tecnologico americano”.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli incontri informali tra consiglieri di Altman e funzionari federali. Tra i nomi più caldi ci sono il consigliere economico designato Stephen Moore e la deputata repubblicana Elise Stefanik, entrambi vicini al nuovo staff presidenziale. L’obiettivo – spiegano fonti della Bay Area – è chiaro: mantenere la leadership degli Stati Uniti nell’AI dopo gli allarmi sulle interferenze straniere e il rischio che brevetti e know-how finiscano in mano all’Asia.

Sicurezza nazionale e pressione geopolitica spingono per un ruolo pubblico

La questione della sicurezza nazionale pesa molto in questo scenario. Da settimane negli Usa si discute a fondo su come regolare le tecnologie generative e gestire i dati sensibili prodotti dagli algoritmi. La stessa Altman aveva detto lo scorso maggio, durante l’AI Safety Summit: “L’intelligenza artificiale sarà il cuore pulsante della nostra economia e difesa: serve una legge chiara, con il coinvolgimento dello Stato”.

Per analisti come Matthew Liao (NYU), un’eventuale “golden share” federale non solo potrebbe tranquillizzare i mercati, ma anche mettere pressione su competitor come Baidu o SenseTime. “Nella corsa globale all’AI, trasparenza e controllo pubblico stanno diventando sempre più cruciali”, spiega Liao. Ma la proposta divide: c’è chi teme che uno Stato troppo presente possa frenare l’innovazione e chi invece vede nell’intervento pubblico una tutela necessaria per settori strategici.

Reazioni miste a Wall Street e nella Silicon Valley

Gli operatori finanziari procedono con cautela. A Wall Street – dove la quotazione di OpenAI è tra gli eventi più attesi dell’anno – si respira una certa apprensione. Un gestore di Morgan Stanley commenta: “Un ingresso governativo potrebbe cambiare gli equilibri tra azionisti storici e nuovi investitori”. Nonostante ciò, la curiosità resta alta: secondo JPMorgan la valutazione dell’azienda potrebbe oscillare tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari.

Nella Silicon Valley la notizia divide i founder storici. Un dirigente Microsoft, che segue da vicino la situazione, confida: “Un coinvolgimento diretto dello Stato americano sarebbe una svolta mai vista qui”. Tra i venture capitalist c’è chi teme ripercussioni sull’indipendenza delle startup più innovative; altri invece vedono nella presenza pubblica un freno contro rischi monopolistici o crisi d’immagine.

OpenAI tra Borsa e tensioni globali

Al momento non c’è nulla di definito: le fonti vicine ad Altman parlano di trattative congelate fino all’insediamento del nuovo governo previsto per gennaio 2027. Il CEO, contattato via mail dalla nostra redazione, ha preferito non commentare. Fatto sta che in poche settimane le strategie su OpenAI si stanno intrecciando sempre più con dossier legati alla sicurezza nazionale e alle relazioni tecnologiche tra Washington e Pechino.

Intanto il mondo guarda con attenzione: se davvero la Casa Bianca decidesse di salire a bordo di uno dei giganti mondiali dell’intelligenza artificiale, lo scenario globale potrebbe cambiare molto rapidamente. Solo allora si capirà se questa scelta resterà un caso isolato americano o farà scuola anche altrove.

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