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Home Cyber Security

Governo rinvia decisione sui limiti ai social per minori: Meloni spinge per regole più severe

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
20 Giugno 2026
in Cyber Security

Roma, 20 giugno 2026 – Il Governo italiano ha deciso di lasciare alle Camere il compito di discutere eventuali limiti all’uso dei social network per i minori, evitando per ora provvedimenti urgenti o decreti specifici. È quanto è emerso ieri sera a Palazzo Chigi, al termine di una giornata intensa tra interrogazioni parlamentari e scontri tra maggioranza e opposizione. La questione resta quindi “aperta” e senza una scadenza precisa: un percorso lungo e pieno di insidie si profila all’orizzonte.

Il nodo dei limiti all’uso dei social

Il tema dei limiti ai social per i minori è tornato d’attualità dopo il recente episodio a Napoli, dove una ragazzina di 12 anni è stata ricoverata in ospedale a causa di una “challenge” su TikTok. A riaccendere il dibattito hanno contribuito anche i dati del Garante per la Privacy: “Nel 2025 il 68% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni ha dichiarato di usare almeno due social network ogni giorno”. Numeri elevati, accompagnati da casi frequenti di cyberbullismo e contenuti pericolosi.

Fonti governative chiariscono che un decreto legge non è in programma nelle prossime settimane: “Il Parlamento sta lavorando su più proposte, lasciamo che la discussione si faccia dove deve essere fatta”, ha spiegato una fonte vicina al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. L’esecutivo sembra dunque adottare un atteggiamento attendista, ma dall’opposizione arrivano già avvertimenti sul rischio di ritardi.

Maggioranza divisa sulle possibili soluzioni

Nel centrodestra non c’è accordo sulle strategie da adottare. La Lega, attraverso il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, spinge per regole più rigide: “Serve un controllo serio sull’età degli utenti”, ha detto ieri durante un incontro con genitori romani. Forza Italia e Fratelli d’Italia invece vogliono prima approfondire con gli esperti. “Non basta mettere limiti anagrafici – ha sottolineato la senatrice Erica Mazzetti – bisogna puntare sull’educazione digitale”. Nessun ultimatum dunque, almeno per ora.

Anche nel Partito Democratico e nel Movimento 5 Stelle le posizioni sono articolate. Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, parla di “trovare un equilibrio tra libertà personale e tutela dei minori”, mentre il M5S insiste sulla necessità di confrontarsi con associazioni e famiglie prima di adottare misure concrete.

Le proposte sul tavolo delle commissioni

In Parlamento ci sono almeno quattro disegni di legge depositati nei mesi scorsi. Alcuni chiedono di alzare a 16 anni l’età minima per iscriversi ai principali social network; altri propongono sistemi che verifichino l’identità digitale attraverso la Carta d’Identità elettronica. Tra le idee più discusse c’è anche l’obbligo per le piattaforme di segnalare comportamenti a rischio direttamente alle scuole.

I tempi però restano incerti. “Non ci saranno strette immediate, serve tempo per un confronto serio e approfondito”, ha ribadito ieri Federico Mollicone (FdI), presidente della Commissione Cultura della Camera, al termine della seduta pomeridiana. Le audizioni degli esperti – tra cui rappresentanti del Garante Privacy e pedagogisti dell’Istituto Superiore di Sanità – andranno avanti almeno fino a metà luglio.

Le reazioni delle associazioni e delle famiglie

Intanto le associazioni dei genitori chiedono interventi rapidi. Daniela Martino, portavoce del comitato “Genitori in Rete”, ha detto a alanews.it: “Siamo stanchi dei continui rinvii, ogni settimana emergono nuovi casi di disagio legati ai social”. Sulla stessa lunghezza d’onda Save the Children Italia, che ha diffuso una nota invitando il Governo a mettere in campo “una road map chiara per tutelare i minori dai rischi online”.

Le società che gestiscono i principali social – da Meta a TikTok – non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali nelle ultime ore. Un portavoce della filiale italiana di Meta si è limitato a ricordare che “gli strumenti per il controllo parentale sono già attivi”, ma che “ogni Paese decide autonomamente quali limiti anagrafici adottare”.

Uno scenario in evoluzione

Sul dossier pesa anche il confronto europeo. La Francia ha già varato una legge che limita l’accesso ai social sotto i 15 anni; in Spagna il dibattito è acceso dopo alcuni episodi simili. In Italia però si resta nel campo parlamentare: niente provvedimenti urgenti né scadenze imminenti. Solo allora, forse in autunno, si capirà se dalle parole si passerà ai fatti. Nel frattempo famiglie e scuole attendono – con crescente preoccupazione ma anche speranza.

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