Roma, 22 maggio 2026 – Negli ultimi giorni la Guardia di Finanza di Roma ha sgominato un ingegnoso schema di frode fiscale legato ai cosiddetti Bitcoin Ordinals, con oltre un milione di euro non dichiarati al Fisco. Tutto è partito da una segnalazione sospetta, registrata poco fuori Roma, vicino a Tor Vergata, attorno alle 9.30 di un lunedì mattina. Da lì è venuto a galla un sistema che sfruttava il mercato delle criptovalute per nascondere guadagni e aggirare i controlli dell’Agenzia delle Entrate. L’inchiesta è ancora aperta, ma i finanzieri parlano già di “nuove frontiere dell’evasione fiscale”.
L’indagine tra wallet digitali e scambi anonimi
L’indagine ha preso il via dall’analisi di movimenti sospetti su conti bancari e portafogli digitali — o wallet, come si chiamano nel settore. Secondo la Guardia di Finanza, i sospetti si sono concentrati su una serie di trasferimenti legati alla compravendita di Bitcoin Ordinals. Questi ultimi sono conosciuti come una sorta di “incisione digitale” su singoli satoshi (le unità più piccole del bitcoin) che permettono di associare dati, immagini o testi a ogni singolo bitcoin, creando così oggetti digitali unici.
Quando sono emerse discrepanze tra le transazioni registrate sulla blockchain e le dichiarazioni fiscali, i finanzieri hanno avviato accertamenti patrimoniali e bancari approfonditi. Hanno seguito una lunga catena fatta di scambi veloci tra piattaforme poco controllate e poi rientri su conti in Italia. Ma la parte più complessa è stata proprio questa: “Queste operazioni sono costruite apposta per essere opache”, spiega uno degli ufficiali dell’inchiesta. “Ci abbiamo messo settimane solo per ricostruire il flusso e scovare chi c’era dietro”.
Un milione di euro nascosti al Fisco
L’indagine ha stimato in oltre un milione di euro il valore delle transazioni che non erano state dichiarate. Il trucco era semplice ma efficace: acquistare gli Ordinals a un prezzo base e rivenderli a cifre molto più alte. I guadagni venivano poi parzialmente “ripuliti” passando da piattaforme estere o convertendo tutto in valuta tradizionale solo dopo vari passaggi.
Dai primi riscontri della GdF emergono almeno tre persone chiave nell’operazione: due giovani under 35 della cintura sud-est romana e un consulente informatico romano che faceva da perno tecnico all’intero sistema. Ma gli investigatori non escludono altre connessioni ancora da scoprire. “Non è un caso isolato – confida un funzionario dopo i primi interrogatori –, è uno schema replicabile che richiede capacità tecnologiche avanzate”.
La reazione delle autorità e i rischi per il settore
La scoperta conferma i timori già noti sul rischio evasione legato agli strumenti digitali più nuovi. Dal Ministero dell’Economia è arrivato un commento prudente: “Stiamo monitorando da tempo il fenomeno degli asset virtuali e delle criptovalute”, ha detto ieri pomeriggio una fonte vicina al dicastero, “e la collaborazione con le forze dell’ordine sarà rafforzata nelle prossime settimane”.
Le autorità fiscali ricordano come le nuove regole europee (MiCA e DAC8) impongano obblighi stringenti a piattaforme e operatori per tracciare ogni operazione. Ma resta il problema delle realtà non regolamentate o basate fuori dall’Unione Europea: proprio lì sembrano essersi concentrate le attività finite nel mirino dei finanzieri romani.
Gli Ordinals nel mirino: nuova evoluzione dell’evasione?
Fino a poco tempo fa la preoccupazione principale riguardava le transazioni classiche in bitcoin ed ethereum, ora invece l’attenzione si sposta sulle applicazioni più recenti della blockchain. Gli Ordinals, spiegano gli esperti, rappresentano una “nuova frontiera” sia per l’arte digitale sia per nascondere soldi sporchi. Non è cosa da poco: il valore medio delle operazioni esaminate supera i 40 mila euro ciascuna ed è spesso legato a wallet difficili da collegare direttamente a persone fisiche.
Il colonnello Francesco De Vita, comandante della Guardia di Finanza romana, parla chiaro: queste frodi sono solo “la punta dell’iceberg”. “C’è tutto un universo parallelo che gira a ritmo serrato – ha detto durante una conferenza improvvisata nella sede del comando – serve aggiornare continuamente strumenti e competenze investigative”.
Prossimi passi e sviluppi attesi
I responsabili individuati ora rischiano multe pesanti e anche conseguenze penali, secondo quanto previsto dalla legge italiana sull’evasione fiscale e l’antiriciclaggio. La GdF vuole capire se ci siano episodi simili anche fuori dal Lazio.
Tra gli investigatori e chi lavora nel settore cresce la sensazione che questo caso romano sia solo l’inizio: si attendono controlli serrati su wallet sospetti e transazioni strane legate agli Ordinals. Non sono escluse novità nelle prossime settimane: sequestri ulteriori, nuove denunce e forse anche i primi processi legati agli asset digitali più innovativi.
“Il quadro cambia quasi ogni giorno”, ammette uno dei tecnici coinvolti fin dall’inizio dell’operazione, “ma quel che resta chiaro è che l’Italia non può permettersi di rimanere indietro davanti alle nuove tecnologie”.
