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Home Cyber Security

Demenze in Amazzonia: lo stile di vita pre-industriale delle comunità indigene riduce i casi ai minimi storici

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
20 Settembre 2026
in Cyber Security

Manaus, 20 settembre 2026 – Nel cuore dell’Amazzonia, due comunità indigene, i Tsimane e i Moseten, che vivono tra Bolivia e Brasile, mostrano qualcosa di sorprendente: tassi di demenza molto più bassi rispetto al resto del mondo. A svelarlo è uno studio pubblicato oggi, frutto del lavoro dei ricercatori dell’Università della California a Santa Barbara, guidati dal professor Michael Gurven. Questi studiosi hanno seguito da vicino queste popolazioni per più di quattro anni. Ancora non si sa con certezza perché la demenza quasi non tocchi queste comunità: forse è merito dell’alimentazione, del movimento quotidiano o della mancanza di certi fattori di rischio tipici dei paesi occidentali.

Tsimane e Moseten: numeri che lasciano senza parole

I dati, pubblicati su “Alzheimer’s & Dementia”, arrivano da uno studio su più di 1.000 adulti over 60, che vivono in villaggi isolati, raggiungibili solo risalendo i fiumi. La cifra fa riflettere: nei Tsimane si contano appena 5 casi ogni 1.000 persone, ancora meno tra i Moseten. Per fare un confronto netto: in Europa si registrano circa 60-70 casi ogni 1.000 persone sopra i 65 anni. Lo ha raccontato Margaret Corley, ricercatrice che da anni lavora a stretto contatto con queste popolazioni. “Quando abbiamo visto i numeri”, ammette Corley, “abbiamo pensato fosse un errore nei dati. Invece no”.

La foresta come scudo?

Cosa c’è dietro questo fenomeno? Le ipotesi ruotano tutte attorno allo stile di vita di questi gruppi. I Tsimane, ad esempio, coltivano manioca e mais, pescano e camminano chilometri ogni giorno. La loro dieta è fatta di carne selvatica, pesce d’acqua dolce e frutta raccolta nei boschi — niente cibi processati o confezionati. I villaggi sono fatti di case di legno con tetti di foglie: niente supermercati, niente televisori. “Ci svegliavamo all’alba insieme a loro”, racconta il neurologo Andrés Delgado, “e si capiva subito che muoversi era parte naturale della loro vita quotidiana”. Poco sale, pochi zuccheri e zero bibite gassate: insomma, quella amazzonica sembra una vera barriera contro il declino mentale.

E il ruolo dei geni?

Oltre all’ambiente, c’è chi punta il dito sulla genetica. La professoressa Cristina Barrientos, antropologa medica a La Paz, sottolinea come le linee genetiche dei Tsimane e Moseten siano poco contaminate dal mondo occidentale: “Non sappiamo se esista un gene che li protegga”, spiega Barrientos, “o se l’ambiente abbia influenzato l’espressione di certi geni”. Ma la cautela è d’obbligo: gli esperti avvertono che servono studi più approfonditi nel tempo — finora abbiamo solo dati puntuali.

Modernità in arrivo e primi segnali d’allarme

Anche qui però qualcosa sta cambiando. Negli ultimi cinque anni smartphone e qualche barattolo di zucchero raffinato hanno iniziato a fare capolino nei villaggi più grandi lungo il fiume. I giovani lasciano le comunità per la città — Rurrenabaque o Trinidad — e tornano portando con sé nuovi stili di vita. Il medico locale Hernán Gutierrez, che lavora tra San Borja e i villaggi fluviali, nota già qualche segnale: “Stiamo vedendo più casi di ipertensione e diabete”, dice Gutierrez, “ma la demenza negli anziani resta rara”. Il timore è che questo vantaggio unico si perda con l’arrivo delle abitudini occidentali.

Mistero aperto: la scienza non abbassa la guardia

Gli autori dello studio sono chiari: non bisogna illudersi o tirare conclusioni affrettate sul perché questi popoli siano così protetti dalla demenza. Il professor Gurven mette le cose in chiaro: “Non possiamo semplicemente prendere il loro stile di vita e applicarlo da noi”, dice, “ma capire cosa li salva potrebbe aiutarci a trovare nuove strade anche in Europa o Nord America”. La speranza è che questi risultati spingano altri ricercatori a guardare con attenzione a questi mondi lontani perché — come scrivono gli studiosi — “solo conoscendo da vicino realtà così diverse potremo imparare qualcosa sul futuro della salute del cervello”.

E così nella foresta amazzonica, tra capanne semplici e sentieri nascosti tra alberi altissimi, la ricerca continua a cercare quella chiave misteriosa sospesa tra natura e cultura.

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