Milano, 8 agosto 2026 – L’aumento dei prezzi delle memorie spinto dalla crescente domanda di intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione il mercato dei computer Apple, in particolare i notebook. Negli ultimi giorni, diversi negozi in Italia segnalano scorte sempre più esigue e rincari, legati sia alla corsa globale agli hardware più richiesti dai grandi data center, sia all’impatto che questa situazione sta avendo sui consumatori comuni. Secondo gli esperti del settore, questa situazione potrebbe protrarsi almeno fino all’autunno.
La domanda di memoria spinta dall’AI non dà tregua
Dietro la crisi c’è soprattutto la richiesta crescente di memorie DRAM e NAND da parte dei colossi dell’intelligenza artificiale. Microsoft, Google, Amazon e altri giganti stanno investendo miliardi in nuovi data center, comprando enormi quantitativi di memoria per alimentare i modelli di AI generativa. Un fenomeno che, come spiega Riccardo Cavalli, analista di Techinsights, “ha stravolto gli equilibri”: “La filiera produttiva non riesce a tenere il passo con questa domanda enorme. Così chi produce hardware per il consumo comune – come Apple – resta in fondo alla fila rispetto ai grandi del cloud”.
MacBook sempre più difficili da trovare e più cari
L’effetto più evidente lo si vede oggi sulla disponibilità dei MacBook. Chi prova a comprare un MacBook Air M3 o un MacBook Pro con 16 GB di RAM, sia a Milano che a Roma, spesso si scontra con scaffali vuoti o tempi d’attesa superiori alle due settimane. Anche i prezzi sono schizzati: sulla versione base con 16 GB di memoria gli aumenti vanno da 70 a 150 euro rispetto ai listini di giugno.
“Non ci aspettavamo rincari così veloci”, racconta Francesca Moretti, responsabile commerciale in un Apple Premium Reseller milanese. “Alcuni modelli arrivano col contagocce. Ci sono clienti che aspettano anche tre settimane”. Situazioni simili si riscontrano anche a Torino, Bologna e Napoli, come emerge da un sondaggio Confcommercio svolto tra il 29 luglio e il 4 agosto.
Data center che risucchiano le forniture
Dietro questi rincari c’è il cosiddetto “effetto risucchio” dei data center. I produttori di memoria come Samsung, SK Hynix e Micron preferiscono vendere grandi quantitativi a pochi clienti istituzionali con contratti su larga scala. La quota destinata ai produttori di elettronica di consumo (tra cui appunto Apple) si riduce drasticamente. “Le priorità cambiano in base al margine”, osserva Davide Palma, consulente ICT: “Quando c’è richiesta dall’AI, le aziende puntano sui clienti che ordinano a nove zeri”.
Il fenomeno non riguarda solo l’Italia: negli Stati Uniti The Verge segnala scorte limitate sugli entry-level nei negozi Apple. In Asia la situazione è ancora più tesa: a Tokyo gli aumenti superano il 10% sui modelli più gettonati.
Rincari destinati a restare?
Le prospettive non sono rosee per una rapida svolta. Un report di TrendForce del 5 agosto avverte che la carenza di memorie “potrebbe peggiorare nel terzo trimestre”, con nuovi aumenti previsti tra il 5% e l’8% entro settembre. Anche distributori italiani confermano: “Apple ha già messo in guardia sui possibili ritardi nelle consegne fino a ottobre”, dice un addetto alle vendite Mediaworld contattato ieri.
Da Cupertino però nessuna comunicazione ufficiale. Sui social l’assistenza invita semplicemente a “controllare la disponibilità online” o a scegliere la spedizione a casa quando i negozi fisici non hanno scorte.
Chi si ritrova a pagare il prezzo più alto
A pagare dazio sono soprattutto gli utenti finali: studenti universitari in cerca di portatili per la sessione autunnale, professionisti che devono aggiornarsi prima della ripresa dopo l’estate, freelance impossibilitati ad aspettare settimane intere. “Stiamo cercando alternative”, ammette Paola Furlan, architetto veneziana alla ricerca di un nuovo portatile. “Ma in questa fascia di prezzo le opzioni scarseggiano”.
La crisi delle memorie rischia inoltre di estendersi ad altri prodotti Apple nelle prossime settimane: secondo gli esperti le scorte di iPad Pro e alcuni Mac Mini potrebbero subire ritardi già da fine agosto. Uno scenario in evoluzione che si traduce in meno disponibilità e prezzi più alti per i dispositivi tech nella vita quotidiana.
Nel breve termine – dicono gli addetti ai lavori – è difficile vedere una soluzione veloce. L’autunno si presenta incerto per chi vuole comprare un computer nuovo: la spinta dell’intelligenza artificiale sui mercati mondiali non dà segni di rallentamento. Chi ha bisogno di un MacBook subito farebbe bene ad anticipare l’acquisto senza indugi.