Milano, 22 settembre 2026 – Da oggi le banche europee potranno regolare gli asset tokenizzati usando direttamente la moneta della banca centrale. Si chiama Pontes il sistema presentato questa mattina dalla Banca Centrale Europea a Francoforte. Un debutto che segna un passo concreto verso la digitalizzazione dei mercati finanziari in Europa, con effetti immediati per chi opera e investe.
Cos’è Pontes: il ponte tra moneta digitale e finanza tradizionale
In pratica, Pontes è un’infrastruttura che permette agli istituti finanziari dell’Eurozona di chiudere i pagamenti relativi agli asset tokenizzati — cioè strumenti finanziari “registrati” su blockchain o sistemi DLT — utilizzando la moneta della banca centrale, senza passare da contanti o altri strumenti privati. Un cambiamento importante, non solo sotto il profilo tecnologico ma anche regolamentare: da tempo banche e autorità chiedevano una soluzione per coniugare innovazione digitale, sicurezza e stabilità della moneta pubblica.
Il vicepresidente della BCE, Luis de Guindos, ha commentato così: “Con Pontes mettiamo a disposizione delle banche un ambiente sicuro dove possono lavorare e sperimentare la tokenizzazione degli asset, limitando i rischi di controparte”.
Come funziona: banche, operatori e nuovi processi
Nel dettaglio, le banche aderenti potranno usare Pontes per regolare direttamente in euro digitali — emessi dalla banca centrale — operazioni su strumenti digitalizzati come obbligazioni, titoli di Stato, azioni o altri prodotti “tokenizzati” su reti DLT autorizzate. L’infrastruttura dialoga sia con i sistemi tradizionali di pagamento TARGET sia con le piattaforme blockchain.
In pratica, una banca che compra o vende un titolo “tokenizzato” potrà chiudere l’affare in tempo reale senza passare da intermediari o aspettare i tempi dei pagamenti tradizionali. “Si velocizzano i regolamenti e si riduce la frammentazione tecnologica tra mercati”, spiega Marion Marechal, direttrice innovazione di BNP Paribas.
Impatto atteso: sicurezza, trasparenza e costi più bassi
Secondo il documento BCE, l’obiettivo di Pontes è duplice: offrire uno strumento rapido per gestire gli asset digitali garantendo però la sicurezza della moneta della banca centrale, anche in ambienti blockchain. In questo modo si evita che i pagamenti siano regolati con monete “private”, come stablecoin non regolamentate, rafforzando la fiducia nel sistema pubblico.
Gli analisti stimano che la piattaforma potrà tagliare tempi e costi nelle operazioni cross-border tra istituti europei, spingendo anche verso nuovi prodotti finanziari innovativi. Secondo la European Banking Federation, pubblicata ieri sera, i risparmi operativi potrebbero superare i 350 milioni di euro l’anno.
Sfide tecniche e reazioni del settore bancario
Ma non tutto è semplice. Le principali banche – Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Société Générale – hanno fatto sapere nelle ultime settimane che serve una verifica accurata sulla sicurezza informatica del sistema. Alcuni temono che convivere con vecchie e nuove piattaforme possa creare problemi nei primi mesi. “Serve una fase pilota ben gestita per evitare intoppi”, avverte un manager di Unicredit che preferisce restare anonimo.
La stessa BCE ricorda che partecipare a Pontes è ancora volontario. Ma le adesioni sono destinate a crescere man mano che la digitalizzazione avanza e gli asset “tokenizzati” entrano nei portafogli delle grandi banche.
Il contesto: verso un’Europa più digitale
Il lancio di Pontes arriva in un momento cruciale per la finanza europea. La spinta alla digitalizzazione dei mercati è ormai inarrestabile – anche sotto pressione dei competitor americani e asiatici – ma restano preoccupazioni su stabilità e governance delle nuove infrastrutture. Per la Commissione Ue, si legge in una nota diffusa oggi da Bruxelles, Pontes è “un tassello fondamentale verso l’integrazione digitale completa dei servizi finanziari”, aprendo la strada all’arrivo dell’euro digitale retail nei prossimi anni.
Per molti osservatori è la prima vera prova generale per una finanza europea che vuole stare al passo con le tecnologie senza rinunciare alle garanzie del passato. E intanto nelle sale trading – raccontano operatori milanesi – c’è già chi si domanda: “Pontes sarà davvero il ponte verso il futuro?“