Milano, 25 maggio 2026 – Telegram, la famosa app di messaggistica nata nel 2013 grazie ai fratelli Nikolaj e Pavel Durov, continua a conquistare sempre più utenti anche in Italia. Negli ultimi tempi, complici le discussioni sul trattamento dei dati personali e la privacy online, l’interesse per la piattaforma è tornato a crescere in tutte le età. A spingere questa nuova ondata di download, secondo fonti di settore, sono anche alcune novità introdotte di recente: dai canali tematici alle chat protette.
Telegram: come si scarica e cosa offre davvero
A differenza di app più note come WhatsApp o Signal, Telegram da sempre punta molto sulla privacy. Scaricarla è semplice: basta andare nello store digitale del proprio smartphone—Google Play se si usa Android, App Store se si ha un iPhone—digitare “Telegram” e premere su “Installa”. Il download è veloce anche con una connessione casalinga non proprio velocissima. L’app pesa circa 60 MB e al primo avvio chiede solo il numero di telefono, il nome e una foto profilo per registrarsi.
Appena aperta, l’interfaccia appare pulita e minimalista: niente pubblicità né consigli automatici ovunque. “Vogliamo che ognuno si costruisca la propria esperienza in libertà,” ha detto Pavel Durov in una diretta streaming a marzo. Si nota subito la differenza: su Telegram si possono creare chat private, gruppi numerosi e soprattutto i cosiddetti “canali”, spazi dove uno o più amministratori inviano messaggi a migliaia di persone senza che chi segue possa rispondere. In Italia gli iscritti attivi ogni mese superano i 9 milioni.
Canali e chat segrete: sicurezza e contenuti
Uno dei motivi per cui gli utenti scelgono Telegram è la sicurezza delle conversazioni. “Uso Telegram soprattutto per le chat segrete, che sono criptate end-to-end, e posso far sparire i messaggi con un timer,” racconta Marco, studente milanese che da due anni preferisce questa app alle altre. Però va detto che le chat normali—quelle non segrete—restano sui server dell’azienda senza la stessa protezione.
I canali informativi sono un altro punto forte: lì testate giornalistiche, enti pubblici e gruppi privati condividono notizie, file e link multimediali. A differenza dei gruppi WhatsApp (limitati a poco più di mille membri), i canali Telegram possono arrivare a ospitare fino a un milione di iscritti. In Italia vanno forte quelli dedicati a politica, sport, spettacolo ma anche quelli ufficiali delle forze dell’ordine come la Polizia di Stato, che aggiornano su truffe online o allerte meteo.
Notifiche su misura e gestione della privacy
Molti scelgono Telegram perché permette una grande flessibilità sulle notifiche: si possono silenziare intere chat o ricevere avvisi solo per messaggi specifici—una mano santa nei gruppi grandi o nei canali con tanto traffico. Sul fronte della privacy, l’app consente di nascondere il numero a chi non è tra i contatti salvati; inoltre non obbliga a mostrare quando si è online o l’orario dell’ultimo accesso.
Le opzioni per la sicurezza sono facilmente accessibili nel menù “Privacy e Sicurezza”. Qui si può attivare l’autenticazione a due fattori, cambiare il PIN o cancellare l’account in pochi passaggi. Come sottolinea Paolo Fantoni dell’Università di Torino: “Telegram non è invulnerabile ai rischi digitali ma offre strumenti concreti che tutti dovrebbero conoscere prima di condividere dati sensibili”.
Un ecosistema in crescita con luci e ombre
Tra le funzioni più apprezzate dagli italiani c’è anche la possibilità di mandare file fino a 2 GB per singolo documento—a differenza della concorrenza—e i bot programmabili che automatizzano operazioni ripetitive come previsioni del tempo o aggiornamenti sportivi. Qualche limite però resta: l’interfaccia desktop viene spesso considerata meno intuitiva rispetto alla versione mobile; e sul fronte della trasparenza nella gestione dei server il dibattito tra gli esperti è ancora acceso.
In sintesi chi prova Telegram oggi trova un’app ricca di opzioni ma anche chiara nelle scelte sulla privacy e la gestione delle informazioni. Lo conferma Anna Rosa, farmacista 41enne: “Non ho abbandonato WhatsApp ma Telegram è diventato uno strumento in più—utile soprattutto quando serve comunicare in modo veloce e senza fronzoli”. Un segnale dei tempi: in un mondo sempre più connesso ma attento alla riservatezza digitale, la ricerca di strumenti meno invadenti continua ad avere grande peso anche nel prossimo futuro.
