Milano, 4 novembre 2026 – Comprare uno smartphone nuovo è diventato quasi un obbligo per tanti italiani negli ultimi mesi, soprattutto per chi, come Marco Bianchi, 37 anni, impiegato a Cinisello Balsamo, si è trovato con un cellulare ormai incapace di svolgere anche le funzioni più semplici. “Non ricevevo più aggiornamenti, le app si aprivano a fatica o non partivano proprio, e spesso il telefono si bloccava senza motivo”, racconta Marco, mostrando con fatica la schermata del suo vecchio dispositivo acceso solo per l’occasione. Una situazione che si ripete in molte case: lo confermano i dati dell’Osservatorio Digitale del Politecnico di Milano, che negli ultimi sei mesi ha registrato un aumento del 12% nelle vendite di smartphone di fascia media, proprio perché i modelli precedenti diventano presto obsoleti.
Sicurezza digitale: un problema che cresce con i dispositivi vecchi
La questione centrale – spiegano gli esperti – resta la sicurezza digitale. “Quando uno smartphone smette di ricevere aggiornamenti dal produttore”, spiega Laura Greco, docente di cybersecurity all’Università degli Studi di Milano, “diventa facile bersaglio di attacchi esterni che possono mettere a rischio i dati personali o peggio ancora trasformare il telefono in una porta d’ingresso per hacker”. Il problema non riguarda solo la privacy personale: “Un device non aggiornato può mettere in pericolo anche la rete domestica o aziendale. Per questo consigliamo di cambiare telefono o aggiornare il software ogni due-tre anni”. Il tema degli aggiornamenti non è solo una questione tecnica legata a nuove app o funzionalità: è soprattutto una questione di protezione personale e collettiva.
Quando il telefono blocca la vita quotidiana
A spingere molti a sostituire il cellulare – non solo Marco – è stata soprattutto l’impossibilità pratica di fare cose quotidiane. “Non riuscivo più a pagare in negozio con il telefono”, racconta Giulia Ferrari, trentenne che lavora in una libreria nei pressi dei Navigli. “Le banche hanno smesso di aggiornare le app per chi ha Android 10 o versioni precedenti”. Situazioni simili si vedono anche alle fermate dei mezzi pubblici: da settembre infatti l’app ufficiale ATM richiede almeno la versione 13 del sistema operativo. Secondo uno studio recente condotto da Assoutenti, quasi il 18% delle persone intervistate ha dovuto cambiare smartphone solo per continuare a usare servizi digitali fondamentali. E non finisce qui: diversi negozi contattati da alanews.it raccontano di clienti costretti a chiedere aiuto per pagare o accedere ai servizi digitali più comuni.
Il conto da pagare tra soldi e ambiente
Cambiare telefono però non è una spesa da poco. I modelli base dei marchi più noti costano tra i 250 e i 400 euro, una cifra che pesa sulle tasche delle famiglie soprattutto in tempi di rincari diffusi. E poi c’è l’altro lato della medaglia: quello ambientale. Legambiente e altre associazioni sottolineano come i rifiuti elettronici stiano aumentando. “Ogni smartphone sostituito troppo presto fa crescere una montagna di scarti difficili da smaltire”, avverte Francesca Romano, portavoce dell’associazione ambientalista. Non tutti però scelgono il nuovo: sempre più persone puntano sui prodotti ricondizionati o usano programmi di ritiro e riciclo messi in piedi dalle grandi catene.
Produttori e utenti: un rapporto complicato
Dal lato delle aziende però sembra esserci un limite chiaro: Apple e Samsung garantiscono gli aggiornamenti per massimo cinque anni sui modelli top di gamma, come indicato sui loro siti ufficiali. Ma spesso gli utenti si trovano tagliati fuori da servizi essenziali o app come quelle bancarie e sanitarie già molto prima della scadenza ufficiale. “Non si può chiedere alla gente di spendere ogni due-tre anni”, sbotta Claudio P., pensionato milanese incontrato in un centro commerciale. Un malcontento diffuso che i bonus rottamazione o le offerte degli operatori riescono a mitigare solo in parte.
Tra innovazione forzata e utenti lasciati indietro
Per ora chi vuole continuare a usare con tranquillità pagamenti digitali, app mediche o semplicemente tenersi in contatto con famiglia e colleghi deve fare i conti con l’obsolescenza programmata e i ritmi serrati imposti dalle grandi aziende tech. A rimetterci sono spesso gli utenti più deboli, meno esperti o con meno risorse economiche per cambiare ancora una volta dispositivo. In attesa che qualche legge europea imponga garanzie minime sugli aggiornamenti resta il suggerimento degli esperti: “Meglio non aspettare che il telefono diventi inutilizzabile”, ripete Laura Greco. Ma tra affetti e risparmi da difendere, molti ancora tentennano prima di lasciare andare il vecchio compagno digitale.