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Home DeFi

Bitcoin crolla dopo raid Usa in Iran: petrolio in rialzo e tensioni sullo stretto di Hormuz

Cristina Manetti by Cristina Manetti
3 Novembre 2026
in DeFi

Teheran, 3 novembre 2026 – I raid aerei statunitensi sull’isola di Qeshm, nel territorio iraniano, sono caduti ieri sera intorno alle 21.30 ora locale, proprio nel cuore del Golfo Persico. Un gesto che, secondo le prime risposte arrivate da Teheran e le reazioni delle diplomazie internazionali, rischia di riaccendere vecchie tensioni in una regione dove molti speravano in un periodo di calma e aperture diplomatiche, soprattutto con i negoziati internazionali all’orizzonte.

Il Golfo sotto pressione: Hormuz torna al centro del risiko internazionale

Le autorità militari iraniane riferiscono che le esplosioni hanno colpito un deposito militare a Qeshm, una piccola isola che si affaccia sullo Stretto di Hormuz – un passaggio vitale per quasi un terzo del petrolio mondiale. “Non ci sono vittime civili”, hanno tranquillizzato nella notte i portavoce di Teheran. Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno parlato in un comunicato rapido di “azione mirata contro strutture usate da milizie filo-iraniane per attacchi contro navi commerciali occidentali”.

Le prime testimonianze sull’isola raccontano di diverse esplosioni vicino al porto industriale, con colonne di fumo visibili fino al villaggio di Laft. “Eravamo a cena quando abbiamo sentito il boato”, racconta Mohsen Khalili, commerciante locale. Poi è calato il silenzio, interrotto solo dalle sirene.

Mercati e criptovalute: la quiete dura poche ore

La notizia dei raid si è diffusa velocemente sui mercati finanziari internazionali, spingendo il prezzo del petrolio Brent sopra i 96 dollari al barile nelle prime ore di oggi, un balzo netto rispetto ai 93 dollari registrati ieri. È chiaro che i mercati non hanno preso bene questa escalation militare. Solo venerdì scorso il Tesoro americano aveva lasciato intendere una possibile apertura ai negoziati con l’Iran, sotto la lente anche per il suo programma nucleare.

Nel mondo digitale, le criptovalute hanno risentito della tensione: Bitcoin ha perso quasi il 4% nella notte, scendendo sotto i 34 mila dollari dopo una settimana vivace e piena di ottimismo. “Il mercato puntava su una svolta diplomatica, ma ora tutto è in gioco”, commenta Sophie Wang, analista di CryptoInvest Global.

Diplomazia in affanno: reazioni e timori dalle capitali

Nel giro di poche ore sono arrivate le reazioni dei protagonisti sulla scena internazionale. Il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, ha bollato l’attacco come “un atto d’aggressione” e ha chiesto una convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La Casa Bianca ha ribadito il “diritto all’autodifesa contro chi minaccia la libera navigazione nello Stretto”, evitando però di parlare apertamente di possibili escalation.

L’Unione Europea è stata più cauta. In una nota diffusa nella notte Bruxelles ha invitato “tutte le parti a mantenere la calma e riaprire i canali del dialogo”. Una posizione che riflette l’incertezza che si respira a Vienna, dove tra due settimane sono previsti – almeno sulla carta – i colloqui multilaterali sul nucleare iraniano.

Hormuz sorvegliato speciale: rischio chiusura e conseguenze globali

Il nodo cruciale resta sempre quello: una crisi nello Stretto di Hormuz – largo appena 39 chilometri nel punto più stretto – potrebbe bloccare il passaggio quotidiano di oltre 18 milioni di barili di petrolio. Dati del Dipartimento dell’Energia Usa sottolineano come ogni interruzione abbia effetti immediati sui prezzi e sulle forniture in Asia ed Europa.

Oggi si sono intensificati i pattugliamenti navali britannici e francesi nella zona. A Bandar Abbas, base principale della Marina iraniana nel Golfo, sono stati avvistati mezzi corazzati e personale pronto all’antiaereo. Un segnale evidente: la tensione è ancora alta.

Prossime mosse: attesa e incertezza tra analisti e operatori

Mentre la diplomazia cerca di ricucire lo strappo – anche se non è facile immaginare aperture concrete prima dei colloqui di Vienna – i mercati restano vigili. Gli operatori energetici temono conseguenze durature sugli scambi. “La situazione cambia continuamente”, confida un broker londinese, “e non ci sono certezze”. Per ora la parola d’ordine resta semplice: prudenza.

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