Milano, 7 settembre 2026 – Mike Belshe, amministratore delegato di BitGo, società californiana, ha lanciato una sfida pubblica venerdì sera: tramite i canali ufficiali della sua azienda, ha annunciato di aver depositato 100 Bitcoin – più di 6 milioni di euro al cambio attuale – in un portafoglio crittografico protetto da tecnologia multi-firma. L’invito è chiaro: chiunque riesca a superare le difese usando sistemi di intelligenza artificiale agentica può provarci.
BitGo mette alla prova i wallet istituzionali
Poco dopo le 20, su X (ex Twitter), è arrivata la provocazione. Il tema è caldo: la sicurezza delle piattaforme di custodia per criptovalute e la presunta capacità delle AI agentiche – software autonomi con funzioni decisionali – di violare anche i sistemi multi-firma adottati da grandi investitori e istituzioni. “Vogliamo testare davanti a tutti la solidità dei nostri protocolli”, ha spiegato Belshe dal quartier generale BitGo a Palo Alto. “Nessuna AI agente potrà battere i livelli di sicurezza che usano oggi le maggiori realtà finanziarie del settore”.
La posta in gioco: 100 Bitcoin protetti da multi-firma
Il portafoglio scelto utilizza la tecnologia della multi-signature, che richiede l’ok simultaneo di più parti per autorizzare un trasferimento. Secondo BitGo, è lo standard usato da banche digitali e fondi d’investimento su larga scala: nessuno, né umano né algoritmo, può prelevare fondi senza il consenso multiplo. Per accedere ai 100 Bitcoin servono almeno tre codici su cinque.
La compagnia ha reso pubblici i dati per monitorare in tempo reale eventuali tentativi di accesso non autorizzati: la transazione – hash code 0x1ad3…4b6 – risulta registrata sulla blockchain alle 14:42 PST. Da quel momento, sviluppatori e ricercatori hanno iniziato a commentare con curiosità e scetticismo.
È davvero un rischio o solo una mossa mediatica?
Subito dopo l’annuncio, sono emersi molti dubbi: “Un test così pubblico non rischia di attirare attenzioni pericolose verso strumenti potenzialmente dannosi?”, si chiede Martin Schmid, esperto di cybersecurity alla ETH Zurich. Altri invitano alla calma: secondo Yui Hoshino, ricercatrice giapponese, “le AI agentiche hanno fatto progressi nell’analisi automatica dei contratti digitali, ma scardinare una multi-firma standard richiede ben altro”. BitGo assicura che il rischio è calcolato e che la piattaforma è costantemente monitorata da team interni ed esterni.
Anche in Italia le reazioni sono divise. Al bar Marini vicino alla Stazione Centrale di Milano, un gruppo di crypto-trader seguiva la diretta streaming alle 9 del mattino. “Mi sembra un modo per far vedere quanto siano sicuri”, dice Diego Galli, investitore milanese. “Ma se qualcuno riuscisse davvero a violarla sarebbe un terremoto mondiale”.
Blockchain sicura? E il ruolo delle AI agentiche
Negli ultimi mesi il mondo crypto è sotto pressione per furti sempre più sofisticati. Solo ad aprile, secondo Chainalysis, sono stati rubati oltre 500 milioni di dollari attraverso vulnerabilità software e phishing mirato. Nonostante tutto, i sistemi multi-firma restano il punto di riferimento per la custodia istituzionale. “Le AI agentiche stanno imparando compiti sempre più complessi”, spiega Riccardo Murgia del Politecnico di Milano. “Ma aggirare una protezione basata su più livelli indipendenti richiede uno sforzo enorme”.
La sfida resta aperta
BitGo conferma che il test andrà avanti per settimane. Nel frattempo il portafoglio resta visibile in sola lettura a chiunque voglia provarci contro gli algoritmi più avanzati. “Se qualcuno dovesse riuscirci cambierebbe tutto il settore”, ammette Belshe. Per ora però, tra gli addetti ai lavori, sembra più un banco di prova – e forse una mossa pubblicitaria ben pensata – che una vera minaccia per i sistemi multi-firma.
A decidere sarà solo il tempo… e qualche riga di codice.