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Home DeFi

Bitcoin sotto i 63mila dollari: gli holder storici cedono in perdita?

Cristina Manetti by Cristina Manetti
19 Luglio 2026
in DeFi

Milano, 19 luglio 2026 – Il Bitcoin continua a perdere terreno nelle ultime ore, in un clima di diffidenza che domina i mercati globali. Gli ETF sul Bitcoin non riescono a smuovere l’interesse degli investitori e la criptovaluta, scambiata stamattina intorno ai 58.400 dollari su piattaforme come Coinbase e Binance, è ancora lontana dai massimi di marzo quando aveva superato i 72.000 dollari.

ETF sul Bitcoin: l’entusiasmo si affievolisce, investitori più prudenti

Gli ETF spot su Bitcoin, arrivati sul mercato lo scorso anno in Europa e Stati Uniti, non sembrano riuscire a invertire la rotta al ribasso. Dai dati raccolti da Farside Investors emerge che negli ultimi sette giorni gli afflussi netti sono rimasti negativi: “La domanda è debole e riflette un atteggiamento più cauto sia da parte dei fondi che dei piccoli investitori”, spiega Tommaso Romagnoli di Axioma durante una call con alanews.

Gli investitori istituzionali, che avevano sostenuto il rally iniziale, ora si muovono con più prudenza. “Siamo in una fase di consolidamento, il sentiment è appesantito dai fattori macroeconomici”, aggiunge Romagnoli. A frenare nuovi acquisti contribuiscono le preoccupazioni sull’inflazione negli Stati Uniti e la decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi elevati. I dati della SEC mostrano che ieri il Grayscale Bitcoin Trust ha registrato deflussi moderati, mentre gli ingressi su ETF come BlackRock iShares sono rimasti contenuti.

Long term holder vendono: numeri alla mano

Un segnale da tenere d’occhio arriva dai long term holder, quegli investitori che tengono Bitcoin per almeno 155 giorni. Nelle ultime settimane si è visto un aumento delle loro vendite. Per molti analisti questa è una fase normale di presa di profitto dopo un lungo periodo di crescita.

Secondo Glassnode, società specializzata in dati on-chain, tra il 10 e il 17 luglio sono stati mossi portafogli storici per circa 150.000 BTC, equivalenti a oltre 8 miliardi di dollari ai prezzi attuali. “Stiamo vedendo wallet dormienti tornare attivi”, dice Daniele Marchetti di Glassnode Europe, “è un segnale che una parte del mercato teme ulteriori cali e decide di ridurre le proprie posizioni”.

Non solo: parte delle vendite arriverebbe da mining pool cinesi che stanno liquidando riserve dopo la stretta regolatoria in Asia orientale. Queste operazioni hanno avuto riflesso sui principali exchange causando picchi di volatilità nel corso della giornata.

Scenari macro incerti tra tassi alti e tensioni geopolitiche

La pressione sul Bitcoin si inserisce in un contesto più ampio dove gli asset rischiosi arrancano a livello globale. I gestori americani intervistati ieri da Bloomberg sottolineano come la possibilità che la Federal Reserve mantenga i tassi alti fino a fine 2026 stia influenzando negativamente i mercati. Vendite diffuse si registrano anche nell’azionario tech e nei bond high yield.

“L’incertezza geopolitica — soprattutto per la situazione cinese e mediorientale — spinge molti a preferire liquidità o beni rifugio classici come oro e franco svizzero”, osserva Francesca Galeotti, macro strategist presso Euler Hermes Italia. Inoltre, operatori come IG Markets segnalano che i volumi di scambio su Bitcoin sono scesi sotto la media degli ultimi sei mesi.

Nei prossimi giorni occhi puntati su supporto e dati Usa

Ora tutti guardano a quel supporto tecnico intorno ai 58.000 dollari per capire se reggerà nelle prossime sedute. “C’è molta attesa per i dati macro americani della prossima settimana”, ricorda Romagnoli. “Se l’inflazione dovesse superare le previsioni o se la Fed confermasse politiche restrittive, il Bitcoin potrebbe subire nuovi colpi”.

Gli analisti restano cauti anche per le tensioni registrate fra i grandi exchange negli ultimi giorni. Secondo The Block Research alcune piattaforme hanno modificato le regole sui margini proprio per limitare rischi in momenti di alta volatilità.

Il quadro rimane fluido — anche se qualche voce più ottimista punta al prossimo halving come possibile punto di svolta sul lungo periodo. Per ora però l’umore è segnato da nervosismo e prese di profitto: lo confermano tanto i numeri sugli exchange quanto la poca voglia degli ETF ad attrarre nuova liquidità.

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