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Home Ultime notizie

WhatsApp Impostazioni Restrittive: Guida Completa alla Nuova Funzione di Sicurezza Meta

Giulio Righi by Giulio Righi
30 Gennaio 2026
in Ultime notizie

Roma, 30 gennaio 2026 – Meta ha cominciato a lanciare in questi giorni una nuova funzione di sicurezza avanzata su WhatsApp, pensata per chi vuole una protezione più solida rispetto alle impostazioni standard. La novità interessa sia gli utenti privati sia, soprattutto, professionisti e gruppi più esposti a rischi informatici. L’aggiornamento, annunciato dalla stessa società di Menlo Park lunedì mattina con una nota, arriva dopo mesi di test e diverse segnalazioni da parte degli utenti, preoccupati per l’aumento delle minacce digitali sempre più sofisticate.

Account Protect: cosa cambia davvero su WhatsApp

La nuova funzione, chiamata “Account Protect”, aggiunge passaggi extra per verificare l’identità e impedire accessi non autorizzati ai dati personali. Secondo Meta, è una risposta “alle necessità di chi subisce più spesso attacchi”, come giornalisti, avvocati e attivisti. La distribuzione è partita ieri in alcuni Paesi europei, Italia compresa, e si allargherà gradualmente nelle prossime settimane.

In pratica, ogni volta che si cerca di spostare l’account su un nuovo dispositivo, WhatsApp chiederà una conferma in più tramite un secondo dispositivo già autorizzato o via email sicura. L’obiettivo è bloccare i furti d’identità che negli ultimi mesi hanno colpito non solo utenti comuni ma anche personaggi pubblici e imprenditori. Secondo alanews.it, la funzione si potrà attivare nelle impostazioni sotto “Privacy e Sicurezza” ed è stata pensata per non rallentare l’uso quotidiano dell’app.

Perché Meta ha deciso di intervenire adesso

Dietro questa mossa c’è la crescente pressione da parte di governi e associazioni a migliorare le tutele digitali. Solo in Italia, riporta il report AGID del 15 gennaio, nel 2025 si sono contati circa 1.900 casi di furto d’identità via app, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Numeri che rispecchiano una tendenza globale: il rapporto Kaspersky dello scorso dicembre segnala come le app di messaggistica siano ormai tra i bersagli preferiti dei cybercriminali.

Il lancio arriva anche in un momento delicato sul fronte delle regole. La Commissione Europea sta valutando nuove norme per uniformare la sicurezza sulle app più diffuse – non solo WhatsApp ma anche Telegram e Signal. “Il rischio zero non esiste”, ha ammesso un funzionario del Garante Privacy in un’intervista telefonica stamane alle 11. “Ma ogni passo avanti conta.”

Gli utenti rispondono: tra entusiasmo e qualche dubbio

Le prime reazioni sono arrivate già nelle prime ore della giornata. Nel gruppo Telegram “Utenti WhatsApp Italia” qualcuno si è detto soddisfatto: “Finalmente prendono sul serio i furti d’account”, ha scritto Marta C., impiegata a Bologna. Ma non mancano i dubbi: c’è chi teme che queste nuove verifiche possano complicare l’accesso rapido in caso di emergenza o creare problemi a chi è meno pratico con la tecnologia.

Meta rassicura: il rollout sarà graduale e accompagnato da guide semplici dentro l’app e sul sito ufficiale. “Sappiamo che serve tempo per abituarsi”, ha spiegato Marika Schmidt, responsabile del team sicurezza Europa.

Sicurezza digitale: cosa ci aspetta domani

La situazione è in continua evoluzione. Nei primi ventinove giorni del 2026 la Polizia Postale ha ricevuto 57 segnalazioni legate a truffe via WhatsApp, soprattutto a Milano, Roma e Napoli. Con questa nuova funzione Meta punta a ridurre questi casi e a dare maggiore tranquillità agli utenti.

E non è tutto: fonti vicine all’azienda parlano già di altre novità in arrivo nei prossimi mesi. Tra queste ci sono notifiche di accesso più dettagliate e un controllo più stretto delle sessioni aperte.

In un momento in cui proteggere i dati personali è diventato fondamentale, questa funzione rappresenta – secondo esperti e osservatori – un passo importante per alzare il livello delle garanzie offerte dagli strumenti digitali che usiamo ogni giorno. E forse sarà un esempio anche per altre piattaforme simili chiamate a fare altrettanto.

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