VPN senza app: guida facile per proteggere la privacy su dispositivi non supportati

Giulio Righi

27 Febbraio 2026

Milano, 27 febbraio 2026 – In Italia cresce l’attenzione sulla sicurezza online. Oggi milioni di persone, sia privati che aziende, si trovano a usare ogni giorno reti Wi-Fi pubbliche e sentono forte la necessità di proteggere la propria privacy digitale. Il quadro è cambiato in fretta: smartphone, tablet e portatili sono ovunque e le connessioni avvengono spesso senza che ce ne accorgiamo. Bar, aeroporti, università e stazioni sono diventati luoghi di accesso comuni, ma anche potenziali punti deboli.

Reti pubbliche: i pericoli aumentano

Negli ultimi dodici mesi, dicono i dati della Polizia Postale, gli attacchi informatici via hotspot pubblici sono cresciuti del 18% rispetto all’anno prima. Sono dati ufficiali, raccolti tra Milano, Roma e Palermo. Gli esperti avvertono: sono proprio i locali affollati a nascondere le minacce più insidiose. “Spesso gli utenti si collegano senza accorgersi a reti false, create ad hoc per rubare informazioni sensibili,” spiega il commissario Andrea Bianchi, responsabile cybercrime alla Questura di Milano.

Qui la protezione della privacy non è teoria ma realtà concreta. Solo a gennaio sono stati intercettati quasi 200 tentativi di phishing tramite connessioni pubbliche, soprattutto nelle grandi città del Nord. “Gli hacker sfruttano la distrazione delle persone – aggiunge Bianchi – bastano pochi secondi per rubare dati personali o accessi bancari”.

Le difese più usate: VPN e doppia autenticazione

Gli strumenti per difendersi non mancano. La prima arma è la VPN (Virtual Private Network), sempre più usata da chi vuole navigare in modo sicuro. “La VPN crea un tunnel cifrato tra il dispositivo e internet, nasconde l’indirizzo IP reale e rende più difficile intercettare dati sensibili,” spiega Marta Rossi, docente di informatica all’Università di Torino. Un’indagine di Altroconsumo segnala che nell’ultimo semestre il 29% degli italiani tra i 18 e i 50 anni ha usato almeno una volta una VPN.

Accanto alla VPN c’è l’autenticazione a due fattori: una procedura che richiede una doppia conferma (di solito password più codice via SMS o app). Google e altri grandi provider hanno reso questa pratica obbligatoria dal 2025 per i nuovi utenti.

Cambia le tue abitudini: attenzione a password e link

Non bastano solo i dispositivi o le app. Anche le abitudini contano molto: scegliere password robuste (niente nomi o date facili), non salvare credenziali su computer condivisi, aggiornare spesso programmi e sistemi operativi. “Serve un approccio semplice ma efficace: se si usa una rete pubblica meglio evitare operazioni delicate come bonifici o acquisti online,” consiglia Lucia Caputo dell’Associazione Consumatori. La regola d’oro? Diffidare sempre delle email sospette, evitare download da siti poco sicuri e spegnere il Wi-Fi quando non serve.

Secondo il rapporto Clusit 2025 – presentato al Security Summit di Milano – almeno il 40% degli italiani non conosce bene i rischi legati alle reti aperte. Tra loro soprattutto giovani adulti e studenti universitari che usano lo smartphone come principale porta d’ingresso alla rete.

Privacy digitale: un tema ormai centrale

Oggi la tutela dei propri dati non riguarda solo chi lavora nel settore. La campagna lanciata dal Garante per la protezione dei dati personali a gennaio nelle principali città italiane ha riportato al centro dell’attenzione la sicurezza informatica. “Navigare sicuri significa difendere la propria identità digitale,” si legge nei materiali diffusi dall’Autorità.

Da qui nasce una sfida doppia: da una parte servono strumenti affidabili per proteggersi dagli attacchi; dall’altra bisogna educare fin da piccoli all’uso consapevole della rete. Solo così, spiegano gli esperti convocati al tavolo del Ministero dell’Istruzione lo scorso 15 febbraio, si potrà far crescere in Italia una cultura della sicurezza digitale.

In fondo è una questione semplice e quotidiana: ogni volta che ci colleghiamo a una rete Wi-Fi pubblica facciamo una scelta che riguarda tutti noi. La tecnologia può aiutare a difenderci meglio ma serve soprattutto quella dose minima – spesso decisiva – di attenzione personale.

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